venerdì 22 maggio 2026
L’Italia non è più solo cristiana. Da una settimana si discute se l’azione del sig. Salim El Koudri a Modena sia un attentato o una violazione al codice della strada. Non è l’unico caso di confusione informativa. Anche l’ennesima flotilla, sempre coordinata da organizzazioni vicine o ad Hamas o ai Fratelli musulmani, ha dichiarato apertamente di voler portare solidarietà a Gaza, rompere il blocco navale israeliano ed è stata nuovamente fermata. I due punti sono collegati. Oscilliamo tra colpevolisti del jihad e colpevolisti della follia.
L’ITALIANITÀ
Non è solo in una nota trasmissione gastronomica che si parla di italianità. Il sig. El Koudri è italiano e lo definiscono matto. Se i suoi avvocati avessero abbastanza fantasia, potrebbero citare in giudizio tutti quelli che hanno ripetuto questa affermazione e risolvere per questa via la condizione di indigenza dell’interessato. La pazzia non certificata è diffamazione. Sarebbe un colpo di scena.
LA MATRICE TERRORISTICA
Matto significa non terrorista. Eppure, a casa di El Koudri, sottolineano con tempismo le ragazze e i ragazzi di Free4Future, sono stati trovate password di accesso a cripto valute, cellulari, computer, una PlayStation. Anche l’avvocato dell’attentatore è lo stesso che difende gli esponenti delle organizzazioni islamiste d’Italia. Cosa cambia se sia matto o terrorista? Forse solo la pena detentiva. Il quadro complessivo è identico. La strage è stata tentata.
E POI C’È LA FLOTILLA
Israele ha fermato la nuova ondata di barche a vela, stavolta partite dalla Turchia. Il ministro Itamar Ben-Gvir dopo gli arresti in alto mare ha inscenato un’ignobile gazzarra degna degli arresti arbitrari di una nota manifestazione di Genova di qualche anno fa. Risultato? Si parla dell’idiozia di un ministro israeliano, con la rapida estensione all’intero Stato d’Israele, e con la solita estensione anti ebraica, nel più perfetto effetto Dreyfus. In questo frastuono antisemita nessuno si occupa dei palestinesi, vittime della feroce repressione interna che provoca la dura risposta di Israele. I fatti evaporano. La politica scivola verso l’esaltazione dei regimi più sanguinari della Terra. L’antiamericanismo si veste dei chador, si intona alle spose e ai soldati bambini, al ritorno della schiavitù come fenomeno ordinario, la strage come protesta politica. Follia di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ma anche di tanti fascisti filo islamisti. Più di El Koudri.
IL JIHAD
Jihad un tempo non ha significato guerra da svolgere in qualsiasi modo e qualsiasi mezzo. Jihad è stato a lungo e per molte interpretazioni, impegno, sforzo, dovere di carità e somiglianza del profeta Issa, il nostro Gesù che per l’Islam non è Dio. La Misericordia di Maryam, madre di Issa, è la stessa per cristiani e musulmani. Il Jihad che spinge a imitare le opere di Gesù e Maria è molto meglio di quello delle stragi, delle guerre, e dei mercati di schiave che si tengono anche a Gaza. C’è qualcosa da fare, culturalmente. Non si fa. E si balbetta davanti ad un’emergenza comune a tutti i popoli. È un balbettìo pazzo anche questo.
LA STRADA DI MUSTAFA KEMAL
Ataturk, il padre dei turchi, decise di portare tutti gli imam della nuova Turchia sotto la diretta dipendenza dello Stato. Aveva scelto di proibire la sharia e copiare la legge civile svizzera. Difese la Carta costituzionale laica con la guardia militare. A seguito delle insistenze dell’Unione europea, guidata dai francesi, all’esercito turco fu tolto questo compito. Oggi Recep Tayyip Erdoğan è molto amico dei Fratelli musulmani. Presto anche la Turchia potrà essere vittima della violenza dell’Islam dittatoriale e sanguinario.
TRA BAVA BECCARIS E SALVINI
In Italia, la difesa dal terrorismo islamico è rappresentata da due figure principali: Matteo Salvini e il generale Savonarola. Pardon, Beccaris. Ma no, generale… niente, non mi viene il nome. Comunque i due ex sodali di partito si scatenano contro il delusionale attentatore di Modena e reclamano la cacciata degli stranieri. Ma l’attentatore è modenese, anche se non si chiama Rossi o Ferrari. Invocano la revoca della cittadinanza per tutti quelli che si chiamano strano. In pericolo anche le pasticcerie Caflisch o Perathoner? Pronta per l’espulsione anche Lilli Gruber?
IL NOSTRO PROBLEMA È LA LIBERTÀ
Superato lo schermo delle parole inutili, sappiamo che le cacce allo straniero non aiutano. Ci sono due miliardi di musulmani nel mondo. È interesse di tutti evitare che siano incendiati da una falsa religione. Se El Koudri segua Khamenei o sia folle o violento non ci interessa, dal punto di vista politico. A noi interessa che la libertà sia garantita. Una delle strade da percorrere è quella di cominciare a rendere eretico l’Islam violento da parte degli stessi musulmani. Questo elemento lega El Koudri ai terroristi islamici che si fanno Stato, dall’Afghanistan all’Iran, passando per la Palestina. Tutti matti, più o meno organizzati, che si ispirano all’idea della prigione della mente e dei corpi, a cielo aperto.
I COLORI DELLA SCHIAVITÙ
Le prigioni della mente, dei corpi e della libertà sono esaltate dalle destre rosse e nere di mezzo mondo. A quelle destre danno fastidio l’America, l’Europa e la democrazia liberale che rende liberi uomini e donne. Ah, il generale di prima si chiama Roberto Vannacci. Ripete propaganda russa, alleata di quella iraniana, e quindi è antitaliano. Lui, antioccidentale, nessuno lo chiama matto. Misteri linguistici. Ma anche lui disprezza la libertà. Quel disprezzo a volte si colora di Islam, qualche altra di fascismo, qualche altra di post marxismo. Rosso, nero, verde, conditi dal bianco della purezza omicida. Quei colori mi ricordano più di qualche bandiera che sventola nelle piazze e promettono morte fisica e della libertà. Dobbiamo agire per trasformare l’Islam in religione di pace per risparmiarci anni di lotte e guerre. Dobbiamo sconfiggere i fascisti neri e rossi al servizio dei nemici della libertà, russi e iraniani in testa. Democratizzare l’Islam si può fare. Ci siamo riusciti anche col Cristianesimo. Dobbiamo spingere perché il pendolo del jihad torni verso la democrazia.
di Claudio Mec Melchiorre