La parabola dell’eroe dimenticato e la passerella a Bari Vecchia

venerdì 11 settembre 2026


Ci sono scatti fotografici che somigliano a profezie involontarie, reperibili ancora oggi tra le griglie lucide dei profili Instagram come reperti di un’epoca già tramontata.
Guardate la pagina dell’ormai ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci: troverete la cronaca visiva di una vera e propria visita di Stato tra i vicoli di Bari Vecchia.

Un re ricevuto con tutti gli onori della corte locale, scortato da un cicerone d’eccezione, il sindaco Vito Leccese.

​Il copione fu sapientemente orchestrato a favore delle telecamere, ha toccato tutte le tappe della perfetta liturgia populista.

Prima la tappa d’obbligo nella famosa strada delle orecchiette, con l’incontro rituale tra il giornalista dal grande ego e Nunzia, la pastaia elevata a simbolo folcloristico a uso e consumo dei media.

Poi la benedizione spirituale, con la tappa alla Basilica di San Nicola e la stretta di mano con Padre Distante, il Priore. Una passeggiata trionfale allestita per celebrare il giornalismo d’assalto, quando arrivò in città per presentare il proprio spettacolo nel prestigioso foyer del Teatro Petruzzelli.

Una sceneggiata in pieno stile spettacolare, sostenuta dal consueto endorsement che la politica di sinistra e il Pd non hanno mai fatto mancare al conduttore di Rai 3 quando si trovava all’apice del successo.

​Oggi, però, la prospettiva è drasticamente mutata. Basta che il vento politico cambi, che l’inchiesta sull’attentato s Ranucci vada avanti e che il panorama televisivo si riassetti per mostrare il vero volto del cinismo istituzionale: il grande oblio.

Non una parola è stata spesa di recente dal sindaco Leccese o dai maggiorenti locali sulla parabola di Ranucci. Finché il personaggio garantisce visibilità e cavalli di battaglia ideologici, gli si stendono tappeti rossi e lo si incensa come un’autorità da omaggiare nella città del Santo Nicola da Myra; quando il riflettore si spegne e subentra il declino, la memoria della politica diventa improvvisamente amnestica, un distratto “non so, non ho tempo”.

​Se non fosse tutto documentato, verrebbe da chiedersi se sia accaduto davvero.

Eppure Bari rimane lì, immutata nella sua vocazione di set a cielo aperto, pronta a ripiegare i tappeti usati per Ranucci.

L’amministrazione e la città attendono semplicemente il prossimo illustre forestiero da celebrare, da condurre per mano tra una ciotola di farina e un’incensata monumentale, in attesa che anche per lui scada il tempo della convenienza. 


di Alessandro Cucciolla