mercoledì 10 giugno 2026
Il centrodestra torna a occuparsi della riforma elettorale. Il testo è atteso nell’Aula della Camera venerdì 26 giugno ma, in base all’andamento dei lavori assembleari, la discussione potrebbe entrare nel vivo il 29. Intanto, il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli sostiene la necessità di “dare all’Italia una legge elettorale che garantisca governabilità e rispetto del voto popolare. Quando ci sarà rifletteremo sulla data del voto, ma sicuramente sarà il 2027, che sia giugno oppure ottobre dipende da tanti fattori”. Nel frattempo, si fa largo l’ipotesi di un voto nella prossima primavera. Peserà di certo la valutazione politica sull’opportunità o meno di accorpare gli appuntamenti elettorali (Comunali e Politiche) in un unico Election day. Per ora il ragionamento viene bollato come “molto prematuro” in ambienti della maggioranza, chiamata a fare quadrato non solo sulla legge elettorale, con il nodo delle preferenze, ma anche sulle prossime candidature. Un fatto è certo: il centrodestra punta su Milano, dove Matteo Salvini ha già organizzato dei gazebo della Lega il 20 e 21 giugno per chiedere ai milanesi chi vorrebbero come sindaco. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa (FdI), ha già detto che “il primo a sapere che non sono decisivi per scegliere il candidato” è però lo stesso Salvini. Ma questi non demorde e pungola gli alleati. “Conto che alcune migliaia di milanesi ci vengano a dire: Vorremmo che dopo Pisapia e dopo Sala ci fosse X e poi il centrodestra, spero in fretta, anche grazie a questo arricchimento portato dalla Lega, decida entro l’estate”.
Sul fronte legge elettorale, per ora, la data cerchiata in rosso resta quella di domani, quando alle 12 è fissata la scadenza per la presentazione degli emendamenti in Commissione Affari costituzionali: maggioranza e opposizione aspettano le mosse gli uni degli altri. I primi si dicono disponibili a ragionare sulle idee “costruttive” della minoranza, il centrosinistra sembra intenzionato a presentare una moltitudine di emendamenti, forse un migliaio, la maggior parte dei quali comuni e soppressivi. Ma probabilmente spunteranno anche proposte singole dei partiti, che – anche all’opposizione – non sono concordi su tutta l’impalcatura di una nuova legge elettorale. Pochi gli aggiustamenti che potrebbero arrivare dal centrodestra in commissione, primo tra tutti uno sul voto di Trentino-Alto Adige e Valle D’Aosta che al momento non viene considerato ai fini del calcolo della cifra elettorale nazionale e dunque del premio. Ma gli azionisti di Governo potrebbero anche decidere di non cambiare nulla subito e rimandare tutto alla discussione d’Aula, dove si attendono gli emendamenti di maggioranza sulla reintroduzione delle preferenze: li ha preannunciati FdI ma anche Noi moderati. Da parte loro, i vannacciani hanno fatto sapere che presenteranno già in commissione un emendamento per ripristinarle. E lo stesso potrebbe fare anche qualche partito di opposizione all’interno di una proposta più ampia. Circostanza che obbligherebbe tutte le forze politiche ad esporsi sul tema. Frattanto, Elly Schlein conferma la propria contrarietà al testo della maggioranza. “Quella sulla legge elettorale è una proposta irricevibile”. Lo afferma la segretaria Pd intervistata alla Pride Croisette, il villaggio culturale e politico del Roma Pride 2026. “Contiene in sé un antipasto del premierato, cioè l’indicazione del premier da depositare insieme al programma. Il premierato era la prima grande riforma di Giorgia Meloni. Stiamo dialogando con le altre forze di opposizione per fare muro e presentare insieme gli emendamenti perché questa legge per noi è irricevibile”.
di Manlio Fusani