Carcere e citazioni

mercoledì 29 luglio 2026


Il rischio di far parte di un rito, che appunto come tale occorre scongiurare. Tutti, come alla festa della santa del paese, pur se agnostici o di nessuna fede, partecipano alla celebrazione. Il tour nelle carceri italiane ha senso se si distingue da quelle di altri che sempre più si trasformano in organizzazioni di supporto e reciproco alimento, sostegno e legittimazione dell’esistente. È il rischio di scongiurare.

Allora – se dialogo e confronto si vuole sia – occorre che vi sia qualche “parola” che abbia senso, e che non sia vaga, consolatoria, ma precisa, meditata, divisiva perfino. Penso, per esempio, che in ore in cui tutti invocano rigore, incrudelimento delle leggi, il “chi sbaglia paghi” anche prima di stabilire con esattezza quale sia l’errore, chi l’abbia commesso e come, potrebbe valer la pena di recuperare, a rischio d’apparire sfrontati, battaglie antiche come l’essere contrari al “fine pena mai” e che si vuole l’abolizione dell’ergastolo.

Rivendicare in testi scritti e diffusi che s’appartiene all’etnia secondo la quale “la pena non deve essere neppure quantitativamente troppo pesante, sì da rappresentare un carico che per la sua eccessività diventa per se stesso esso pure crudele e disumano, quindi non dà la pena quella risposta pacata, giusta, appassionata che è propria della pena”. Un non stancarsi di ricordare che “pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati, è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e quindi ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta”.

Ps: si tratta di due citazioni, da riportare nella loro esattezza, da diffondere nei luoghi di vero o presunto potere, e tra coloro che ritengono di detenerlo. Citazioni che vanno contro il luogo comune e sono di senso buono oltre che di buon senso. Non sono tratte dai “nostridizionari, anche se sono, nel fatto, nostre parole. Appartengono alle lezioni che Aldo Moro teneva ai suoi studenti.


di Valter Vecellio