mercoledì 24 giugno 2026
Wwf e associazioni animaliste in questi giorni, si sono scatenate contro il Ddl caccia. Non mi interessa entrare nel merito, porto all’attenzione altre questioni. Anno 1987, referendum sulla caccia: Marco Pani, allora direttore della rivista Panda del Wwf, in una cena, prese posizione a favore del referendum. Allo stesso modo presenti anche altri personaggi del Wwf, tutti con la doppia morale. La cena era a Barbarano, un piccolo paese della Tuscia. Questi signori avevano appena partecipato a una battuta di caccia! Ma, ovviamente, la loro doppia morale, non impediva loro tali distorte posizioni! Fulco Pratesi, ovviamente, era perfettamente a conoscenza della nota passione venatoria dei suoi dirigenti. Fabrizio Pratesi, il fratello dello storico presidente del Wwf, Fulco Pratesi, era un appassionato falconiere, e in famiglia per questo non ci fu mai una rottura. Pratesi non lo scomunicò mai, tutt’altro. Nella riserva del Wwf, a Farnese, all’interno della azienda agricola della nota famiglia, Fabrizio Pratesi è stato visto spesso con i suoi falconi. Una azienda di famiglia oasi del Wwf.
Monica Cirinnà, storica leader dei Verdi è sposata con un noto personaggio del Pd, Esterino Montino. Famoso il ritrovamento in una cuccia per cani a Capalbio di una somma di circa 200mila euro, mai identificata. L’elenco potrebbe continuare. La costante una sola, si predica bene, ma razzola un po’ meno! Il Wwf è stato fondato da un grande appassionato del mondo venatorio, il principe Filippo di Edimburgo. Il Wwf nacque in Svizzera (a Morges) grazie all’impegno congiunto dei due reali, Filippo di Edimburgo e il principe Bernardo dei Paesi Bassi, insieme a noti scienziati e conservazionisti, tra cui il biologo Sir Julian Huxley e l’ornitologo Sir Peter Scott, autore del famoso logo col panda gigante. Dunque, mondo venatorio e mondo ambientalista, senza alcuna distinzione, uniti per promuovere non l’animalismo, ma, il conservazionismo, scienza, e non folclore. Inizialmente il mondo venatorio illuminato, che aveva a cuore l’ambiente, non ideologizzato, e non venduto alla politica, comprese che era fondamentale tutelare il nostro ecosistema. Era questo il principio, alla base del pensiero conservazionista, in contrapposizione con il pensiero animalista, che molti anni più tardi animò, e, scalzò un assunto scientifico, con principi etici, ontologicamente ed assiologicamente insostenibili! Un messaggio escatologico, privo di assunti, che ha alimentato un magmatico universo, animalista, privo di qualsiasi approccio scientifico, etico, ecologico, etologico, che ha prodotto perversione e contraddizioni. C’è chi ama il cane, ma, odia i gatti, chi non sopporta gli insetti, ed ogni altro essere, a seconda del proprio istinto! Il Wwf, associazione ambientalista, alimentò un certo approccio animalista per ovvi motivi. Non possiamo non ricordare Fulco Pratesi, quando alla fine degli anni Ottanta, fu eletto in Parlamento. Stranamente, una nota dirigente del Pci, Grazia Francescato, venne nominata presidente del Wwf, e, Pratesi ne divenne presidente onorario! Senza contare che qualche anno dopo, Grazia Francescato, fu eletta presidente dei Verdi.
Una operazione di maquillage, attraverso la quale, i principi, e valori del conservazionismo, sono stati sacrificati e svenduti. Gli ambientalisti, hanno pertanto tradito un principio, solo per ottenere visibilità e notorietà ed assicurarsi privilegi personali. Od è forse il sottoscritto a pensare male? Tra l’altro, non si capisce come a sinistra possano convivere mondi così diversi, ad esempio le associazioni ambientaliste, e l’Arci Caccia, costola del Pd, nota associazione del mondo venatorio. Chi sa spiegarselo? Sembrerebbe che i pacifisti, riescano a superare ogni divisione, quando è loro interesse. Vogliamo veramente approfondire il tema, senza demagogia, ad esempio con un aperto confronto tra i due mondi, quello venatorio, e quello ambientalista. La gestione della caccia in Italia, e delle riserve faunistico venatorie, è fallimentare. La legge di riferimento, la 157 del 1992, non è mai stata realmente applicata, o meglio osservata. Sono state affidate, attraverso concessioni, milioni di ettari su tutto il territorio nazionale, affinché il mondo venatorio osservasse dei principi condivisibili di gestione. Era questo l’approccio, ovviamente con finalità ambientali e gestione del territorio. Le somme delle quote di caccia, delle riserve di caccia, che dovevano essere reinvestite, ad esempio nell’acquisire terreni, o realizzare zone umide per favorire la protezione, e la nidificazione delle specie venatorie, e per il ripopolamento, come sono state utilizzate? Ovviamente non nel modo sperato ed aziende con finalità sociali, e non di lucro, si sono trasformate in attività con finalità private. In effetti spesso e volentieri, le somme incamerate dalle quote caccia di privati sono finite nelle casse del concessionario, per altri fini.
