Queen’s incorona Matteo Berrettini

Matteo Berrettini ormai lo conosciamo bene. Tennista classe 1996, romano, guida della nuova generazione di atleti che hanno l’onore e l’onere di rilanciare il tennis italiano a suon di dritti e rovesci. Subito un dato impressionante: di dieci finali giocate, Matteo ne ha vinte sette. Quattro di queste sul verde. Nella giornata di ieri ha portato a casa uno dei trofei più importanti per la sua carriera, soprattutto dopo l’infortunio alla mano che ha reso necessario il forfait a Miami. Berrettini ha trionfato al Queen’s Club di Londra, battendo in finale Filip Krajinovic con il punteggio di 7-5, 6-4.

È la seconda volta di fila che l’atleta azzurro trionfa in questo prestigioso torneo d’Oltremanica, Ed è il secondo torneo di seguito che vince dopo l’operazione al dito della mano destra. Adesso nel corridoio del circolo, insieme al nome di campioni del calibro di John McEnroe, Jimmy Connors, Boris Becker, Ivan Lendl, Lleyton Hewitt, Andy Roddick e Andy Murray, c’è quello di Matteo. Bis.

“Avevo dimenticato quanto pesasse questa coppa – ha detto il tennista dopo la finale vinta”. Già, vincere due tornei e difendere il titolo dell’anno scorso qui è “l’ultima cosa che mi sarei aspettato dopo l’infortunio”.

Adesso testa a Wimbledon. Berrettini al momento è undicesimo nel ranking mondiale, superato da Hubert Hurkacz, trionfatore ad Halle contro il numero uno del mondo Daniil Medvedev. Rimane, così, una delle otto teste di serie del torneo, posizionamento che dovrebbe garantirgli vita relativamente facile per i primi turni, con la solita stretta finale.

“Non avrei potuto chiedere una preparazione migliore per Wimbledon”, confessa il tennista della Capitale, che probabilmente non si aspettava un rientro così sprint dall’infortunio. Per adesso Matteo si gode l’ennesima vittoria: “Troppe emozioni adesso, l’ultima cosa che mi sarei aspettato era tornare a vincere al Queen’s. Non voglio piangere, ma gran parte di questo lavoro è merito del mio team”.