giovedì 3 settembre 2026
C’è qualcosa di profondamente teatrale, ma al tempo stesso tristemente prevedibile, nel cortocircuito mediatico che in queste ore sta stritolando Viale Mazzini. Da settimane assistiamo a un lamento cosmico che trasuda stizza e indignazione: Sigfrido Ranucci, il custode inamovibile dell’inchiesta televisiva di Stato, versa ettolitri di lacrime, lamentando di essere vittima del fango mediatico e dipingendosi come il bersaglio sacrificale di una persecuzione ingiusta. Peccato che la realtà, implacabile, restituisca un ritratto ben diverso di chi, dopo aver disseminato sospetti e gogne per anni, si comporta oggi come un monarca assoluto che non ha alcuna intenzione di cedere la propria corona. Inchiodato alla poltrona del potere catodico e incapace di accettare le regole minime dell’alternanza, neppure dinanzi a dinamiche a dir poco sospette, Ranucci sta scatenando il fuoco incrociato contro i suoi stessi successori designati, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, applicando metodicamente quel tritacarne mediatico che ha sempre considerato una propria esclusiva prerogativa. Funziona così, nello specchio deformante di un certo giornalismo militante: si scava nel torbido, si distribuiscono patenti di impurità morale e si brandisce il sospetto come una clava. E appena l’azienda prova a voltare pagina, ecco che scatta immediato il riflesso dinastico del “dopo di me il diluvio”.
Ed è esattamente ciò che sta accadendo con la campagna di delegittimazione contro i nuovi volti chiamati alla conduzione di Report: un bombardamento psicologico e mediatico mirato a bruciare sul nascere chiunque osasse sedersi su una sedia ormai considerata un feudo privato. Le pressioni feroci arrivate dall’interno della redazione, quel muro di ostracismo e di intimidazioni preventive, evocano dinamiche tutt’altro che limpide, nelle quali chi dissente o si insedia senza il gradimento del clan viene isolato, delegittimato e messo nelle condizioni di rinunciare. Una strategia d’assedio che avrebbe tragicamente raggiunto il proprio obiettivo con la notizia dell’ultima ora: il passo indietro definitivo di Giulia Presutti, che, con una mail inviata al direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, avrebbe annunciato la rinuncia alla conduzione per sottrarre il programma alle polemiche e a un clima divenuto irrespirabile. Il cortocircuito è servito, ed è di una gravità inaudita. Il “metodo Report” ha colpito ancora, ma questa volta finendo per implodere, divorando i suoi stessi figli e mettendo in discussione quella presunta purezza etica che rischia sempre più di apparire come una facciata, anziché come un principio realmente applicato. Così, chi ha costruito le proprie fortune sulla spettacolarizzazione della colpevolezza preventiva si trova oggi a non tollerare neppure l’ombra di un passaggio di consegne, piegando l’azienda a becere logiche di appartenenza pur di non abdicare.
di Salvatore Di Bartolo