lunedì 13 aprile 2026
La ‘maledizione’ Finmeccanica sembra giunta a conclusione con l’indicazione di Lorenzo Mariani a prossimo amministratore delegato di Leonardo (ex Finmeccanica), il gruppo italiano dell’aerospazio e difesa, una dei grandi ‘player’ mondiali del settore e uno dei rari protagonisti tricolore dell’economia globale. Finalmente, dopo dodici anni, anche Leonardo torna ad avere ai vertici un uomo del comparto, come tutti i concorrenti mondiali, un executive che conosce le aziende e le persone dall’interno (senz’aver bisogno di qualcuno che gliele racconti) e conosce ed è conosciuto a livello internazionale.
Attuale ‘numero uno’ di Mbda Italia (la parte nazionale del consorzio missilistico europeo), Mariani, ingegnere elettronico, dopo una esperienza di ufficiale della Marina militare ha svolto l’intera carriera ultratrentennale all’interno della galassia Finmeccanica-Leonardo. Un uomo esperto del settore mancava al piano più alto del palazzo di piazza Monte Grappa dal 15 maggio del 2014, quando alquanto inaspettatamente il governo di Matteo Renzi non confermò nel ruolo apicale Alessandro Pansa, nominato Ad un anno prima in un momento molto turbolento per l’azienda squassata da indagini giudiziarie culminate nell’arresto del ‘numero uno’ Giuseppe Orsi, poi assolto da ogni imputazione. Era andata peggio al ‘padre’ di Finmeccanica e artefice di diversi suoi successi, Pier Francesco Guarguaglini, paralizzato nella sua azione da una sorta di congiura mediatico-giudiziaria che costrinse il ‘comandante’ (o più confidenzialmente il ‘Guargua’) alle dimissioni il primo dicembre del 2011 per delle accuse che furono in seguito addirittura archiviate. Una congiura mediatico-giudiziaria che ebbe il solo risultato di indebolire un colosso italiano che cominciava a impensierire i concorrenti stranieri, europei in primo luogo.
Nei suoi tre anni alla guida di Finmeccanica, Moretti compì due scelte, a parere di chi scrive entrambe disastrose. Cambiò il nome del gruppo in Leonardo, un appellativo banale e inflazionato, quasi a confermare dall’interno che Finmeccanica fosse una vergogna nazionale, una constatazione come si è visto smentita poi dalla magistratura. E vendette il comparto ferroviario ai giapponesi di Hitachi (come aveva ‘proposto’ fin da quando era ‘numero uno’ delle Ferrovie, non si sa a quale titolo) dopo che lo Stato italiano e Finmeccanica lo avevano risanato e alla vigilia di investimenti miliardari da parte di Fs e regioni.
Scalzato Moretti, dopo appena tre anni per la condanna per la strage ferroviaria di Viareggio del 2009, confermata fino in Cassazione, a sostituirlo venne chiamato un alto dirigente bancario, anche lui di spiccate simpatie politiche di sinistra, Alessandro Profumo. Profumo è rimasto al vertice di Leonardo dal marzo 2017 al maggio 2023. Meno devastante del predecessore, di Profumo si ricordano la riorganizzazione interna e una operazione di difficile comprensione strategica, quale l’oneroso ingresso nella società tedesca Hensoldt, specializzata nei sensori, i radar e i sistemi opto-elettronici: una partecipazione per la quale di recente è stata anche ventilata la vendita. Per il resto, molto tran-tran e tanto impegno profuso al di fuori del ‘core business’.
Tre anni fa, cambiato l’orientamento politico del governo, non è mutato l’andazzo per Leonardo ai cui vertici è arrivato Roberto Cingolani, un fisico di elevata caratura internazionale nominato ministro della Transizione ecologica nell’esecutivo di Mario Draghi. Persona di spessore, certo, dotata di un enorme attivismo ma che, comunque, non appartiene al settore. Come mi raccontava il compianto ingegner Guarguaglini, invece, il comparto dell’aerospazio e difesa si fonda molto sui rapporti personali, una constatazione tanto più importante in un periodo di accelerazione dei progetti comuni. Progetti comuni sui quali Cingolani si è speso molto stringendo diverse alleanze internazionali nelle quali, però, è il caso a esempio dello spazio, la parte italiana sembra avere un ruolo di secondo piano. Insomma, l’impressione è che davanti a Lorenzo Mariani si apra una strada tutt’altro che agevole. Ma anche che il governo abbia fatto la scelta giusta. Per Leonardo. Per l’Italia.
di Pietro Romano