giovedì 17 settembre 2026
Sulla legge elettorale non ci sono vie di fuga. Giorgia Meloni punta sulla riforma di voto. “Chiederemo la fiducia alla Camera, è un fatto di chiarezza”, ha detto ieri in conferenza stampa. Dunque, ci potrà essere a Montecitorio solo un voto segreto, quello finale. Un voto pesante, nel quale, un eventuale inciampo porterebbe direttamente alla fine della legislatura. È questa la convinzione tra le fila del centrodestra. Il Parlamento, ha sottolineato la presidente del Consiglio, ha fatto un buon lavoro e dopo le defezioni del voto sulle preferenze della prima lettura sarà posta la fiducia. Un modo, forse, anche per mettere a tacere le voci e i dubbi circolati nelle ultime ore sull’ultimo miglio che lo Stabilicum deve percorrere a Montecitorio. Qualche giorno fa era trapelata un’analisi in corso da parte dell’Esecutivo sull’utilizzo dello strumento della fiducia. Ragionamenti dettati proprio dalla considerazione che l’impatto di un piccolo incidente su un voto segreto su una singola norma è di certo inferiore rispetto a una caduta nel voto finale. Un fatto è certo. Meloni, però, che tesse le lodi del lavoro fatto sulla legge elettorale, così, non lascia scelta ai parlamentari di maggioranza.
Il messaggio agli eventuali franchi tiratori del voto segreto è stato chiarissimo. La riforma, intanto, riparte in commissione a Montecitorio dove il timing prevede per martedì 22 la scadenza del termine per gli emendamenti e lavori serrati per arrivare all’approdo in Aula slittato di un giorno al 29 settembre, in tempo, comunque per dar modo alla maggioranza di poter usufruire dei tempi contingentati a ottobre. Resta, sul testo, il nodo della raccolta delle firme, sul quale le opposizioni continuano protestare mentre monta l’indiscrezione di una possibile modifica allo studio per andare poi alla quarta lettura al Senato, peraltro, ricorda qualcuno nella maggioranza, a quel punto con voto palese. Ma a sera Meloni ha fugato di fatto questa ipotesi spiegando che verrà posta la fiducia – che richiederà un complicato meccanismo visto che andrà posta su ognuno dei quattro articoli modificati al Senato. Poi il voto segreto finale nel quale, appunto, non ci si aspettano defezioni pena la fine della legislatura. Un passo falso, comunque, a detta anche del vicepremier Antonio Tajani è difficile da prevedere. “È un periodo ipotetico dell’irrealtà il fatto che non passi”, ha detto il leader di Forza Italia con i cronisti smentendo la possibilità di franchi tiratori: “Perché dovrebbero esserci?”. La premier, del resto, è determinata a portare avanti la riforma. Questo – ha puntualizzato Meloni – è un sistema per cui “è molto difficile che si faccia un Governo con gente che ha tendenzialmente perso le elezioni per stare un annetto al Governo. questa è la dinamica principale per cui è molto meglio il sistema” che si sta proponendo. Un sistema che “consente ai cittadini di scegliere premier coalizioni, programma e parlamentari”. Non solo. Secondo i calcoli di Fratelli d’Italia, che punta anche una fiche sulle divisioni del centrosinistra da qui alle prossime elezioni, senza Roberto Vannacci e con i collegi, il migliore esito possibile con l’attuale sistema, il Rosatellum, in termini di seggi, per la maggioranza è di poco più vantaggioso rispetto al peggiore esito che potrebbe avverarsi con lo Stabilicum.
di Manlio Fusani