“Asp Sant’Alessio: vogliono cacciare il dg perché impedisce vendita patrimonio di pregio?

mercoledì 25 marzo 2026


Nella Commissione trasparenza del Consiglio regionale della settimana scorsa, l’opposizione di sinistra ha attaccato a testa bassa Massimo Canu, direttore generale dell’Asp Sant’Alessio, di Fratelli d’Italia, chiedendone le dimissioni immediate. Colpevole, secondo loro, di una serie di disservizi denunciati anche dai genitori dei bambini utenti. Purtroppo il centrodestra non ha partecipato ai lavori della commissione e nessuno dei consiglieri della maggioranza ha fatto un solo comunicato a difesa dell’operato del dg. Mi spiace che anche i rappresentanti della Regione Lazio, che erano presenti, non abbiano detto una sola parola per confutare accuse che sanno essere infondate. Gli uffici competenti della Regione sono a conoscenza che quelle accuse non sono vere, perché hanno a disposizione tutta la documentazione possibile, a partire dalla relazione degli ispettori di pochi mesi fa che, a quel che mi è dato sapere, non ha mosso nessun rilievo all’attuale dg. Non solo, pare che le uniche obiezioni fatte dagli ispettori riguarderebbero le problematiche del salario accessorio e delle progressioni orizzontali, che sono state causate dall’amministrazione (cda e dg) precedente.

Sempre per quello che mi è dato sapere, pare che nella relazione ci sarebbe anche un giudizio fortemente critico della gestione del patrimonio da parte della sgr perché l’Asp Sant’Alessio dal 2017 ad oggi non ha ricevuto nessun dividendo, rispetto agli introiti dagli affitti percepiti dalla sgr, ma solo rimborsi spese di quote che al 31 dicembre 2024 ammonterebbero a circa 29 milioni di euro, che sono debito. Tanto che negli anni di esercizio 2020-2024 l’Asp ha prodotto un disavanzo complessivo di 27 milioni di euro. Invece di prendersela con chi ha causato il debito se la prendono con l’attuale dg che non ha firmato la richiesta di vendita per 52 milioni di euro, che l’ex commissario gli ha messo sotto gli occhi all’improvviso e a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato. Il dg andrebbe premiato per questo non messo all’indice. Che la problematica più importante del San’Alessio sia il forte indebitamento, causato dalla mancanza di ristoro da parte della sgr degli affitti introitati ogni anno, che potrebbero essere pari a quasi 5 milioni l’anno, i consiglieri regionali potrebbero capirlo se avessero voglia di legge un po’ di bilanci e delibere che sono ricavabili dal sito dell’ente.

Avrebbero potuto capirlo leggendo la delibera del consiglio di amministrazione dell’ente, dove la sinistra ha due membri su tre, del 19 novembre 2025, dove è scritto chiaro che “dall’istituzione del Fondo immobiliare Sant’Alessio – dal 2017 – ad oggi il Fondo non ha distribuito dividenti all’Asp contribuendo a causare un grave indebitamento dell’Asp medesima”. Inoltre la stessa delibera cita una relazione di un magistrato della Corte dei Conti, consulente dell’ex commissario dell’Asp, che con una nota del 29 luglio 2024 “pone in evidenza una possibile mala gestione delle società Sorgente e Castello nell’ambito del Fondo immobiliare Sant’Alessio e, pertanto, si evidenzia l’esigenza di pronte attività commissariali a tutela del pubblico erario”. Il Cda prende atto che lo studio legale, incaricato nel settembre 2024 dall’ex commissario, di redigere una due diligence sulla gestione del fondo al momento non ha mai dato seguito all’incarico, per cui incarica, con atto del dg, un altro studio per lo stesso scopo. Tutte questioni che i consiglieri regionali avrebbero potuto anche conoscere leggendo la relazione di fine mandato dell’ex commissario, inviata ai vertici della Regione e all’assessore competente nel marzo del 2025. Nella relazione c’è un capitolo dedicato alle “segnalazioni alle autorità competenti sulla gestione del Fondo Sant’Alessio da parte di sorgente sgr” nel quale si fa riferimento ad una relazione, redatta da un magistrato della corte dei conti, con una “segnalazione della situazione di grave squilibrio finanziario dell’Asp Sant’Alessio” e si parla di “fatti illeciti che potrebbero aver determinato un danno patrimoniale alla stessa Asp”.

