Il globo terracqueo e plurietnico

giovedì 23 luglio 2026


Il pianeta Terra è, lo si sa, grosso modo una sfera, dove la proporzione fra acqua e terre emerse varia, a seconda dei perenni cambiamenti climatici: le glaciazioni condensano quantità d’acqua e, quindi, portano ad emersioni più vaste di terre; i periodi di riscaldamento, in quanto liquefanno i ghiacci e innalzano le acque, portano alla sommersione di terre un tempo emerse. Le mitiche Lemuria ed Atlantide descrivono il fenomeno. Con i popoli della razza umana succede qualcosa di simile: le etnie che proliferano tendono a migrare nelle terre meno popolate. Le diverse popolazioni europee figliano meno, le morti sopravanzano le nascite, ma nel subcontinente si vive in modo più agiato. In Africa ed in certe parti dell’Asia le popolazioni figliano, ma sono spesso in condizioni di povertà e, perciò, tendono a migrare in Europa. La questione è che qui da noi serve manodopera, e quindi di un poco d’immigrazione c’è necessità, al netto dei processi produttivi nei quali forza ed ingegno umano siano sostituiti dalla robotica e dall’Intelligenza artificiale. È il problema dei flussi regolari, disciplinati per legge dalle diverse nazioni e dall’Unione europea.

Vi sono, però, anche masse disperate ed affamate che premono, e mercanti di carne umana, i quali sfruttano le speranze di aspiranti schiavi, da questi mascalzoni trattati come tali. Ai mercanti senza scrupoli, una volta spremuta la merce, non importa nulla se la stessa muore durante il tragitto. Di qui l’intuizione di quanto il nostro presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ha definito “Piano Mattei”, cioè una cooperazione intercontinentale per rendere possibile far vivere e lavorare masse adesso diseredate nei loro Stati di provenienza. Ci sono, però, due problemi che restano: se colà si generano condizioni di produzione a più basso costo, molte imprese tendono a delocalizzazione, mettendo in crisi i posti di lavoro qui.

Ciò sta avvenendo, proprio adesso, con gli stabilimenti un tempo della Zanussi di Pordenone, assorbiti oggi dalla Electrolux, multinazionale svedese, che gli sta delocalizzando in altri continenti. Diversa emergenza investe le scuole, con le tensioni in istituti le cui classi vengono, sempre più, frequentate da alunni provenienti da culture diverse, con difficoltà ad integrarsi con la nostra. Eppure, proprio in questo avremmo uno strumento eccezionale: il nostro concetto latino di nazione: significa nati in uno stesso luogo; non come il greco εθνós, che vuol dire nato da uno stesso sangue. Roma ebbe imperatori africani, asiatici, comunque romani, poiché nati nel territorio del suo dominio. La nazione è concezione universalistica. Va riscoperta ed insegnata nelle nostre scuole. Per questo ha ragione il ministro Giuseppe Valditara a promuovere, fin dalle medie inferiori, l’insegnamento del latino.


di Riccardo Scarpa