Giudici tributari onorari: una scelta non più rinviabile

lunedì 24 agosto 2026


Il 5 agosto 2026 il collega dottor Sessa ha inviato alla Commissione europea un sollecito, a seguito della pronuncia con cui la stessa Commissione ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano in merito alle condizioni di lavoro dei giudici tributari onorari.

Si tratta ormai di una decisione nota agli addetti ai lavori, che ha imposto allo Stato italiano di adeguare lo status dei giudici tributari onorari a quello degli altri magistrati – ordinari, tributari, amministrativi e contabili – anche sotto il profilo della tutela previdenziale e assistenziale obbligatoria. Non è quindi necessario ripercorrerne in questa sede i contenuti.

Vale però la pena richiamare, ancora una volta, il principio di fondo affermato dai giudici europei: i giudici onorari tributari, esercitando le medesime funzioni giurisdizionali dei magistrati tributari togati, applicando le stesse regole processuali e sostanziali e adottando decisioni aventi identica forma e identico valore, devono vedersi riconosciute le medesime garanzie proprie delle altre magistrature. Ciò significa parità di trattamento economico, di anzianità e di funzioni, senza alcuna discriminazione salariale o strutturale e senza le attuali forme di compenso ridotto e assenza di progressione economica.

Con queste righe si intende soprattutto richiamare l’attenzione di chi ha titolo per intervenire – il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, il Direttore Generale della Giustizia Tributaria – su un dato concreto, sia pure calcolato in via approssimativa.

Prendendo a riferimento la posizione di un vicepresidente in servizio presso le Corti di giustizia tributaria di Roma e Latina, con quarant’anni di attività alle spalle – è il caso di chi scrive – l’applicazione integrale delle indennità riconosciute dalla Corte di giustizia europea porterebbe a una somma stimabile in circa un milione di euro. Nella medesima posizione si trovano, verosimilmente, centinaia di altri colleghi in tutto il territorio nazionale.

È dunque ragionevole prevedere che, alla riapertura dei tribunali dopo la pausa feriale, si registri un consistente numero di ricorsi tanto dinanzi al giudice ordinario quanto in sede di segnalazione alla Commissione europea. Alla luce dei precedenti già consolidati in materia, l’esito di questo contenzioso appare tutt’altro che favorevole per lo Stato italiano.

Resta da capire cosa si intenda fare per contenere un esborso di denaro pubblico che rischia di gravare, in ultima analisi, sui contribuenti italiani, e che deriva da una carenza di programmazione da parte della politica e dei vertici della giustizia tributaria nel gestire per tempo una transizione ormai annunciata da anni.

Sarebbe stato opportuno – e resta a maggior ragione auspicabile – prevedere una fase transitoria che consentisse ai giudici tributari onorari, quantomeno a quelli con almeno vent’anni di funzioni e con esperienza di presidenza delle Corti di giustizia tributaria, di essere assorbiti e assimilati ai magistrati tributari di ruolo vincitori del nuovo concorso. Una soluzione di questo tipo avrebbe permesso di valorizzare l’esperienza già maturata da questi professionisti, riducendo al contempo il rischio di un contenzioso di massa dagli esiti prevedibili e dai costi rilevanti per la finanza pubblica.

(*) Vicepresidente di Sezione presso la Corte di Giustizia Tributaria di Roma e Latina, già G.o.t. presso il Tribunale di Latina


di Costantino Ferrara