Autonomia differenziata: l’accelerazione avvicina il voto

giovedì 15 ottobre 2026


L’Esecutivo ha detto sì ai disegni di legge per attribuire l’Autonomia differenziata in alcune materie a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Il risultato potrebbe essere la “carta” giocata da Matteo Salvini al prossimo Congresso federale straordinario della Lega del 24 e 25 ottobre. La mossa è stata letta da numerosi deputati come un’accelerazione alle elezioni in Primavera. Per il segretario del Carroccio si tratta di “una soddisfazione enorme, da ministro, da italiano e da leghista”. L’esame in Parlamento è l’ultimo atto per attribuire alle loro Regioni “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” su tutela della salute, coordinamento della finanza pubblica, protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa. Senato e Camera dovranno approvare i disegni di legge a maggioranza assoluta: sono 8, potrebbero essere divisi tra i due rami, e considerando che a breve inizierà la sessione di bilancio, nel centrodestra si cercherà di chiudere l’iter per i primi mesi del 2027. “Ci abbiamo lavorato tanto, con convinzione e senza sosta, e ora il risultato è più vicino che mai”, ha sottolineato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli. “Era nel programma”, notano da Fratelli d’Italia. “Rispettiamo la parola data”, ha commentato il ministro meloniano Gianmarco Mazzi.

Con il braccio di ferro sul candidato sindaco a Milano, intanto Salvini arriverà con un obiettivo centrato al congresso. Occasione in cui potrebbe arrivare una mozione sul Nord scritta con l’apporto delle varie “Leghe regionali” e portata avanti dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Niente a che vedere, però, con le rivendicazioni dei lombardi, da Attilio Fontana a Massimiliano Romeo, che invocavano una struttura diversa del movimento per una Lega “confederata” al Nord, al Centro e al Sud. “Così Salvini mette il cappello anche sul Nord” commentano i dissidenti, parlando di un documento che sarà allineato “come quello che fece Alberto Stefani all’ultimo congresso”. Tra i nordisti la sensazione è che il fronte “dei governatori” si sia sfaldato, con il solo Maurizio Fugatti a tenere il punto con Fontana e Romeo. Da chiarire anche quale ruolo giocherà Luca Zaia, per molti “in riavvicinamento” verso Salvini. Il regolamento non gioca a loro favore: per proporre modifiche allo Statuto servono non meno di 80 firme da almeno 4 Regioni, con voto palese e per alzata di mano. Con tutta probabilità non arriverà prima del congresso, ma l’associazione del Nord promessa da Fontana ci sarà. Lo conferma lo stesso governatore, notando che “nessuno di noi ha chiesto il congresso”. Soprattutto con queste modalità e con il voto degli stessi delegati che hanno già confermato Salvini nell’ultima assise. Meglio sarebbe stato coinvolgere i militanti. Ma sembra una strada ormai impraticabile.


di Manlio Fusani