Benedetto Croce e l’onestà dei contribuenti

giovedì 6 agosto 2026


En Passant

Tra le lettere scelte di Benedetto Croce, che l’editore Adelphi ha appena pubblicato in “Perdersi negli altri e nelle cose”, a cura di Emanuele Cutinelli-Rendina, troviamo una lettera (inedita) del 1923 spedita ad un suo affittuario. È noto che Croce apparteneva ad una famiglia borghese di ricchi proprietari. L’affittuario, tramite il fratello di Croce, gli espresse “il desiderio di far figurare nel contratto un fitto minore, per non vedere troppo aumentato il valore locativo”. La risposta di Croce fu esemplare, sia della sua personale probità, sia della tipologia del locatario, sia del carattere dei contribuenti. E Croce, senz’averne l’aria, vi impartisce anche per l’oggi una lezione di etica imprescindibile nel rapporto d’imposizione e riscossione dei tributi tra Stato e cittadini.

Scrisse dunque il Filosofo: “Io vi prego di credere che, potendo, avrei subito accolto il vostro desiderio; e non è certo per recarvi noia e danno che persisto nel mio proposito. Vi confesso che mi ripugna assai, mi par contro coscienza, di sottoscrivere cosa non vera, e mi ripugna tanto più nella mia condizione di senatore ed ex ministro, al quale non può essere lecito in alcun modo di praticare questa forma di contratto, per quanto assai comune”.

E aggiunse: “Del resto, col dichiarare l’entità vera del fitto, io, da parte mia, mi espongo all’aumento dell’imposta sui fabbricati. Ma come si fa? Qualcuno deve pur pagare tasse e imposte, se non vogliamo che l’Italia fallisca; ed è meglio che le paghiamo voi ed io, che non per questo soffriremo la fame”.

La conclusione di Croce può apparire inusitata: “E piuttosto dovremmo unirci tutti noi altri, che paghiamo, per perseguitare coloro che sfuggono alle imposte. Ma la prima condizione per levare la voce è di non mettersi noi tra i rei di tale colpa”.  Nondimeno, a dispetto della sua mitezza e bonarietà, la reazione epistolare del Filosofo è stata giustamente drastica, specie alla luce dell’evasione certificata negli anni recenti.

Gl’Italiani onesti dovrebbero far propria l’indignazione evangelica del nostro Maestro di pensiero e di vita. Dovrebbero… sennonché gli evasori costituiscono una massa di votanti!


di Pietro Di Muccio de Quattro