Legge elettorale, la Commissione dice sì: testo in Aula domani

giovedì 25 giugno 2026


Il testo andrà in Aula domani. La Commissione Affari costituzionali della Camera ha licenziato la riforma della legge elettorale. La discussione è prevista a luglio con la possibilità per la maggioranza di usufruire dei tempi contingentati. A questo punto, è improbabile che il testo formulato a febbraio, ritoccato nel passaggio in commissione, possa cambiare. Tra i nodi rimasti aperti resta certamente quello delle preferenze che il centrodestra ha evitato di affrontare in questa fase ma che Fratelli d’Italia e Noi moderati hanno fatto sapere di voler riproporre in assemblea dove, però, il voto è segreto. Altri argomenti che potrebbero essere ripresi in mano sono quelli del voto dei fuori sede, fortemente chiesto dalle opposizioni e le circoscrizioni Estero. Intanto, spunta una norma già ribattezzata da qualcuno “anti-Vannacci” sulla raccolta delle firme. Per quanto riguarda il timing nei piani del centrodestra la riforma potrà avere il disco verde di Montecitorio entro la metà di luglio e al Senato entro quella di settembre non facendo, se possibile, ricorso alla questione di fiducia. Dal centrodestra soddisfazione espressa via nota dal relatore di FdI Angelo Rossi, al quale è stato tributato un applauso al termine del voto. “Ora in Aula ancora con spirito di responsabilità”, sottolinea. Niente dichiarazione di voto per gli altri gruppi di maggioranza con la Lega, da sempre la più critica sulla riforma, che ha parlato nel dibattito solo per controbattere a un attacco dei vannacciani sulle preferenze. La corsa sulla riforma della legge elettorale, tra l’altro, fa ripartire i rumors sul voto anticipato. “Vedremo quando sarà il momento giusto”, dice il vicepremier forzista Antonio Tajani sul punto.

Le opposizioni restano all’attacco nel merito ma anche sul metodo. “Meloni ha paura e vuole cambiare le regole del gioco”, l’accusa della dem Simona Bonafé. “Il confronto per loro è fate come diciamo noi”, dice Filiberto Zaratti di Avs. L’esame degli emendamenti in commissione – viene inoltre sottolineato – si è fermato a poco meno della metà, il 49,54 per cento delle proposte di modifica con 215 esaminati su 434 prima che la presidenza mettesse la tagliola per consentire il voto del mandato al relatore. No di tutto il centrosinistra e anche di Azione nel voto finale mentre i vannacciani non hanno partecipato. Vannacciani che sono andati all’attacco della modifica che, con la riformulazione di un emendamento di Azione, prevede l’esonero della raccolta delle firme per chi abbia un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato che si sia formato entro il 2025. Ovvero Azione, Italia viva, Alleanza verdi e sinistra e Noi moderati. “È una marchetta per il partito di Carlo Calenda”, accusa Edoardo Ziello di Futuro nazionale. La proposta, secondo quanto viene riferito, in un primo tempo era stata formulata in maniera diversa, consentendo l’esonero anche al generale ma poi sono emerse alcune valutazioni in particolare riguardo alla tempistica che la raccolta delle firme comporta nella presentazione delle liste. Pronto a dare battaglia Riccardo Magi che va all’attacco anche sulla bocciatura di una serie di suoi emendamenti per la raccolta delle firme digitali. Niente da fare anche per la proposta del centrosinistra in favore dell’alternanza di genere.


di Manlio Fusani