Il disco rotto parolaio della sinistra

venerdì 10 luglio 2026


A sentire gli esponenti della sinistra, dell’ultrasinistra, degli scapigliati dei cinque stelle e di quella foglia di fico che è il partitino di Matteo Renzi, il comportamento di Giorgia Meloni nei confronti di Donald Trump è stato sbagliato.

La Presidente del Consiglio avrebbe dovuto opporsi: ai dazi doganali imposti, dall’amministrazione Trump, al resto del mondo, imporre al presidente Usa di non attaccare l’Iran, bloccare il “genocidio” perpetrato da Benjamin Netanyahu a Gaza e ribellarsi al diktat del capo della Casa Bianca che ha imposto l’obbligo per i Paesi Nato di incrementare le spese di difesa fino alla concorrenza del 5 per cento del Pil.

È di tutta evidenza che con la sinistra al governo, Trump, terrorizzato dalla forza prorompente della “gioiosa macchina da guerra” si sarebbe immediatamente astenuto da prendere decisioni non concordate con Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli.

Gli altri leader dell’Europa, del Messico e del Canada, hanno saputo tenere la schiena dritta di fronte al “bullo” americano. Meritano una nota di merito a parte: il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez che ha saputo tenere a bada il presidente americano e il segretario generale della Nato Mark Rutte che non si è piegato ai voleri del capo della Casa Bianca. Che errore è stato quello di Giorgia Meloni di cercare di tenere aperto un dialogo con l’alleato di oltre oceano. Avrebbe dovuto, senza indugio, interrompere i rapporti diplomatici con gli Usa e applicato sanzioni feroci nei confronti di Israele. Le vittime delle azioni di Trump e Netanyahu sono: la pacifica e democratica Repubblica islamica di Teheran e i sinceri democratici di Hamas, Hezbollah e gli Houthi.

Quando governava la sinistra il rapporto con gli Usa era ovviamente paritario. Ne è un esempio il governo presieduto dal post-comunista Massimo D’Alema che ha imposto agli Stati Uniti di essere in prima linea per bombardare la Serbia. Resto basito come ancora una parte, fortunatamente minoritaria del Paese, continui a dar credito a questa sinistra.  

Quale sarebbe stato l’atteggiamento che avrebbe assunto “l’amalgama mal riuscita” in politica estera se in luogo del centrodestra e della premier Giorgia Meloni ci fosse stato un esecutivo a guida Schlein o Conte? Come si sarebbe schierato la sinistra nella guerra russo-ucraina? Con chi si sarebbero schierati nella guerra tra gli Stati Uniti, Israele e l’Iran? Quali scelte avrebbero fatto in tema di politiche di bilancio per affrontare il problema del rientro dell’Italia nei parametri di Maastricht? Lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi quale livello avrebbe raggiunto?

Non sono domande retoriche, ma problemi seri che l’Italia dovrà affrontare nella malaugurata ipotesi di un ritorno alla guida della Nazione dei campioni del: super bonus 110 per cento, del reddito di cittadinanza, della patrimoniale, della ideologia woke, dell’apertura incontrollata delle frontiere ai migranti irregolari e del dogma green.

Se l’esecutivo di centrodestra avrà la forza e il coraggio di tagliare le unghie alla asfissiante burocrazia che attanaglia le imprese, tagliare orizzontalmente la moltitudine di bonus e provvidenze pubbliche, utilizzando le risorse che ne derivano per ridurre per tutti il carico fiscale, non ci sarà partita alle prossime elezioni politiche del 2027!


di Antonio Giuseppe Di Natale