Inclusione scolastica e Vannacci

martedì 9 giugno 2026


Migliorare il modello, non smantellarlo

Le recenti dichiarazioni di Roberto Vannacci sulla possibilità di prevedere percorsi o classi separate per gli studenti con disabilità hanno riacceso un dibattito che in Italia sembrava ormai superato. Al di là delle polemiche politiche, la questione centrale è una sola: quale scuola vogliamo costruire per il futuro? L’Italia è stata tra i primi Paesi a scegliere con decisione la strada dell’inclusione scolastica. Una scelta che non nasce da una moda ideologica, ma dal riconoscimento di un principio semplice: ogni studente ha il diritto di condividere gli stessi spazi educativi e sociali dei propri coetanei. L’inclusione non riguarda soltanto l’apprendimento degli studenti con disabilità, ma la crescita dell’intera comunità scolastica.

Questo non significa che il sistema sia perfetto. Le difficoltà esistono e sono sotto gli occhi di tutti: carenza di insegnanti di sostegno, risorse insufficienti, classi numerose, supporti spesso inadeguati e insegnanti di classi comuni impreparati spesso e volentieri. Sono problemi reali che meritano soluzioni concrete. Tuttavia, riconoscere i limiti del modello non dovrebbe portare a metterne in discussione i principi fondamentali. La proposta di separare gli studenti con disabilità rischia infatti di riportare il dibattito indietro di decenni. Se una soluzione non funziona pienamente, la risposta dovrebbe essere migliorarla, non abbandonarla. Nessuno penserebbe di eliminare un diritto perché la sua applicazione presenta delle criticità; al contrario, si dovrebbe lavorare per renderlo effettivo. L’inclusione è certamente complessa. Richiede investimenti, formazione e capacità organizzativa. Ma è proprio questa complessità a rappresentare una sfida che una società moderna dovrebbe affrontare, non evitare.

La scuola non è soltanto il luogo in cui si trasmettono conoscenze: è anche il luogo in cui si impara a vivere insieme, a comprendere le differenze e a costruire una cittadinanza condivisa. Per questo motivo il dibattito non dovrebbe concentrarsi su come separare gli studenti, ma su come offrire a ciascuno gli strumenti necessari per partecipare pienamente alla vita scolastica. Dopo anni di progressi sul terreno dell'inclusione, il compito della politica dovrebbe essere quello di raffinare e rafforzare le soluzioni esistenti, non quello di riproporre modelli che appartengono al passato. Una società si misura anche da come tratta le persone più fragili. E una scuola davvero inclusiva non è un favore concesso a qualcuno: è un beneficio per tutti.


di Vanessa Seffer