mercoledì 21 ottobre 2026
Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo giro di vite sulle manifestazioni di piazza. Il Decreto legge, fortemente voluto dall’Esecutivo all’indomani dei gravi episodi di violenza e dei saccheggi registrati a Milano, Torino e Bologna, ha introdotto un inasprimento delle pene per chi si rende protagonista di disordini collettivi. “Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no”, ha scritto Giorgia Meloni sui social, introducendo il decreto.
Spiccano, tra le nuove misure, il nuovo reato di “partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche” e l’invio di 500 militari a Milano. Che però, dopo il veto del Colle, non potranno avere le stesse funzioni delle forze dell’ordine. Dal testo finale, raccolto anche il parere negativo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dei sindacati di polizia, sono state stralciate le norme che introducevano specifici poteri di polizia giudiziaria per i soldati. “La sola presenza di un soldato ha una funzione di deterrenza enorme”, ha detto Matilde Siracusano a L’aria che tira. L’Italia, prima delle novità introdotte ieri dal Cdm, era già il Paese europeo con più militari per le strade – circa 6.000 unità – per via dell’operazione “strade sicure”, voluta da Silvio Berlusconi nel 2008. Nata per sopperire alle carenze di personale di polizia, la missione doveva durare solo sei mesi, diventando permanente solo in un secondo momento.
Con questo decreto, l’Esecutivo ha voluto disincentivare ogni tipo di disordine urbano e aggressioni di gruppo. Le nuove norme hanno inasprito la riposta dello Stato, introducendo appunto un nuovo reato che permette alle forze dell’ordine di procedere all’identificazione e all’arresto dei responsabili di violenze e danneggiamenti anche in un momento successivo agli scontri, avvalendosi di documentazione video, fotografica o di sistemi di videosorveglianza. Il tutto condito da nuovi, pesanti aggravanti per i reati di devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità commessi durante manifestazioni e proteste. Ciò si traduce in pene detentive più elevate e un giro di vite contro i comportamenti violenti organizzati nelle piazze.
La questione più discussa è quella dell’estensione del fermo preventivo anche ai minorenni. La premier ha spiegato che la “norma parlamentare sulla presunzione di capacità di intendere e di volere per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni – che inverte l’onere della prova finora a carico dello Stato – diventa operativa immediatamente grazie al decreto”. Anche i minorenni responsabili di violenze e danneggiamenti, infine, potranno essere oggetto di fermo preventivo. Una misura in cantiere da tempo, che per via del nuovo decreto sicurezza è diventata operativa immediatamente.
di Zaccaria Trevi