venerdì 26 giugno 2026
Nelle ultime settimane il fenomeno Roberto Vannacci è stato raccontato come un problema tutto interno alla Lega. Eppure, a ben guardare, la parabola politica del generale travalica i confini del perimetro leghista e rischia di diventare una questione dirimente per gli equilibri dell’intera coalizione di centrodestra. Se ieri il bersaglio politico era il partito di Matteo Salvini, oggi potrebbe essere un altro: Fratelli d’Italia. L’uscita dal carcere di Gianni Alemanno riapre infatti una partita che va ben oltre le vicende personali dell’ex sindaco di Roma. Se, come sembra, Alemanno dovesse essere reintegrato nel consiglio di amministrazione della Fondazione alleanza nazionale, ci troveremmo di fronte a un elemento politico di grande rilevanza.
Perché Alemanno non è semplicemente un dirigente storico della destra. Rappresenta un pezzo di storia, di classe dirigente e di mondo militante che costituisce ancora oggi una parte significativa del patrimonio identitario da cui è nato Fratelli d’Italia.
Ed è qui che entra in gioco Roberto Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale sta cercando di aggregare un’area politica che si sente sempre meno rappresentata dagli attuali partiti di governo. Un’area che comprende militanti, amministratori locali, parlamentari, ex dirigenti della destra sociale e settori dell’elettorato che guardano con crescente diffidenza alla normalizzazione governativa di Fratelli d’Italia. Il nascente asse con Alemanno avrebbe quindi un significato molto più profondo di quanto si possa immaginare a prima vista. Significherebbe mettere piede nel cuore simbolico e organizzativo della destra italiana e, di conseguenza, del principale partito di governo. Anche perché, sia chiaro, non si tratterebbe soltanto di una questione elettorale. I voti sono importanti, certo. Ma in politica contano anche le relazioni, le reti territoriali, i riferimenti culturali e i luoghi nei quali si forma la classe dirigente. La Fondazione alleanza nazionale rappresenta esattamente uno di questi luoghi.
Per questo motivo la questione riguarda direttamente Giorgia Meloni. Finora la presidente del Consiglio ha potuto osservare Vannacci come un fattore di destabilizzazione prevalentemente interno alla Lega. Ma con il ritorno di Alemanno sulla scena il generale potrebbe trovare un interlocutore privilegiato in grado di modificare radicalmente il quadro. A quel punto Vannacci non sarebbe più soltanto un concorrente esterno. Diventerebbe un protagonista capace di parlare alla stessa comunità politica dalla quale Fratelli d’Italia trae gran parte della propria forza. Una figura in grado di intercettare malumori, nostalgie, ambizioni personali e sensibilità culturali diffuse nell’universo della destra italiana.
In altre parole, dopo aver seminato tensioni nella Lega, Vannacci potrebbe iniziare a erodere consensi, influenza e classe dirigente proprio nell’area che oggi appare più solida: quella di Fratelli d’Italia. È per questo che Palazzo Chigi e i vertici di Fratelli d’Italia farebbero bene a seguire con attenzione gli sviluppi attorno a Futuro Nazionale. Perché il matrimonio con Alemanno non sancirebbe semplicemente il ritorno sulla scena di un ex leader della destra. La vera novità sarebbe l’ingresso di Vannacci nei luoghi simbolici e politici che rappresentano l’anima del partito di Giorgia Meloni.
di Salvatore Di Bartolo