Risposta a quei liberali e laici a cui Giorgia Meloni non piace

venerdì 28 agosto 2026


L’articolo del sottoscritto sul perché la memoria di Theodor Mommsen mi spingerà a votare Giorgia Meloni ha suscitato risposte sui cosiddetti “social”. A chi non piace perché “borgatara” rispondere è facilissimo. Lo scrivente è di famiglia definibile alto-borghese. In genere, salvo poche eccezioni, guardandomi attorno, non ho visto nessuna disponibilità a immischiarsi in politica, per il bene della cosa pubblica, salvo a criticare coloro i quali lo fanno. Le poche persone a impegnarsi, ad esempio, un tempo, nel Partito liberale italiano, avevano poco successo. Gli altri affermavano essere, quel partito, l’ideale per loro, ma troppo piccolo. Allora dicevano di “turarsi il naso” e votare Democrazia cristiana, per sbarrare la strada al Partito comunista. Non valeva la considerazione che ciò era assurdo, perché il Pli era esiguo proprio perché facevano quella loro scelta, pur se ne sentivano l’olezzo.

Per me, la società delle borgate romane non ha proprio nulla da invidiare, in tema di partecipazione politica, ai cosiddetti “pariolini”. Molto più serie sono le considerazioni di un fraterno amico, citato anche in luogo di altri. Costui si dice contrario a Giorgia Meloni perché: “mazziniano, repubblicano, laico e certamente liberale, vedo nella Meloni i segni della cultura che ha regalato all’Italia 20 anni di fascismo, una guerra perduta malamente e il pericolo per le libertà democratiche”. A questi ha risposto, qualche giorno fa, Giuliano Ferrara su Il Foglio da lui fondato. Egli è di chiari ed ereditari sentimenti antifascisti, eppure dichiara di stimare Giorgia Meloni proprio perché non nasconde nulla delle sue matrici storico-culturali ed è giunta a maturare, all’interno della tradizione della quale non nasconde la fiamma, un chiaro conservatorismo democratico; propugnato in Europa e in Italia. Ciò non vuol dire che il sottoscritto, liberale da sempre, ne condivida ogni singola posizione, ma ritiene che l’ambiente politico italiano si debba liberare del ciarpame residuo della repubblica conciliare cattocomunista. Cioè, essenzialmente, dell’egemonia di potere, affermata “culturale”, nell’accademia, nell’arte, nell’editoria, eccetera. È principalmente questo il motivo per il quale ritengo questo indirizzo di governo debba persistere almeno per la prossima legislatura: come disintossicante.


di Riccardo Scarpa