lunedì 18 maggio 2026
Matteo Piantedosi è molto preoccupato. La tentata strage di Modena ha riaperto il dibattito che “riguarda le seconde generazioni” di migranti. In un’intervista esclusiva al Giornale, il ministro dell’Interno sottolinea l’eccezionalità del tragico episodio. Salim El Koudri, il 31enne che sabato ha investito sette persone in pieno centro a Modena, è cittadino italiano (di origine marocchina) dal 27 settembre 2009, quando aveva 14 anni. Ma chi è veramente Salim? Come rimarca Piantedosi, “è figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano, laureato. È un soggetto a cui è stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e questo rende più complesso inquadrare la vicenda. Ha manifestato rancore e insoddisfazione per la propria condizione lavorativa e sociale. In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i bastardi cristiani e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa. Potrebbe essere stato animato da un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni. Allo stato degli atti, non ha dato segnali di radicalizzazione islamista strutturata, non risultando appartenente a reti di propaganda fondamentalista. Dalle perquisizioni e dalle analisi dei telefoni, al momento, non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente. Ma l’esatto inquadramento lo avremo quando gli inquirenti completeranno il loro lavoro e, in ogni caso, tutto questo non può portare a liquidare l’attacco come il gesto di un folle isolato. Parliamo comunque di un’aggressione deliberata contro civili inermi, di una gravità assoluta, che pone interrogativi profondi sul disagio sociale, sull’integrazione e sui percorsi identitari di alcune seconde generazioni. Sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante”.
Da tempo il Viminale tiene la guardia alta sui cosiddetti lupi solitari. “La minaccia è oggi una delle più insidiose”, rimarca Piantedosi. “Parliamo di individui che spesso si radicalizzano in solitudine, consumano propaganda online e colpiscono senza una struttura organizzata alle spalle. Questo rende molto più difficile prevenire ogni singolo gesto. Intelligence, controllo del territorio e monitoraggio dei processi di radicalizzazione restano strumenti decisivi e l’Italia, sotto questo profilo, dispone di un sistema di prevenzione tra i più avanzati in Europa. Come ho detto, però, in questo caso è ancora troppo presto per avere un quadro definitivo. Le indagini sono in corso e bisogna consentire all’Autorità giudiziaria di svolgere tutti gli accertamenti necessari senza conclusioni affrettate”. Al di là delle condizioni di salute di Salim El Koudri, “l’episodio resta gravissimo in ogni caso. Se dovesse emergere una matrice radicale o terroristica, bisognerebbe capire come un eventuale percorso di radicalizzazione possa essere sfuggito a un sistema di prevenzione che in Italia, come ho detto, è all’avanguardia. Se invece ci trovassimo davanti a una deriva psichiatrica o a un gesto emulativo, il problema non sarebbe affatto minore. Bisognerebbe comunque interrogarsi su come segnali così pericolosi possano essere rimasti invisibili. Soprattutto in una regione come l’Emilia-Romagna, che storicamente rappresenta un modello avanzato sul piano sociale e dell’assistenza territoriale. In entrambi i casi sarebbe sbagliato minimizzare. Quando qualcuno decide di trasformare un’auto e un coltello in strumenti per colpire civili innocenti, lo Stato ha il dovere di interrogarsi fino in fondo su come sia potuto accadere”.

Per il ministro dell’Interno, “ogni episodio di questa gravità impone una riflessione seria sugli strumenti a disposizione dello Stato. Questo Governo è già intervenuto con decisione anche attraverso i recenti decreti sicurezza, rafforzando gli strumenti di prevenzione, controllo ed espulsione nei confronti di soggetti socialmente pericolosi e accelerando le procedure che riguardano chi rappresenta un rischio per la sicurezza pubblica. Oggi l’Italia dispone di un quadro normativo molto più solido rispetto al passato. Ma la sicurezza non si garantisce una volta per tutte: serve aggiornare continuamente gli strumenti investigativi, rafforzare il coordinamento informativo e aumentare la capacità di intercettare in tempo ogni segnale di rischio, senza sottovalutare nulla”. Il leader della Lega Matteo Salvini ha proposto la revoca del permesso di soggiorno per chi delinque, sull’onda dei fatti di sabato. Secondo Piantedosi, c’è aspetto dirimente. “Chi viene accolto in Italia deve rispettarne le leggi e i valori. È un principio di civiltà prima ancora che politico. E questo Governo ha già rafforzato gli strumenti che consentono di intervenire più rapidamente nei confronti di soggetti socialmente pericolosi. Ma bisogna anche sfatare un mito: non basta avere un permesso di soggiorno o, talvolta, perfino la cittadinanza per dire che l’integrazione sia riuscita. L’integrazione è un processo molto più profondo e complesso, che riguarda educazione, legalità, lavoro, condivisione dei valori democratici e condizioni sociali reali. E talvolta, soprattutto nelle seconde generazioni che crescono in contesti di disagio o marginalità, questo percorso può fallire”. Come fa notare il Giornale, sembra già partita la corsa della sinistra a circoscrivere la tentata strage ai problemi psichiatrici di un “italiano di seconda generazione” integrato e laureato. Per il ministro, “le semplificazioni sono sempre fuorvianti. L’integrazione non si misura con un titolo di studio, un passaporto o con un’etichetta sociologica. Chi usa la violenza contro innocenti va giudicato severamente per quello che ha fatto. Sarebbe superficiale negare il problema del disagio psichico, tanto quanto usare questo elemento per evitare una riflessione più ampia sulle fragilità identitarie, sociali e culturali che possono emergere anche nelle seconde generazioni. Qualora emergesse un disagio psichiatrico, ciò non cancellerebbe la gravità del fatto né il dovere dello Stato di capire perché è successo”.
di Michele Perseni