Matone lascia la Lega e passa a Forza Italia: “Dissento su Kiev e sovranismo”

martedì 27 ottobre 2026


Simonetta Matone dice addio a Matteo Salvini. Lo afferma la deputata, in un’intervista al Corriere della Sera, parlando della scelta di passare dalla Lega e Forza Italia. “In questa fase della mia vita, nella quale mi sto occupando di politica, ho capito che la parola sovranismo viene usata principalmente come slogan elettorale. E poiché non voglio contribuire a diffondere false illusioni, ho cercato nuove opportunità per contribuire alla rinascita di una democrazia liberale”. C’è chi sostiene nel Carroccio che Matone se ne sia andata anche perché soffriva il dualismo con Giulia Bongiorno sui temi legati alla giustizia. La replica è netta. “Falso. Cattiveria gratuita: con la senatrice Bongiorno, nelle rare volte che ci siamo confrontate, non ho mai avuto motivi di contrasto. Io mi sento di far parte a pieno titolo – prosegue Matone – vista la mia storia personale e politica, di questo centrodestra dove l’osmosi è più facile, ma poi bisogna passare dalle parole ai fatti come avvenuto con Forza Italia. Ho firmato per la candidatura di Salvini. Poi seguendo, come mi è stato possibile da remoto, il dibattito congressuale ho avuto conferma delle mie perplessità. Il problema non è parlare con Salvini, ma essere almeno coinvolta nelle scelte sui temi di mia competenza”. Sempre Salvini durante l’ultimo congresso ha detto che al prossimo Consiglio dei ministri farà mettere a verbale che la Lega non vuole più inviare armi e il sostegno economico all’Ucraina. “Anche su questo argomento – conclude Matone – e non certo da oggi, non sono d’accordo. Seguo la politica del Governo, e basta. La politica estera la decidono il ministro degli Esteri e la presidente del Consiglio”.

Deborah Bergamini, vicesegretaria forzista, accoglie Simonetta Matone. “La sua vocazione garantista e la sua esperienza – sottolinea – rappresentano un importante valore aggiunto per il nostro movimento e una risorsa preziosa per rafforzare il nostro impegno per una giustizia giusta, per la tutela dei diritti e delle garanzie dei cittadini. Forza Italia è la casa naturale di chi crede nella libertà, nello Stato di diritto e in una giustizia pienamente rispettosa delle garanzie individuali. L’ingresso di Simonetta Matone arricchisce la nostra comunità politica e conferma la capacità del nostro movimento di attrarre personalità di grande esperienza e competenza”. Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia, tesse le lodi di Simonetta Matone. La sua esperienza, la sua competenza e le sue capacità da tutti riconosciute sono “un valore aggiunto importante e arricchiranno il nostro lavoro in Parlamento. Il suo contributo sarà particolarmente prezioso sui temi della giustizia, del rispetto dei principi costituzionali e della tutela dei diritti, in merito ai quali condividiamo una visione profondamente garantista. Sono certo che Simonetta saprà offrire un apporto significativo all’attività del nostro gruppo e alle battaglie che Forza Italia porta avanti da sempre”.

Intanto, all’interno della Lega, Salvini s’interroga sul possibile ruolo da affidare all’ex governatore Luca Zaia. Il cantiere è aperto. All’ex Doge del Veneto ancora non è arrivata alcuna proposta ufficiale. Zaia potrebbe accettare un ruolo ma con deleghe chiare e importanti, che sia quindi il coordinatore della segreteria o il vicesegretario unico. Insomma, un incarico più “alto” di grado rispetto agli altri. C’è chi, come Claudio Durigon, insiste nel coinvolgerlo, anche considerando il serbatoio di voti che porta in dote l’ex governatore. E chi, specie tra alcuni dei dirigenti salviniani, esprime criticità su una sua valorizzazione. E anche su questa partita si ripropone il duello tutto veneto con l’attuale governatore Alberto Stefani, non entusiasta a concedere eccessivi poteri a Zaia. Nella segreteria, poi, ci sarà con tutta probabilità Durigon e si fanno i nomi di alcuni esponenti vicini a Salvini, come il tesoriere Alberto Di Rubba, Luca Toccalini, Andrea Crippa, Andrea Paganella e Silvia Sardone. Ci sarà “il coinvolgimento dei sindaci” come ha ribadito anche oggi il partito, con Salvini – che andrà “in tour nelle province italiane” per raccogliere istanze – al lavoro anche per rilanciare il “movimento nelle realtà territoriali che presentano maggiori difficoltà” o divisioni. Infine, c’è il capitolo che riguarda il futuro del dissidente Massimiliano Romeo, attuale capogruppo al Senato che potrebbe essere sostituito. Alcune fonti sostengono che potrebbe anche essere commissariata la Lega Lombarda, di cui Romeo è segretario, col rischio però di trasformare il senatore brianzolo in un “martire”. Se veramente non sarà più capogruppo a Palazzo Madama, uno dei nomi più accreditati per il suo posto è quello di Marco Dreosto, segretario in Friuli Venezia Giulia, che anche al congresso ha attaccato duramente Romeo.


di Manlio Fusani