Protocollo 4, urgente gli Stati generali del debito

venerdì 6 novembre 2026


Più tasse, meno tasse e quando non si riesce a pagare le tasse? Quali strumenti consentono di affrontare una situazione debitoria senza perdere lavoro, aziende e salute? Quali differenze esistono tra chi riesce a trovare un accordo con l’Amministrazione finanziaria e chi, invece, non è nelle condizioni di farlo? La risposta è Protocollo 4, un progetto che poggia su un principio inviolabile di civiltà giuridica: il divieto di privazione della libertà personale per il solo fatto di non essere in grado di assolvere un’obbligazione contrattuale, come sancito dall’articolo 1 del Protocollo numero 4 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In pratica, il divieto di imprigionamento per debito. E una riforma che tuteli i diritti del contribuente. L’iniziativa è stata presentata presso la Sala Stampa della Camera dei deputati dall’avvocato Angelo Lucarella, ideatore e promotore, con l’obbiettivo di mettere a confronto istituzioni, professionisti, associazioni e testimonianze dirette, per un percorso di approfondimento e confronto nazionale che possa condurre alla realizzazione degli Stati generali del debito. A sostenere l’impegno l’onorevole Giovanni Maiorano, deputato pugliese di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Affari costituzionali della Camera, che ha definito il progetto utile e necessario per una riforma che non demonizzi né le tasse né i contribuenti e punti a forme sostenibili e corrette di contribuzione senza ledere i diritti dei cittadini. “Occorre garantire il rispetto degli obblighi economici – ha incalzato Lucarella – ma senza dimenticare la dignità delle persone. Il debito deve essere affrontato e le responsabilità devono essere riconosciute, ma l’impossibilità di pagare non può tradursi nella rinuncia a ricostruire la propria vita”. L’iniziativa, che si avvale del patrocinio morale del Movimento Difesa del Cittadino, della Fondazione Campus Montecitorio – Scuola nazionale di educazione civica, dell’Unione degli avvocati europei e di Rome Diplomacy, ha visto esperti a confronto.

Rosanna Marzocca, presidente dell’Unione avvocati europei, ha fatto un excursus dell’iter giuridico europeo: “La nostra associazione prossima a compiere quarant’anni ha seguito le tappe di un principio imprescindibile delle democrazie liberali, ossia che nessuna sanzione debitoria possa tradursi in forme coercitive esercitate dallo Stato. È un diritto sostanziale della dignità umana, fatte salve le eccezioni più che accertate di frodi e reati. Il divieto di imprigionamento è uno dei cardini dei diritti dell’uomo e il compito è stimolare ogni forma di recupero attivo dei soggetti lavoratori e contribuenti”. Un impegno che comporta conoscenze, formazione ed educazione ha sottolineato Giordano Fatali, presidente della Fondazione Campus Montecitorio: “Noi lavoriamo proprio nella direzione di una formazione che parta dalle scuole. Per questo abbiamo costituito team di professionisti per agende di problemi per cui individuare metodi concreti. Come recitava Pietro Gobetti la libertà non è solo un ideale, richiede un metodo. Ci siamo messi al servizio di Protocollo 4 per offrire vie d’uscita a chi deve affrontare condizioni debitorie”. Quali sono i punti critici? “La disparità di trattamento tra contribuenti che conciliano e contribuenti che non possono e non conciliano”, commenta l’avvocato Antonietta Lazzaruolo, esperta sul campo di diritto fallimentare. “Siamo alle solite: il debitore con esposizioni ingenti concilia e trova vie d’uscita, invece spesso piccoli imprenditori scivolano nell’antro del debito e finiscono sovrastati da procedimenti liquidatori”.

I casi sono numericamente alti spiega l’avvocato Lucarella: “Due contribuenti accusati della stessa condotta illecita ai fini dell’articolo 10 ter del Decreto legislativo 74/2000 si trovano, parallelamente, ad avere due processi tributari (dato che le due vie giudiziarie – penale e tributario – proseguono autonome), ma uno dei due concilia con l’Amministrazione finanziaria e l’altro no. Queste disparità vanno sanate”. Per andare sul concreto Maurizio Criveller, imprenditore veneto di una ditta artigianale specializzata in stampe, ha portato la sua testimonianza: “Mai un illecito, mai un ritardo di pagamento in trent’anni di corretto esercizio, poi dopo il Covid anche clienti storici hanno avuto difficoltà a pagarmi. E non sono stato il solo, alcuni colleghi hanno avuto mancati pagamenti da banche e istituzioni. Noi danneggiati siamo finiti parte lesa. Questo forse è stato il lato peggiore, poiché il fallimento di una impresa è come essere appestati. Si precipita in un vortice di speculatori, tra banche ostinate e sorde, insomma un danno che mina la salute e la vita. Oltre ad attività sane che vanno in fumo. Il primo a rimetterci è lo stesso Stato”. Per questo Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino, è sul piede di guerra nello schierare task force di esperti del debito: “Siamo immersi in una cultura debitoria. Nell’enfasi del tutto rateizzato spesso i soggetti si trovano sommersi di rate e basta un piccolo tentennamento che si sprofonda in esposizioni come spirali. Non solo le automobili si possono acquistare solo a rate, oppure si spende di più, adesso anche i supermercati fanno le rate per la spesa alimentare. I committenti sono digiuni di educazione finanziaria, siamo agli ultimi posti, e si finisce in trappole anche psicologiche”. Insomma, è urgente e necessario tutelare i cittadini e non cedere agli sfruttatori del debito.


di Donatella Papi