Fratelli d’Italia rilancia il confronto sulla legge elettorale

lunedì 27 aprile 2026


Luca Ciriani rilancia il dibattito sulla legge elettorale. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento torna a parlare della riforma in un’intervista al Corriere della sera. “Vorrei sapere dalla sinistra – afferma – specialmente il Pd, cosa vogliono fare: hanno una proposta? Se vogliono la palude dei governi tecnici o di larghe intese che si avrebbero con l’attuale legge allora inutile fare le primarie”. Il big di Fratelli d’Italia provoca il centrosinistra. “Spero che non sia vero che vogliano lasciare a noi il compito di fare una legge senza metterci la faccia per poi godere del risultato che la legge assicura”. Che si aggiunge all’auspicio di una conclusione rapida della doppia lettura in Parlamento della riforma del premierato. Ma i desiderata del ministro si scontrano con il muro alzato dai dem e dalle altre forze di opposizione. A partire dal responsabile Riforme del Pd Alessandro Alfieri. “Le frasi di Ciriani – sottolinea il senatore dem – dimostrano che non hanno compreso il messaggio del referendum. Non si può andare avanti a forzature sulle regole democratiche, sul premierato così come sulla legge elettorale”. In un’intervista al Giornale, Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia, sostiene che, “al di là delle prese di posizione ideologiche, molte forze di sinistra abbiano valide ragioni per cambiare la legge elettorale. Troveremo un terreno comune. È nell’interesse di tutti, ma soprattutto dei cittadini, approvare una legge che dia stabilità al governo e alla nazione”.

Intanto, fonti parlamentari di maggioranza sottolineano che le sensibilità nella coalizione di centrodestra sono diverse, anche all’interno degli stessi partiti. E c’è anche qualcuno che punta il dito verso una scarsa attenzione al tema da parte della Lega. A Igor Iezzi, però, deputato del Carroccio cofirmatario del testo, questo non va giù. “Noi non rallentiamo – dichiara – siamo l’unico partito che non ha chiesto audizioni. Se avessimo voluto rallentare le avremmo chieste. Andiamo avanti con una discussione sul merito e senza forzature, dove ognuno esprima la sua posizione”. Poi precisa: “per ora non c’è nessun motivo di modificare l’accordo” fatto dalla coalizione. E in quel per ora c’è chi legge una possibilità che il testo venga modificato. Non prima, però, della conclusione del ciclo di audizioni che comincerà questa settimana in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Gli auditi saranno circa 70, per un percorso che il presidente Nazario Pagano vorrebbe terminare entro maggio. Poi la partita entrerà nel vivo.


di Manlio Fusani