venerdì 25 settembre 2026
Il “Comitato di base per l’attuazione del diritto dell’Unione europea per i giudici tributari” ha comunicato che, dopo la lettera di costituzione in mora del 4 giugno 2026 con la quale la Commissione europea ha avviato nei confronti dell’Italia la procedura di infrazione INFR(2026)4004, nonostante i solleciti, resta ancora sconosciuta non solo la risposta ma anche la posizione ufficiale del Governo italiano; tanto che sono state presentate specifiche interrogazioni, sia in Parlamento europeo che in Senato, per conoscere l’evoluzione della vicenda.
In particolare, il 7 settembre l’onorevole Patriciello (PfE) ha chiesto: “Può la Commissione far sapere quali interlocuzioni sono eventualmente intervenute, a livello politico, istituzionale e amministrativo, nell’ambito della procedura di infrazione INFR(2026)4004 e quali argomenti o considerazioni sono stati rappresentati alla Commissione nel corso di tali interlocuzioni? In particolare, lo Stato italiano ha invocato, a sostegno della propria posizione, esigenze di opportunità politica, di finanza pubblica o di contenimento della spesa e, in caso affermativo, tali considerazioni possono assumere rilievo nella valutazione della compatibilità della normativa nazionale con il diritto dell’Unione e in quale misura, avuto riguardo ai diritti economici, previdenziali e sociali dei giudici tributari interessati?”. (Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-003519/2026).
In Senato, invece sono state le senatrici Pirro e Lopreiato (M5S), nella seduta del 22 settembre, a presentare interrogazione (n. 3-02796), nella quale, dopo aver rilevato che in riferimento alla giustizia tributaria la natura onoraria dell’incarico non può essere utilizzata per giustificare, in via generale, l’assenza di adeguate tutele economiche, previdenziali, assistenziali e lavoristiche per chi esercita funzioni giurisdizionali, ha chiesto di sapere “quali valutazioni esprima il Governo sull’opportunità che il Parlamento prosegua, anche alla luce dei rilievi formulati dalla Commissione europea nell’ambito della procedura di infrazione INFR (2026)4004, il percorso di rafforzamento delle tutele riconosciute ai giudici tributari onorari; se condivida l’esigenza che tale intervento sia definito attraverso un’iniziativa legislativa parlamentare, volta a rafforzare il trattamento economico e le tutele previdenziali, assistenziali e lavoristiche dei giudici tributari onorari, in coerenza con la natura e la continuità delle funzioni giurisdizionali esercitate; se ritenga che le proposte emendative già presentate da parlamentari del Movimento 5 Stelle nel corso dell’esame della riforma della magistratura onoraria, che avevano evidenziato specifiche criticità sul piano economico, previdenziale e assistenziale, possano rappresentare una base per l’ulteriore iniziativa parlamentare sulla condizione dei giudici tributari onorari; quali siano, più in generale, le valutazioni del Governo sull’esigenza che il processo di professionalizzazione della giustizia tributaria sia accompagnato, sul piano legislativo, da un rafforzamento delle garanzie riconosciute ai giudici tributari onorari, rimettendo alle Camere la definizione delle conseguenti soluzioni normative, anche al fine di assicurare una disciplina coerente con i rilievi formulati dalla Commissione europea e con i principi di parità di trattamento e di effettività della tutela giurisdizionale”.
Né risulta che il Governo abbia risposto al Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, che ha affrontato la questione della procedura d’infrazione con lettera della Presidente del 21 luglio, inviata al Capo dell’Ufficio Legislativo del MEF Maiello, avanzando la seguente proposta di soluzione: “Si ritiene che tali differenziazioni possano essere superate mediante applicazione – unitamente alle tutele genitoriali e, su espressa richiesta dei giudici interessati, contributive previste per i magistrati tributari – ai giudici tributari della disciplina prevista dalla Tabella D del d.lgs. n. 175 del 2024 e, in particolare, mediante l’attribuzione ai giudici tributari di un fisso pari alla remunerazione di ingresso prevista per i magistrati tributari rivalutata all’attualità”.
Il Comitato di base non ha ritenuto soddisfacente tale proposta ed ha quindi inoltrato, con lettera del 9 settembre scorso, richiesta di incontro istituzionale e di audizioni informali sia al Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria che alla seconda e sesta Commissione permanente del Senato; tale richiesta, al momento, è rimasta senza esito.
(*) Portavoce Comitato di Base ADUEGT
di Luca Maria Blasi (*)