Ma su questo tema, importante, fondamentale, gli ambientalisti cosa hanno fatto? Forse tra questi due mondi apparentemente in conflitto, esiste un patto di non belligeranza? Andiamo oltre. La recente modifica dell’articolo 16 della Legge 157/92, approvata nell’ambito della Finanziaria 2026, ha inserito una nuova tipologia di azienda faunistico venatoria, quella a fini di lucro, in forma di impresa individuale o collettiva. E gli ambientalisti dove sono finiti? Se la fauna è patrimonio indispensabile dello Stato, ritengo, non si possa mercificare. È questa una norma anti costituzionale! Altra questione, le aziende venatorie non possono vendere i fagiani pronta caccia, ma, dovrebbero essere allevati naturalmente, e non immessi poche ore prima delle battute venatorie, e nonostante questo fenomeno sia noto a tutti, non viene denunciato. Le zone di ripopolamento delle provincie e dello stato, di fagiani, starne, lepri, non sono assolutamente gestite nel modo opportuno, ed anche qui ci sarebbe tanto da dire. A difesa del mondo venatorio, possiamo dire che tutte le specie cacciabili dai fagiani, alle starne alle lepri, sono state da costoro riprodotte, altrimenti già estinte, a causa dell’agricoltura intensiva. Parliamo ora delle aree naturali protette e delle riserve naturali. Appannaggio esclusivo, e vanto delle associazioni ambientaliste. Un vero fallimento. Gli introiti pubblici, utilizzati per mantenere dipendenti, direttori, presidenti, per assicurare alla politica di destra e sinistra, posti sicuri per alimentare il familismo. Incarichi e consulenze, dati a personaggi e militanti delle stesse associazioni ambientaliste, che sono solo papelli, merce di scambio, senza alcun reale effetto pratico. Vogliamo usare il cervello?
Chiediamo il perché nessun ambientalista, non sia intervenuto per risolvere il problema dei gatti randagi, veri e propri killer che uccidono tutto, anche specie protette, più di quanto possa fare il mondo venatorio? I gatti da studi effettuati uccidono, solo per diletto, più uccelli, rettili e altro genere di fauna di quanto possa fare il mondo venatorio! Ovviamente si tace il problema perché queste associazioni animaliste, e, non ambientaliste non possono scontrarsi con le gattare, loro elettrici, ma in Inghilterra e molti altri Paesi il fenomeno è stato largamente studiato. Ma, è la stessa Enpa, ad esempio a denunciare il fenomeno. Od ad esempio noti zoologi. Gli ambientalisti, con grande ipocrisia, accusano che non la nuova normativa sulla caccia, si vuole limitare il parere dell’Ispra. Ma perché non affidiamo all’Ispra, covo ormai, non di zoologi, etologi, ma militanti orientati, un bellissimo studio sui gatti in Italia ed il loro impatto ambientale? Non mi sembra che l’Ispra sia mai intervenuta, su altre note questioni di grave impatto ambientale, causato ad esempio dai numerosi pappagalli, che dovrebbero essere abbattuti perché la cattura è insostenibile, nonostante sia loro noto, considerando il grave problema nella nostra piramide ambientale. Non mi sembra che l’Ispra ed altre associazioni ambientaliste, siano intervenute fattivamente sul contenimento della nutria, del granchio blu, dei black bass ormai predominanti nei nostri laghi, dei pesci siluro, dei gamberi rossi e di tante altre specie invasive che stanno minando la nostra piramide ecologica? Perché?
