Infallibile o intoccabile?

martedì 14 aprile 2026


Alla domanda di un giornalista che gli chiedeva quali reazioni avrebbe avuto in relazione alle invettive di Donald Trump Papa Leone XIV ha affermato che, in buona sostanza, non aveva intenzione di rispondere e che, comunque, non ha paura del presidente americano. Dunque, invece che dare a tutti una dimostrazione pratica di dialogo, il Pontefice, sic et simpliciter, nemmeno risponde. Forse il dialogo esige un linguaggio speciale, una specie di preliminare accettazione reciproca? Se così fosse il dialogo, come del resto ho sempre pensato, non farebbe altro che identificarsi con il metodo classico della diplomazia e non rappresenterebbe il messaggio centrale e sedicentemente innovativo del Concilio Vaticano II. Ma, forse, la concezione vaticana attuale prevede un’apertura dialogante condizionata da una tacita premessa, quella per cui il dialogo viene riservato, peraltro solo potenzialmente, ad entità, Governi e partiti inclusi, che non appartengano alla detestata tipologia del capitalismo.

Si tratta di un’ipotesi suffragata non solo dai continui riferimenti al profitto come categoria demoniaca e alla costante insinuazione circa l’ambizione di potere come caratteristica del mondo capitalistico, ma anche dall’assenza altrettanto perenne di riferimenti alle nefandezze non solo dei regimi comunisti, presenti e passati, ma anche di quelli teocratici, pure loro presenti o passati. Il linguaggio brutale di Trump costituisce un’aperta repulsione della tradizionale prassi diplomatica, nella quale, invece, è felpatamente maestro il Vaticano, e mette subito al centro i temi centrali dei conflitti politici. Una rapidità straightforward, come dicono a Washington, che solleva ondate di disapprovazione nelle anime delicate ma che, siamo sinceri, molti di noi condividono pienamente. Il Papa è infallibile su temi strettamente religiosi ma, che io sappia, non è intoccabile sotto ogni altro aspetto. Meno che meno se lo si considera nella sua seconda veste, ossia quella di capo di Stato di una monarchia assoluta, anche se elettiva. Una ambiguità, questa, che dobbiamo ai Patti lateranensi e che ha messo in grado il Vaticano di cambiare abbigliamento a seconda della convenienza per cui non sappiamo mai se il Pontefice parla in quanto capo di Stato oppure come successore di San Pietro.

Di fatto, tuttavia, nonostante l’attuale smarrimento di intere generazioni di fronte a eventi epocali sia sul piano internazionale sia sul piano dell’individuo che, soprattutto in un Occidente, appare sempre più disorientato e catturato da vari ordini di seduzioni materialistiche, manca del tutto, almeno nelle dichiarazioni e nelle apparizioni pubbliche del Papa, qualsiasi riferimento alla spiritualità, alla fede e quindi alla questione divina. Pochissima teologia, insomma, e molta sociologia orientata da una visione del male come prerogativa del mondo individualistico liberale senza però alcuna chiara indicazione alternativa. A meno che pensiamo ad un partito che, come la Democrazia cristiana, ha osato coniugare i due livelli, quello politico e quello religioso, traendone un notevole successo elettorale. Un precedente che, pur avendoci fortunatamente difesi dal pericolo comunista, potrebbe presentarci il conto di fronte al possibile emergere di nuovi partiti o movimenti ispirati a qualche altra religione. Con cui il dialogo potrebbe rivelarsi assai più difficile e drammatico rispetto a quello con Donald Trump.


di Massimo Negrotti