Piscine e ideologie: il voto bipartisan che annuncia il tramonto della politica

martedì 28 luglio 2026


Il 23 luglio la Camera ha approvato, con 244 voti favorevoli e il sostegno di maggioranza e opposizione, un emendamento al decreto Sport sulla sicurezza delle piscine. La norma, in vigore dal primo agosto, stabilisce che negli impianti pubblici e privati aperti al pubblico i sistemi di ricircolo e le prese di aspirazione, dalle griglie di fondo ai bocchettoni, debbano impedire i fenomeni vorticosi a effetto ventosa; in caso di violazione è disposta la chiusura immediata dellimpianto fino alla messa a norma. Lintervento è arrivato dopo una sequenza di tragedie: nelle settimane precedenti più di un bambino era morto risucchiato dalla depressione di un bocchettone difettoso, il corpo trattenuto sul fondo da una forza contro cui nessun gesto di soccorso arriva in tempo. A Sestri Levante una bambina di undici anni è stata inghiottita da una presa daspirazione. Sono queste morti, non un principio, a muovere il legislatore. Su quelle morti nessuno ha votato da destra o da sinistra. Non perché la politica abbia deposto le armi per un giorno di pietà, ma perché mancava loggetto stesso della contesa: un bocchettone che risucchia non ha uninterpretazione conservatrice e una progressista, ha una soluzione. La depressione idraulica si misura, la norma tecnica esiste o va scritta, limpianto è a norma oppure uccide. Dove il problema è tecnico, la divisione ideologica non trova appiglio. Si sfarina, non per virtù, ma per mancanza di materia su cui esercitarsi: 244 voti non sono un compromesso raggiunto tra posizioni distanti: sono il segno che posizioni distanti, qui, non cerano.

Eppure, la politica ha provato a rientrare dalla finestra. Approvata la norma, le opposizioni hanno votato a favore per senso di responsabilità” e subito hanno aperto lo scontro: intervento tardivo, testo generico, un provvedimento che parla di messa in sicurezza senza dire quale, di controlli senza indicare lautorità competente. “Non sicurezza reale, ma propaganda”, si è detto. E non hanno tutti i torti: la norma è davvero incompleta, la risposta tecnica qui è ancora abbozzata, rinviata a un disegno di legge dautunno. Ma si guardi cosa resta, sottratta la fondatezza delle singole obiezioni: un residuo. La divisione non cade sul merito, che tutti condividono, cade sul metodo, sui tempi, sullattribuzione del merito politico. Non più dissenso, ma il rumore di fondo di un mestiere che non ha più su cosa dividersi. Questo fatto, e il voto che ne è seguito, lasciano trasparire qualcosa che va molto oltre la vicenda da cui nascono: lasciano trasparire il futuro. Perché là dove la soluzione di un problema è affidata alla tecnoscienza, come accade per la sicurezza di una piscina, la politica con le sue divisioni ideologiche è destinata a tramontare, non trovando più nulla da contendersi in una materia che non domanda una visione del mondo ma una misura esatta, non una parte da cui schierarsi ma una procedura da eseguire. E il motivo di quel tramonto è più semplice di quanto la politica sia disposta ad ammettere: la tecnoscienza è più efficace nel risolvere i problemi. Lo è in tutto, e lo è soprattutto nellunico problema che davvero conta, quello da cui tutti gli altri traggono la loro urgenza: la morte. Unideologia può promettere un mondo in cui quel bambino non sarebbe morto; la tecnoscienza riprogetta il bocchettone perché non uccida più. Di fronte a questa differenza la promessa impallidisce e la misura resta. E ovunque un problema si lasci ridurre a soluzione, lì la politica arretra e la tecnica avanza: sono sempre di più i problemi che si lasciano ridurre così.

Si immagini allora, come punto darrivo di questa tendenza, un tempo in cui ogni problema abbia trovato la sua soluzione tecnica. Un tempo in cui non ci sia più nulla su cui dividersi, perché a ogni questione risponda non unopinione ma una procedura, non una parte ma una competenza. In quel tempo la politica non sarà stata sconfitta: sarà diventata superflua, come superfluo diventa il dibattito quando la risposta è già disponibile e non attende che di essere applicata. Continueranno a esserci uomini che decidono, sintende, e non poche decisioni: ma decideranno da tecnici non da avversari sul mondo che vorrebbero. E allora sarà superfluo lo stesso votare, perché non si mette ai voti ciò che ha una soluzione: la si applica. Qui, in questo scivolamento silenzioso dalla scelta alla procedura, è la fine della democrazia, che non verrà abolita da nessun tiranno ma si spegnerà da sé, per mancanza di alternative su cui pronunciarsi. Il voto sulle piscine, che oggi ci pare un piccolo accordo tra avversari, si rivela così per quello che davvero anticipa: non un momento di concordia, ma un frammento del mondo che verrà, in cui la concordia non sarà più neppure necessaria, perché non ci sarà più discordia da comporre. È il paradiso della tecnica: il mondo finalmente pacificato perché finalmente risolto, dove ogni problema trova risposta e alluomo sono date insieme la potenza e la felicità. Gli resterà una sola paura, la più profonda: che tutta questa potenza sia priva di verità, e che quel paradiso sia, forse, linferno.


di Claudio Amicantonio