Non mi sembra siano mai intervenuti, quando gli ambientalisti prendono sovvenzioni dai comuni per allontanare gli storni, imitando con un megafono, il verso amplificato di un falco pellegrino, che è una vera e propria idiozia. Se gli storni si allontanano è perché quel verso amplificato non è più di un nobile falcone, ma, piuttosto, di un resuscitato tirannosauro, non riconoscibile in natura. Senza contare il principio causa ed effetto, spiegato dal noto zoologo Konrad Lorenz. Od i fallimentari centri di raccolta di animali selvatici che erodono somme colossali, che potrebbero essere utilizzati in altro modo. Risposta molto semplice, hanno alimentato una cultura animalista, indottrinando le folle, e, non possono applicare principi di gestione faunistica, perché contro producenti per mantenere loro posizioni di rendita. Ritengo pertanto, che le due forti lobby, quella venatorio e la pseudo ambientalista, pur se apparentemente l’una contro l’altra, giochino in realtà più di sponda per i vari interessi in campo! Un modello di gestione del territorio, non assistenziale, è dunque quello che assicura la pratica della caccia attraverso attente politiche di gestione del territorio. I proventi dovrebbero essere utilizzati per acquisire terreni, che dovrebbero rimanere incolti, come diverse direttive comunitarie auspicano, per favorire la riproduzione di molte specie, ed assicurare loro un corretto sostentamento.
Sono i terreni incolti a mantenere la biodiversità, mentre l’agricoltura intensiva, che è altamente impattante sotto il profilo ambientale, non viene mai messa sotto accusa, per ovvi motivi. Vi immaginate le associazioni ambientaliste denunciare l’agricoltura intensiva, la lobby degli agricoltori! Ed i loro sagaci adepti, per pulirsi le coscienze, si sono trasformati in vegani o vegetariani, come se certi alimenti crescessero sulla luna! L’agricoltura, non a caso è ritenuta responsabile di circa un quinto delle emissioni globali di gas serra, e del consumo intensivo di risorse. I fertilizzanti, pesticidi, consumo idrico e cambio di destinazione d’uso dei terreni sono un serio problema. Un terreno, semplicemente arato, distrugge nidi di uccelli, di mammiferi, di rettili, insetti, una vera strage, sia in superficie, che nel sotto suolo, con un impatto devastante! La verità è che gli ambientalisti, loro soltanto, dovrebbero essere rinchiusi in aree protette, accuditi e tenuti sotto attenta osservazione, per i danni che con i loro messaggi subliminali e la loro ipocrisia hanno causato. Miliardi di euro, che potevano essere utilizzate nella ricerca, per sovvenzionare pratiche agricole sostenibili, ad esempio, sono servite a finanziare ipocrisia e assistenzialismo. Preferibilmente, i nostri ambientalisti, trasferiti, per evitare inutile consumo di territorio, in aree desertiche! Un ambientalista, non è un integralista, non è un animalista, ma, è colui che ha una coscienza, e, profonda sensibilità. Comprende che il creato, gli è stato affidato per essere tramandato alle generazioni future. Generazioni, che hanno il nostro stesso diritto di poterne godere. È un principio di ecologismo solidale, liberale, antistatalista, conservazionista, che si basa sul rispetto, e, sulla consapevolezza che l’uomo ha il dovere di conservare le immense risorse, e, non di congelarle, come inutili propagandisti, bolscevichi, tentano di manipolare per loro biechi interessi!
La natura, non è la difesa di un solo essere, per un principio etico, ma la difesa e conservazione di un territorio, dove ogni prelievo deve essere pensato, senza falsi moralismi. Moralismi che i rosso verdi, reincarnati nel nuovo, edulcorato, camaleontico, involucro, hanno trasformato per promuovere il nichilismo che anima il loro Dna, diffondendo principi artefatti, ponendo uomo ed animale, sullo stesso principio ontologico ed assiologico. E loro, i gran sacerdoti, gli unici ad avere il principio morale, di porsi al di sopra di tutti. Concludo con un mio slogan. Il verde non è rosso. Loro ecopessimisti, noi uomini di sani principi sempre fiduciosi che quando una creatura è divina, e, non discende da scimmie e scimpanzé, la scienza ed il progresso sono e saranno i nostri migliori alleati. Loro ecopessimisti, noi per sempre e solo ecottimisti!
(*) Ex segretario nazionale Verdi Verdi, presidente Ecologisti
di Roberto De Santis (*)