venerdì 5 giugno 2026
Un fiume carsico intellettuale. Un fiume che scorre sotto la vita (e i successi) familiare, professionale, politica di Riccardo Pedrizzi. Un fiume che, emerso per la prima volta negli anni Settanta del Novecento (quando Pedrizzi è autore di Lo Stato della Restaurazione, per la benemerita e dimenticata Giovanni Volpe Editore), risale in superficie ai giorni nostri (con Joseph de Maistre – Un conservatore contro le ideologie, presentato da Marcello Veneziani, con prefazione di Giuseppe De Lucia Lumeno, per i tipi di Solfanelli) e, come mi auguro, ancora avrà modo di riemergere in futuro. A trainare la corrente, e a suscitare l’interesse e la speculazione di Pedrizzi, come si è compreso, è Joseph Marie de Maistre, savojardo di nascita, a Chambery il primo di aprile del 1753, e di morte, a Torino il 26 febbraio del 1821, esattamente 205 anni fa. Conte, politico, diplomatico, scrittore, magistrato, giurista, come ha scritto lo studioso e docente francese Patrick Malvezin, autore di Joseph de Maistre ou le mystère du gouvernement (Editions de Chiré, 2023), Joseph de Maistre è assieme il più brillante e il più enigmatico dei pensatori della contro-rivoluzione o, meglio ancora, mi permetto di chiosare, della Reazione, essendo riduttivo farne un pensatore contro o anti.

Lui stesso scrisse: “La contre-revolution ne sera pas un révolution contraire, mais le contraire de la révolution” (“La contro-rivoluzione non sarà una rivoluzione al contrario, ma il contrario della rivoluzione”). Ancora oggi ci si domanda come un giovane magistrato iniziato alla massoneria e succeduto al padre nel 1790 nel Senato del Regno, abbia finito per influenzare uomini del calibro di Jules Amédée Barbey d’Aurevilly, Honoré de Balzac, Charles Baudelaire, George Saintsbury, Alphonse de Lamartine, Juan Donoso Cortés, Léon Bloy, Charles Maurras fino, arrivando ai giorni nostri o quasi, Emil Cioran e Roger Scruton. La risposta è complicata e facile allo stesso tempo. L’attualità di Joseph de Maistre rimane, oggi come ai suoi tempi, proprio nella apparente inattualità, nel conservatorismo illiberale, nel cattolicesimo integrale, che rimaneva e rimane poco comprensibile a governanti e papi. Non solo. Il pensatore savojardo, il quale nella sua vita tanto s’impegnò a svelare la menzogna democratica, che considerava un’autentica presa in giro, torna di attualità nel momento in cui la forma di governo democratica viene messa in discussione nella ideologia e nella pratica.
A causa di un vizio originario, avrebbe sottolineato, in quanto forma di governo e nazione non possono essere dissociati (a differenza di quanto prescriveva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1798 per cui la nazione è praticamente un’associazione giuridica di persone) dalle loro essenze e radici: le particolarità culturali, etniche, religiose, linguistiche. Riccardo Pedrizzi, che di Joseph de Maistre ha studiato in particolare gli scritti politici, con i propri “spunti di riflessione” ci ricorda come “la critica alla modernità, l’enfasi sull’autorità, il valore della tradizione e la dimensione spirituale del vivere umano”, il pensiero forte in contrapposizione a debolezze e relativismi insomma, siano quanto mai di attualità se non vogliamo soggiacere alla oclocrazia o alla schiavitù dell’algoritmo, rappresentando altrettanti capisaldi da cui partire per affrontare le sfide del presente e del futuro.
(*) Joseph de Maistre. Un conservatore contro le ideologie di Riccardo Pedrizzi, presentazione di Marcello Veneziani, prefazione di Giuseppe De Lucia Lumeno, Solfanelli 2025, 150 pagine, 12 euro
di Pietro Romano