Come Renzi è diventato la spalla perfetta di Vannacci

giovedì 23 luglio 2026


​Guardateli. Guardateli bene mentre scorrono sui vostri schermi verticali. ​Da un lato c’è l’ex Enfant Terrible di Rignano, Matteo Renzi, che si cimenta in mezze maratone col respiro corto e la solita foga da primo della classe che deve dimostrare di avere ancora fiato (e voti). Dall’altro c’è il Generale Roberto Vannacci, occhialini al collo, torso scolpito dalle onde, che risponde lanciandosi in mare per due miglia nautiche di nuotata o pestando l’asfalto del lungomare con la cadenza di un battaglione.

Benvenuti nella politica ai tempi dell’algoritmo cinese. La politica affidata alla “piattaforma dalle due T”, dove la strategia di governo è stata sostituita da un feed di TikTok e il dibattito parlamentare da una gara a chi fa più flessioni.

​Ma dietro questo teatrino balneare di muscoli, suole, falcate e palloni, c’è qualcosa di profondamente allucinante ˗ e, per Renzi ˗ di tristemente tragicomico.

LA TRAPPOLA DEL “PARLATENE PURCHÉ SIA VANNACCI”

Matteo Renzi, uno che una volta muoveva le pedine del Quirinale e rovesciava governi con un’intervista, oggi sguazza nel recinto dei sondaggi a una cifra. Percentuali imbarazzanti per chi un tempo prometteva di rottamare l’universo. E cosa fa per rincorrere la visibilità perduta? Cade a corpo morto nella trappola del Generale. ​Renzi pensava di sbeffeggiarlo, di ridicolizzarlo a colpi di storyline e battute sferzanti. Il risultato? Ha fatto esattamente quello che Vannacci voleva.

​Insegnamento base del marketing moderno: non importa che tu ne parli bene o male, l’importante è che continui a fare scroll col pollice sul suo faccione.

Vannacci vive, prospera e si nutre dell’odio mediatico. Ogni talk show che lo processa, ogni avversario che gli dedica un video indignato, ogni battuta di Renzi è benzina ad alto ottano pompata direttamente nel suo serbatoio elettorale.

​DALLE MEZZE MARATONE AL SORPASSO A DESTRA

​Mentre i progressisti e i centristi col pallino della geometria politica fanno i professori e contano i chilometri di corsa di Renzi, i numeri veri dicono altro.

Il pumping dei sondaggi: parlare di Vannacci significa moltiplicare a dismisura il suo consenso.

Scalata interna: quel Generale irriverente, passato nel giro di pochi mesi da bersaglio di critiche a fenomeno da baraccone e infine a macchina da voti, galleggia ormai ben oltre il 5-6 per cento.

Il sorpasso: a questo ritmo, il “militar-influencer” rischia non solo di cannibalizzare e mettere su un binario morto la Lega di Matteo Salvini, ma di piazzarsi in un testa a testa letale con Forza Italia.

Se la “politica del tuffo” e del politicamente scorretto spinto continua a prendersi la scena su TikTok, Vannacci rischia di diventare la seconda forza del centrodestra subito dopo Fratelli d’Italia. ​Ed è qui che la farsa si trasforma in un dramma per Palazzo Chigi. Perché se il Generale si consolida come l’unica vera alternativa da “pancia del paese”, la morsa attorno a Giorgia Meloni si stringe.

La Premier si ritroverebbe un alleato interno ingovernabile, ricaricato a pallettoni dai video di denuncia dell’opposizione e pronto a metterla con le spalle al muro ad ogni provvedimento.

Il paradosso è servito: screditare Vannacci con un video ironico o sdegnato sui social non lo indebolisce. Lo rende una martire da algoritmo. Lo rende elettoralmente ancora più forte. ​Matteo Renzi pensava di fare un derby di simpatia a colpi di scarpette da running. In realtà ha fatto solo da cassa di risonanza al Generale.

E mentre la politica si riduce a uno spot tra una bracciata a largo e una maratona per qualche centinaio di like, il Generale ringrazia, fa il pieno di voti e si gode il bagno.


di Alessandro Cucciolla