Forza Italia, Barelli si è dimesso da capogruppo alla Camera

lunedì 13 aprile 2026


Paolo Barelli prima “resiste” poi si arrende. Il capogruppo alla Camera di Forza Italia si è dimesso dall’incarico aprendo, con le sue dichiarazioni una ferita in seno al partito. “Ho convocato l’assemblea del gruppo parlamentare di Forza Italia alla Camera per domani sera”, si legge in una nota. “In quella sede, considerando conclusa la mia esperienza di presidente, formulerò una proposta per la successione a questo incarico. È mia ferma intenzione continuare con la stessa intensità il mio impegno politico e il mio sostegno al governo guidato da Giorgia Meloni”. Dopo il vertice di venerdì 10 aprile a Cologno Monzese, in cui Marina e Pier Silvio Berlusconi, alla presenza del sempiterno Gianni Letta, avevano rinnovato la fiducia al segretario Antonio Tajani, sembrava tornata la quiete tra gli azzurri. Ma le parole di Barelli hanno riacceso la miccia. Lasciando Palazzo Chigi, il dirigente forzista, in predicato di essere nominato sottosegretario, ha espresso un giudizio sferzante sugli eredi del fondatore di Forza Italia. “Normalmente i partiti si guidano dall’interno”, è stata la stoccata barelliana. Con una precisazione. I figli di Berlusconi “hanno normalmente un affetto scontato per il partito, che è carne della loro carne, frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio che si interessino. Dopodiché c’è la quotidianità, e bisogna starci dentro”. Barelli ha chiarito che nel Palazzo del Governo aveva incontrato “funzionari” per questioni legate a “provvedimenti sulla sanità”.

Nel primo pomeriggio usava toni carichi d’orgoglio. “Quando sarà il momento – aveva dichiarato – dirò che faccio altro, casomai. Non mi ha dimesso nessuno. Molti hanno parlato di firme, ma le firme non ci sono. Peraltro, è pure brutto, un fatto pratico, materiale, però questo è il dato reale. Chiaramente – aveva aggiunto – non è che mi pagano per fare il capogruppo. Detto questo, adesso si ragionerà, si parlerà, e chiaramente il riferimento mio è il gruppo, non è l’esterno”. Facendo riferimento implicito ad alcune perplessità emerse in questi mesi sulla gestione del partito da parte della famiglia Berlusconi, aveva chiosato: “Ho sentito pure dire della romanità che non funziona. Ma noi abbiamo comandato il mondo, abbiamo fatto sudditi in tutto il mondo, pure in Padania. Detto questo, tenete presente che io ho padre milanese, madre trentina della Val di Non, e mia zia Armida Barelli ha fondato l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Azione cattolica femminile. A proposito di diritti, è colei che ha guidato l’emancipazione delle donne, portate la prima volta al voto con una grande campagna elettorale di questa nobil donna, la sorella mio nonno”.

Poi era arrivata la rivendicazione di Barelli. “Chiedetelo a Tajani. Io sono stato indicato” come capogruppo “da Silvio Berlusconi, presidente del partito. Sono stato eletto dai parlamentari. I parlamentari erano 44 alle elezioni, come i gatti, ora sono 54, sono 10 di più, oltre il 25 per cento in più di incremento, ai quali non è stato promesso nulla. Sono venuti – aveva aggiunto Barelli – perché hanno fiducia nel capogruppo, hanno fiducia partito di Forza Italia e nella crescita. Questi sono dati reali. Dopodiché, morto un papa se ne fa un altro. Siamo tutti indispensabili e nessuno è indispensabile. Andiamo tutti in piscina a nuotare, che fa bene alla salute. C’è stato un lavoro di successo da parte del gruppo, e io onestamente, come capogruppo, credo di averlo rappresentato in maniera positiva. Dopodiché, non è sono cose a vita queste, non è che c’è il reame per cui il re deve rimanere a vita, no? Il re fa altre cose”.

Rispondendo ai giornalisti sul suo futuro, Barelli aveva detto che non rappresentava un problema. “Voglio dire – aveva rimarcato – qui fra un anno si vota. Bisogna vincere le elezioni. Cioè, non è che uno ha pagato di più o di meno, voglio dire, non è quello il tema. Però questi sono i dati, no? Io poi sui dati so questo. Poi dopo, se il Signore o chi guida le truppe ritiene cose diverse, ci sono tante cose da fare, non è che uno sta qua incollato”. Parlando di Enrico Costa, in predicato di prendere il suo posto come capogruppo forzista, Barelli aveva detto si tratta di “uno dei 10 che è venuto grazie anche al lavoro mio, sono io che l’ho fatto vicepresidente della commissione Giustizia, no? Lui è uno molto specializzato su questa materia, è una brava persona, un amico mio”. Barelli, presidente della Federnuoto, aveva sottolineato che Costa “è presidente di una piccola federazione che si chiama Pallapugno. È una disciplina associata, una piccola federazione riconosciuta dal Coni. La Pallapugno si gioca specialmente nel Piemonte”. Però non è un ruolo incompatibile con il ruolo di capogruppo? “No – aveva replicato Barelli – non l’ho detto. Sto dicendo che lo conosco anche sul versante sportivo, siamo molto amici. Ripeto, sta in Forza Italia grazie a me”.

Proprio per questi motivi – era il ragionamento di Barelli – “non c’è nessuna necessità di dimettersi da presidente della Federazione italiana nuoto. Non mi sono mai posto il problema. Ho letto che Barelli chiede ministeri, ma i vostri informatori vi hanno informato male, perché Barelli non ha chiesto niente, non ha assolutamente chiesto nulla, non c’è bisogno di nulla. E sta nel centrodestra saldo, e diffida in chi magari prevede soluzioni diverse e basta”. Barelli non lascerà mai il nuoto. “Come faccio a lasciarlo? Io sono capace a nuotare, galleggio, salvo la vita agli altri. Perché imparare a nuotare significa salvare la vita non solo a sé stessi. Il salvavita non si tocca”, aveva sorriso Barelli, rivendicando il suo terzo posto con la staffetta ai Campionati mondiali del 1975, “la prima medaglia maschile a livello mondiale, io c’ero”. Infine, a metà pomeriggio, è arrivata la nota con cui ha ufficializzato le proprie dimissioni da capogruppo alla Camera di Forza Italia.


di Manlio Fusani