Il record del Governo Meloni

giovedì 3 settembre 2026


Gentile presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, lei da domani potrà vantare il record assoluto di permanenza al governo del Paese superando il presidente Silvio Berlusconi, ma non potrà mai competere con la durata alla prima carica dello Stato del presidente Sergio Mattarella. L’attuale capo dello Stato che è in carica, senza soluzione di continuità, dal lontano 3 febbraio 2015 e concluderà il secondo mandato il 3 febbraio del 2029. Mattarella vanta un altro record difficilmente eguagliabile, quello di aver nominato sei primi ministri: Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte del primo e secondo governo, Mario Draghi, Giorgia Meloni e infine darà ancora le carte per la nomina del presidente del consiglio della XXª legislatura. Mi dirà che c’è una bella differenza tra aver vinto le elezioni politiche e ottenuto il mandato dagli italiani sulla base di un programma politico sottoposto al vaglio dell’elettorato passivo, e quella di essere eletto per la durata di 7 anni (unica nelle democrazie occidentali) in Parlamento sulla base di alchimie di Palazzo.

Non c’è, inoltre, partita sul grado di apprezzamento che gode il capo dello Stato, che secondo le rilevazione degli istituti di ricerca, lo collocano stabilmente oltre il 60 per cento, mentre lei mantiene un gradimento intorno al 40 per cento degli italiani. Potrà eccepire, che lei, come premier, rispetto all’inquilino del colle più alto, ha la responsabilità politica di misurarsi ogni giorno con la soluzione dei problemi della Nazione che la costringono a fare scelte, avvolte impopolari, che devono essere sostenibili sulla base delle risorse disponibili del bilancio dello Stato, mentre il presidente, secondo la nostra Costituzione (che non è la più bella del mondo), gode di ampi poteri ma di nessuna concreta responsabilità politica o economica. Le dichiarazioni solenni del capo dello Stato, negli interventi pubblici, sono sempre improntate al buon senso e quasi sempre condivisibili. Tanto i problemi sono in capo all’Esecutivo che è oggettivamente sempre e comunque responsabile.

Poi, per queste opposizioni, è decisamente una forzatura democratica la inaudita pretesa del centrodestra, in merito alla riforma elettorale in corso, di poter inserire nella scheda elettorale l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri da sottoporre alla volontà degli elettori. Proposta che viola il potere di scelta “discrezionale”, previsto dalla Costituzione, del capo dello Stato di nomina del presidente del Consiglio dei ministri, a prescindere dalla indicazione del corpo elettorale (“la sovranità appartiene al popolo”) che si è espresso nelle urne elettorali.

Piccolo inciso, non ho mai digerito la scelta della premier di optare per la riforma del premierato piuttosto che quella proposta, nelle elezioni politiche del 2022, nel programma elettorale, di elezione diretta del capo dello Stato. Motivata dal tentativo “ideale” di Giorgia Meloni, di tentare una riforma condivisa in Parlamento con le opposizioni. Minoranza, sempre e comunque, contraria a qualsiasi iniziativa della maggioranza. E se nel nuovo programma di governo, il centrodestra, reinserisse nuovamente, come riforma, l’elezione diretta del capo dello Stato? Potrebbe essere lei la futura perfetta candidata.


di Antonio Giuseppe Di Natale