Legge elettorale, preferenze: arriva il sì di Forza Italia e Lega

martedì 14 luglio 2026


Forza Italia e Lega dicono sì all’introduzione delle preferenze nella Legge elettorale. L’emendamento era stato proposto da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Unione di centro. Il Carroccio dirama una nota ufficiale. “Avendo riscontrato che si prevede un sistema misto che garantisce la governabilità e la possibilità di dare voce ai territori per la scelta dei propri rappresentanti, il partito darà indicazione al proprio gruppo alla Camera di esprimere un voto favorevole all’emendamento in oggetto”. I forzisti si sono espressi attraverso Enrico Costa. “Sosteniamo questo emendamento” sulle preferenze, “troviamo che sia una soluzione equilibrata. La maggioranza è compatta in questo senso”. Lo ha dichiarato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, dopo la riunione dei parlamentari azzurri sulla legge elettorale, senza rispondere a chi gli domandava del rischio di franchi tiratori in Aula nella votazione a scrutinio segreto. Per quanto riguarda Lega e Forza Italia si tratta di un evidente dietrofront rispetto alle posizioni tenute fino a ieri. Anche se il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani la pensa diversamente. “Nessuna marcia indietro”, taglia corto. “Noi ci eravamo espressi a favore del testo originale. C’è stata fatta questa proposta da parte di Fratelli d’Italia, che è una proposta di compromesso che può essere accettabile perché rimane il principio fondamentale della legge. Tutto il centrodestra si è dichiarato a favore. Lungi da noi l’idea di voler dividere il centrodestra. La nostra è una scelta di tipo culturale. Io sono sempre stato eletto con le preferenze”.

Frattanto, Giorgia Meloni attacca le opposizioni. “Sì alle preferenze. No al voto segreto”, scrive sui social la presidente del Consiglio. “Sfido le opposizioni – aggiunge – a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Oggi pomeriggio si voterà l’emendamento, proposto da Fratelli d’Italia e condiviso dai partiti della maggioranza, per introdurre le preferenze nella legge elettorale, come in molti, anche tra le opposizioni, hanno chiesto. A questo punto credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se quei partiti che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani. C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto.  Sfido le opposizioni – la conclusione di Meloni – a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto”. Sul fronte opposto, Elly Schlein non risparmia critiche alla maggioranza sulla riforma di voto. “Questa pessima legge elettorale è irricevibile, nel metodo e nel merito. Se la sono costruiti su misura per paura di perdere le elezioni, facendo forzature costanti in parlamento”. Lo afferma la segretaria Partito democratico, durante la sua relazione all’assemblea congiunta dei gruppi dem. Continueremo a fare muro insieme alle altre opposizioni contro questa pessima legge elettorale. Con questa destra non voteremo nulla, mentre voteremo tutti gli emendamenti soppressivi e quelli comuni presentati con i nostri alleati. Voteremo anche tutti gli emendamenti dei nostri alleati che pure superano le liste bloccate con collegi uninominali o preferenze”.

Cosa prevede la riforma elettorale
Il testo sul quale partono le votazioni in Aula a Montecitorio prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 eletti nel primo caso e 113 nel secondo) alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42 per cento dei consensi. Se nessuno arriva a questa percentuale o la Camera e il Senato danno esiti elettorali diversi, si procede con un proporzionale puro. Il sistema prevede liste bloccate in collegi plurinominali. Il premio di maggioranza è, invece, diviso in listini circoscrizionali. Fin qui siamo all’impalcatura del testo concordato dal centrodestra che ha però opinioni diverse sulla possibilità di prevedere, al posto delle liste bloccate, il meccanismo delle preferenze, da sempre battaglia di Fdi tra i dubbi degli alleati.

Meccanismo toscano
Con un emendamento firmato solo da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Unione di centro, si propone di sostituire le liste bloccate del plurinominale con un elenco di 7 nomi dando la possibilità dal secondo in poi (visto che il primo è bloccato) di mettere una crocetta accanto al o ai nomi preferiti (con alternanza di genere) già stampati sulla scheda. Nel meccanismo previsto chi è candidato nel listino circoscrizionale deve essere anche candidato in almeno un collegio della circoscrizione, come capolista, ma per chi vince il premio di maggioranza il seggio scatta nel listino del premio di fatto rendendo il meccanismo in parte a preferenza. Il meccanismo attuale previsto dal testo con doppia lista bloccata (al plurinominale e circoscrizionale) secondo alcune interpretazioni potrebbe incorrere in rilievi da parte della Consulta.

Parità di genere
L’emendamento proposto da FdI, Nm e Udc prevede che il meccanismo dell’alternanza di genere scatti al terzo nome presente in lista, con la possibilità dunque che il genere del capolista bloccato e del primo nome in scheda coincidano. Critiche le opposizioni, che nei loro emendamenti chiedono invece di far scattare il meccanismo a partire già dal capolista.

Candidato premier
Sin dalla prima stesura del testo è stata inserita una clausola che chiede alle liste o coalizioni di liste di indicare al momento del deposito del contrassegno il nome di chi si intende proporre al capo dello Stato come proprio candidato alla guida di Palazzo Chigi. Una proposta rafforzata nella seconda versione del testo con la penalità dell’inammissibilità della lista. Contrarie a questa previsione l’opposizione che parla di premierato senza riforma e ha presentato emendamenti soppressivi in materia. Se la legge verrà approvata in via definitiva anche al Senato il centrosinistra si vedrà costretto a fare un accordo o le primarie per indicare il proprio candidato.

Raccolta firme
In commissione è stato approvato un emendamento che ha esentato dalla raccolta delle firme le forze politiche che abbiano un gruppo in almeno una delle due Camere formato entro il 2025. La proposta, di fatto, esclude +Europa e i vannacciani che si sono fatti sentire con proteste ed emendamenti per cambiare la misura.

Circoscrizione estero
La maggioranza ha presentato una proposta per modificare le aree geografiche della circoscrizione estero riducendole a due per la Camera (Ue ed extra Ue) e una sola al Senato. La modifica è fortemente contestata dall’opposizione e – secondo alcuni – rischia rilievi una volta approvata.

Voto dei fuorisede
La maggioranza ha presentato un emendamento per consentire a chi vive, da almeno 9 mesi, in una circoscrizione diversa da quella nella quale è residente e dunque iscritto alle liste elettorali di votare dove è domiciliato attraverso l’iscrizione a un albo apposito del Comune. Il voto vale ai fini della circoscrizione in cui lo esprime.


di Manlio Fusani