giovedì 10 settembre 2026
Galeazzo Bignami saluta positivamente le novità della riforma elettorale. “Tutto si può dire, fuorché sia stata una legge blindata”. E “grazie a Fratelli d’Italia saranno introdotte le preferenze nella legge elettorale. Non era scontato”. Lo afferma il capogruppo di FdI alla Camera, in un’intervista al Corriere della sera. Bignami assicura che non ci sono timori che la legge non passi. Alla domanda se c’è in Fdi la tentazione di votare l’emendamento sulle preferenze libere, il capogruppo alla Camera risponde così: “Per Fdi è importante che il voto degli italiani conti quanto più possibile e abbiamo voluto introdurre le preferenze per questo. I senatori decideranno sulla proposta come hanno fatto modificando altri punti del testo votato alla Camera”. Bignami smentisce poi le accuse del centrosinistra: non è una legge blindata. “Nella prima versione – spiega – c’era il ballottaggio, come chiesto dalle minoranze e suggerito da alcuni esperti lo abbiamo tolto. Avevamo previsto un premio di maggioranza che arrivasse fino al 60 per cento, hanno detto bisognava limitarlo al 55 per cento, lo abbiamo fatto. Avevamo posto la soglia per far scattare il listino al 40 per cento, hanno detto che bisognava portarla al 42 per cento, fatto anche quello”. In conclusione, sottolinea che la legge “dà solo un’indicazione del nome proposto dalla coalizione. Rimangono intatte tutte le prerogative del capo dello Stato fissate dalla Costituzione”.
Intanto, ieri, i più cauti tra i consiglieri avevano proposto a Giorgia Meloni anche di far slittare l’iter della legge elettorale a gennaio, per evitare una pericolosa conta in Parlamento prima della Manovra. Ma l’esito della riunione dei capigruppo della Camera è stato la calendarizzazione dell’esame in Aula della riforma per il 28 settembre, in modo da contingentare i tempi. Nel centrodestra tutti attendono la mossa di Fratelli d’Italia. E quindi della premier, che nelle conversazioni con gli alleati ha più volte chiarito che se la riforma dovesse saltare sarebbe pronta a recarsi senza indugi al Quirinale. L’avvertimento è nuovamente rimbalzato in vista dello scoglio al Senato. Dove è subentrata una nuova variabile. Le riflessioni di Fdi sull’emendamento del Pd sulle preferenze pure, senza capilista blindati. Indubbiamente le stime elettorali di Futuro nazionale rappresentano uno degli elementi su cui si fanno più speculazioni da parte di chi studia le variabili della riforma elettorale. Finora si è registrato il gelo fra Giorgia Meloni e Roberto Vannacci. Ma il domani sembra legato anche alla Lega: se la leadership di Matteo Salvini andrà in crisi, osserva una fonte qualificata di centrodestra, sarà difficile non pensare al “recupero e alla gestione” del generale.
Per di più, la frenata al disegno di legge sull’antisemitismo sarebbe nata ai piani alti del Governo proprio per l’idea che Vannacci sia pronto a cavalcare il tema denunciando una limitazione della libertà di espressione. E con cautela si maneggiano altri temi delicati, come il fine vita e il ddl leghista sulla stretta ad acquisto e revoca della cittadinanza. Un fatto è certo. Come sottolinea la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati intervenendo in aula, al Senato, in replica sulla legge elettorale, “l’obiettivo della legge elettorale è la stabilità, questo è un fatto non una teoria. Quindi non nasce per convenienza della nostra parte politica ma per dare agli italiani la possibilità di sapere prima chi li governerà, altro che opportunismi ma al contrario l’intenzione è offrire opportunità. La riforma elettorale restituisce la certezza del voto: chi vince governa, chi perde fa opposizione”.
Casellati avverte: “Sento come un ritornello – continua – l’invito al Governo e al Parlamento a pensare alla vita reale degli italiani anziché alla legge elettorale. Ma è la vita reale stessa che ci insegna il contrario: tutti noi svolgiamo vari ruoli e mai abbiamo pensato che dedicandoci a un ruolo non possiamo svolgere gli altri. Ed è sotto gli occhi di tutti che il Governo sta affrontando i problemi del paese, non sacrificandoli sull’altare della legge elettorale”. Frattanto, Roberto Vannacci attacca. “Maurizio Lupi, la Lega e Forza Italia hanno paura delle preferenze vere. Le preferenze vere, infatti, farebbero saltare molte poltrone a cui loro tengono più che alla sovranità del popolo. Tirate fuori gli attributi e votate per gli italiani e non per chi vuole rimanere nelle stanze del potere senza il suffragio dei cittadini”. Lo afferma il leader di Futuro nazionale. “Le preferenze meticce con i capilista bloccati sono una presa per i fondelli degli italiani. Piuttosto che ridare la sovranità al popolo farebbero saltare la legge elettorale e il Governo”.
di Manlio Fusani