Viene evidenziata la perdita di valore delle partecipate e si ipotizza un danno patrimoniale di 15 milioni di euro e la violazione dei compiti di vilanza e controllo sul patrimonio da parte dell’Ente (Asp) con conseguente omissione di azioni a tutela del patrimonio pubblico. Insomma una denuncia di danno patrimoniale, causata dalla gestione del patrimonio, e di omessa vigilanza da parte dell’ente, Asp ed anche della Regione, che ha la vigilanza sull’ente. Segue un elenco di presunti responsabili del danno patrimoniale. La relazione parla anche del passaggio del fondo dalla Sgr Sorgente, nel frattempo commissariata, alla Sgr Castello, senza che l’Asp abbia voluto esercitare il suo diritto a trovare una nuova sgr sul mercato. Si fa riferimento al primo finanziamento da parte di Unicredit di 25 milioni al fondo nel 2017 e di un rifinanziamento nel 2023, sempre da parte di Unicredit, di 21 milioni, con conseguente ipoteca sugli immobili del fondo a garanzia del prestito. Così come si fa riferimento all’ingresso nel 2018 nel fondo da parte dell’ente nazionale previdenza e assistenza consulenti del lavoro (Enpacl) con una partecipazione pari a 15 milioni di euro per una quota del fondo pari al 9 per cento (il 91 per cento all’Asp). Cosa che, a dire dell’ex commissario, avrebbe penalizzato le quote dell’Asp perché sarebbe stato concesso a Enpacl un tasso di interesse fuori mercato.

C’è anche un capitolo riguardante la tenuta di Presciano e il contenzioso con la Clovis, che ha omesso di pagare i canoni dovuti per l’affitto della tenuta nonostante diverse sentenze nel merito. C’è una forte critica alla sgr che avrebbe omesso di procedere a riscuotere quanto dovuto. Nella relazione è scritto chiaramente che “il fondo non ha mai distribuito utili all’Asp” cosa grave perché il regolamento di gestione prevede che la gestione del fondo è finalizzata alla messa a reddito per distribuire i proventi all’Asp per finanziare servizi ai non vedenti o ipovedenti. Ed è grave che su questo non abbia vigilato né la l’Asp né la Regione. Un capitolo della relazione è dedicato alla vendita del patrimonio per circa 10 milioni di euro da parte di Castello, a seguito della autorizzazione della Regione Lazio nel 2019. Nella relazione viene riportata una nota della Castello, che scrive al commissario per informarlo che la sgr nel periodo 2021-2023 ha venduto patrimonio per circa 10 milioni. Di questa cifra circa 3 milioni sono serviti per manutenzione ordinarie e straordinarie (dove, come, quando?), circa 2 milioni tra spese incrementative capitalizzabili (non ho ancora capito di cosa si tratta) e consulenze immobiliari e 5 milioni sono finiti nel bilancio della sgr.

Cosa questa grave e sanzionabile perché l’autorizzazione alla vendita da parte della Regione vincolava la vendita, così come prevede la legge, “alla valorizzazione del restante patrimonio immobiliare e al conseguente miglioramento dei servizi offerti alla collettività”. Tanto che giustamente l’ex commissario scrive nella relazione che “risulta evidente che il fondo abbia impiegato e speso fondi per finalità non conformi alle specifiche prescrizioni regionali”. L’ex commissario inserisce questo capitolo nella denuncia alle autorità giudiziarie ma non fa niente per revocare il conferimento del patrimonio al fondo, con l’assunzione dello stesso in capo alla Asp, a seguito di queste gravi mancanze da parte della sgr. Ed è grave che a alla luce di queste notizie neanche il nuovo Cda e l’attuale amministrazione regionale si siano mossi sino ad oggi in questa direzione.

Poi il commissario in maniera contradittoria, rispetto a quanto denunciato, dopo aver approvata nel febbraio del 2025 il cosiddetto atto di sottomissione, con il quale rende alienabile quasi tutto il patrimonio, adotta un piano di vendita del patrimonio per circa 52 milioni di euro, come previsto dal business plan della Castello approvato dal Fondo il 24 gennaio 2025, e chiede al direttore di sottoscriverlo a marzo 2025, a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato. Giustamente il direttore, che aveva poche ore per sottoscrivere la richiesta, non firma. Da tutto quello che ho scritto emerge una grave responsabilità sia dell’Asp che della Regione, che non hanno vigilato sulla gestione del patrimonio da parte della sgr. Con il paradosso che il management che ha gestito l’affidamento del patrimonio alla sgr è stato premiato e il Dg che si è opposto alla vendita per 52 milioni di patrimonio viene messo all’indice per essere cacciato. Dalla riunione della commissione trasparenza è venuta una buona notizia, quella proposta del consigliere D’Amato di una proposta di legge per istituire una commissione speciale per indagare sul Sant’Alessio. Faccio un appello al centro destra della Pisana, che governa la Regione, a sostenere questa proposta affinché la commissione faccia piena luce sulla cattiva gestione del patrimonio del Sant’Alessio. Do un consiglio non richiesto al centrodestra regionale, agisca subito a revocare la gestione del patrimonio alla sgr. Perché oggi può ancora dire che è responsabilità di quelli di prima. Ma tra un po’ sarà responsabilità anche di questa maggioranza visto che governa da tre anni.


di Donato Robilotta