La memoria come responsabilità quotidiana

sabato 23 maggio 2026


In occasione del 23 maggio, Giornata della Legalità, l’Italia si ferma per ricordare una delle pagine più dolorose della sua storia: la strage di Capaci del 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Una ferita ancora aperta nella coscienza del Paese, che a distanza di anni continua a rappresentare il simbolo del coraggio di chi ha scelto di combattere la mafia fino all’ultimo respiro.

Il 23 maggio non è soltanto una ricorrenza commemorativa, ma un richiamo collettivo alla memoria, alla responsabilità e all’impegno civile. In questa giornata si omaggiano tutte le vittime innocenti della mafia e si ricordano le drammatiche stragi del 1992, che pochi mesi dopo portarono via anche il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta in via D’Amelio.

Ricordare significa trasmettere alle nuove generazioni il valore della legalità, della giustizia e del coraggio, affinché la memoria diventi uno strumento vivo di coscienza collettiva e di lotta contro ogni forma di criminalità organizzata.

In questo contesto si inserisce anche il lavoro della regista e scrittrice Debora Scalzo, che attraverso il docufilm Paolo Vive ha scelto di raccontare non soltanto la figura istituzionale del giudice Paolo Borsellino, ma soprattutto la sua dimensione umana, il suo coraggio e il senso profondo del dovere. Presentato anche al Festival di Cannes e distribuito in oltre 150 Paesi, il progetto rappresenta un’importante testimonianza culturale e civile per mantenere viva la memoria delle vittime della mafia e sensibilizzare le nuove generazioni sui valori della legalità e della giustizia.

Debora, con il docufilm Paolo Vive, quale messaggio desidera trasmettere soprattutto ai giovani riguardo alla memoria e alla legalità?

Il 23 maggio non è soltanto una data da commemorare, ma una ferita ancora aperta nella coscienza del nostro Paese. Con Paolo Vive ho voluto trasmettere soprattutto ai giovani un messaggio molto chiaro: la memoria non deve essere un rito formale, ma una responsabilità quotidiana. Paolo Borsellino continua a vivere attraverso le nostre scelte, il nostro coraggio e il rifiuto di ogni forma di omertà e indifferenza. Ai ragazzi voglio dire che la legalità non è una parola astratta, ma un atto concreto fatto di rispetto, dignità e libertà. Conoscere la storia di uomini come Borsellino significa comprendere che ciascuno di noi può fare la differenza.

Portare Paolo Vive al Festival di Cannes, all’interno del Padiglione Italia, è stato un riconoscimento importante. Che valore ha avuto per lei raccontare la figura di Paolo Borsellino in un contesto internazionale così prestigioso?

Portare Paolo Vive al Festival di Cannes, è stato per me un onore immenso e una grande responsabilità. Raccontare Paolo Borsellino in un contesto internazionale così prestigioso ha significato dare voce non soltanto a un magistrato simbolo della giustizia italiana, ma a un uomo che appartiene alla coscienza universale. Cannes mi ha fatto capire quanto la sua storia riesca ancora oggi a parlare al mondo intero, perché i valori che ha difeso ‒ verità, giustizia, coraggio ‒ non hanno confini. È stato emozionante vedere come il suo sacrificio venga percepito come patrimonio umano e civile internazionale.

Il docufilm è oggi disponibile in 150 Paesi attraverso Amazon Prime. Quanto è importante, secondo lei, internazionalizzare il racconto della lotta alle mafie e far conoscere al mondo il sacrificio di uomini come Paolo Borsellino?

Internazionalizzare il racconto della lotta alle mafie significa rompere il silenzio e far comprendere che le mafie non sono un problema soltanto italiano, ma una minaccia globale che si combatte attraverso la cultura, l’educazione e la consapevolezza. Far conoscere al mondo il sacrificio di Paolo Borsellino significa mantenere viva la memoria di chi ha scelto di non piegarsi mai. Credo che il cinema abbia il dovere di attraversare i confini e portare queste storie ovunque, soprattutto alle nuove generazioni.

Nel realizzare Paolo Vive, quali aspetti umani del giudice Paolo Borsellino ha sentito maggiormente il bisogno di raccontare oltre alla sua figura istituzionale?

Nel realizzare Paolo Vive ho sentito il bisogno di raccontare soprattutto l’uomo Paolo Borsellino: il padre, l’amico, il servitore dello Stato profondamente umano. Dietro la figura istituzionale c’era un uomo che amava la vita, la famiglia, i suoi affetti e che, pur consapevole del pericolo, non ha mai smesso di sorridere e di credere nella giustizia. Mi interessava mostrare la sua straordinaria umanità, il suo senso del dovere vissuto con dolore ma anche con grande dignità. È proprio questa dimensione umana che rende la sua storia ancora più potente e vicina alle persone.

Cinema e cultura possono diventare strumenti concreti di educazione civica e cambiamento sociale. Quanto crede nel potere del cinema come mezzo per costruire coscienza collettiva contro ogni forma di criminalità organizzata?

Credo profondamente nel potere del cinema come strumento di educazione civica e cambiamento sociale. Il cinema ha la capacità unica di arrivare alle coscienze, di emozionare e di far riflettere. Quando racconta storie vere, storie di coraggio e giustizia, può diventare una forma concreta di resistenza culturale contro ogni forma di criminalità organizzata. Un film non cambia il mondo da solo, ma può accendere domande, creare consapevolezza e soprattutto lasciare un segno. Per me fare cinema significa anche assumersi una responsabilità civile e umana.

In una società dove spesso la memoria rischia di affievolirsi, cosa significa oggi continuare a raccontare storie di coraggio, giustizia e sacrificio come quella di Paolo Borsellino?

Oggi continuare a raccontare storie come quella di Paolo Borsellino significa impedire che il tempo cancelli il valore del sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia. Viviamo in una società veloce, dove spesso la memoria rischia di diventare superficiale o di affievolirsi, ma senza memoria non esiste futuro. Raccontare il coraggio, la dignità e il senso dello Stato di uomini come Borsellino significa educare le nuove generazioni alla responsabilità, alla libertà e al rispetto della verità. Significa ricordare che la giustizia non è mai scontata e che ognuno di noi ha il dovere di difenderla ogni giorno.


di Claudia Conte