mercoledì 18 marzo 2026
Torno a scrivere dell’Asp S. Alessio, l’ex Ipab dei ciechi, dopo averlo fatto con articoli-dossier nel 2022 e 2023, perché le cose non sono affatto migliorate, anzi.
Mi ha fatto riflettere una discussione sul S. Alessio avvenuta in Consiglio Regionale qualche giorno fa, con alcuni consiglieri di opposizione che hanno attaccato duramente l’attuale Direttore Generale perché secondo loro avrebbe diminuiti i servizi. Mi ha colpito però la loro affermazione di distinguere la vicenda dei servizi dalla gestione del patrimonio, della quale dovrebbero occuparsi gli uffici competenti.
Mi spiace contraddirli ma le due cose sono strettamente legate, perché senza soldi derivanti dagli affitti degli immobili il S. Alessio ha difficoltà ad erogare servizi aggiuntivi a quelli che eroga in convenzione con la Regione.
Su loro richiesta è stata poi convocata la commissione regionale Trasparenza sul S. Alessio, che a sentire Radio Pisana avrebbe l’obiettivo di portare alla revoca dell’incarico del direttore generale, che secondo qualcuno non avrebbe i requisiti per ricoprire quella carica.
Non ho elementi per entrare nella controversia sul direttore, però mi chiedo perché adesso, a quasi due anni di distanza dalla sua nomina e, soprattutto, cui prodest?
Non voglio pensare male, anche se Andreotti diceva che quasi sempre ci si azzecca, ma non vorrei che la colpa grave dell’attuale Direttore sia stata quella di non aver sottoscritta, a Marzo 2025, la richiesta di vendita del patrimonio per circa 52 milioni di euro, che l’allora commissario gli aveva sottoposto all’improvviso e a pochissimi giorni dal termine del suo mandato.
Siccome la situazione economica dell’Asp è gravissima, quasi da default, con un debito di circa 70 milioni di euro, su un patrimonio valutato dalla Società di Gestione del Risparmio (sgr) di 220 milioni di euro, non vorrei che si stia alzando un polverone sul direttore generale per coprire la mala gestione del patrimonio immobiliare e la ricerca delle responsabilità. Una cosa è certa, del debito il direttore non ha nessuna responsabilità.
Per capire la questione faccio un riepilogo.
L’Asp S. Alessio ha un immenso patrimonio di oltre 650 immobili e locali commerciali, una grande tenuta a Siena, dal valore di circa 40 mln di euro, il Casale S. Pio V, da un valore immenso, dato in affitto alla Link Campus, ora università telematica del gruppo Cepu, con un contenzioso in corso del quale nessuno ad oggi sa niente.
I vertici dell’Ipab, nominati dalla giunta precedente, nel 2017 decidono con gara di affidare la gestione del patrimonio immobiliare alla sgr Sorgente, invece di affidarlo al fondo Invimit- Regione lazio, con una valutazione per il conferimento del fondo pari a € 220 milioni di euro, a fronte di un valore di mercato, secondo me, di quasi 1 miliardo di euro.
Contestualmente all’avvio dell’operatività il Fondo gira all’Asp un finanziamento di 25 milioni avuto in prestito da Unicredit. Somma che deve essere restituita dall’Asp e che costituisce debito.
La sgr Sorgente nel 2019, dopo la richiesta della ex Ipab e l’autorizzazione della Regione, mette all’asta oltre 50 immobili, di cui 14 in via Branca a Testaccio, 5 in via Montecristo (Montesacro), 10 in via Montegiordano (Parione), 13 in vie diverse tra via Catone, via della Balduina e via di Panico, per circa 10 milioni di euro.
Per quello che ne so, 3 milioni sono serviti per manutenzioni ordinarie e straordinarie (dove, quando?), circa 1,5 milioni sono serviti per strumenti finanziari e il resto (circa 5,5 milioni) sarebbe confluito nei bilanci della sgr invece di essere trasferito all’Asp.
Il 4 ottobre 2022 l’Asp S. Alessio, nel frattempo a Sorgente alla guida della sgr è subentrata Castello, poi diventata Anima, presenta alla Regione istanza di autorizzazione per la vendita di un patrimonio pari a 60 milioni di euro (un terzo del valore dell’intero patrimonio).
Per fortuna la richiesta, senza un piano di investimenti, dopo una serie di richieste di documentazione da parte della regione, arriva a inizio del 2023 in piena campagna elettorale e la direzione servizi sociali, che ha la vigilanza, fa scadere i termini senza autorizzare (silenzio dissenso previsto dalla legge regionale). Spero che anche i miei articoli denuncia siano serviti ad evitare la vendita.
A gennaio 2023 l’Asp chiede di avvalersi di un anticipo cassa presso la propria tesoreria di 3 milioni di euro e chiude il bilancio consuntivo del 2022 con 5 milioni di euro di disavanzo.
A metà marzo del 2023, un mese dopo le elezioni della Regione che hanno portato a un cambio dell’amministrazione regionale, il fondo immobiliare Sant’Alessio, dopo il contratto di finanziamento con Unicredit di 25 milioni di euro stipulato il 31 maggio del 2017, ottiene un altro finanziamento da Unicredit di euro 21 milioni. La sgr che gestisce il fondo a garanzia dell’intero prestito di 46 milioni di euro sottoscrive una ipoteca sugli immobili del fondo, che quindi ad oggi hanno un vincolo ipotecario.
Prima della fine dell’anno 2023 il Presidente del Cda si dimette e la giunta regionale nomina un commissario. Uno dei primi atti del commissario (febbraio 2024) è quello di approvare una delibera per chiedere un anticipo di cassa dalla propria banca di 2 milioni. Inoltre a giugno 2024 il commissario approva il bilancio consuntivo del 2023 che evidenzia un disavanzo di esercizio di oltre 12 milioni di euro.
Nel frattempo il direttore dell’Asp, che ha firmato tutti gli atti di conferimento del patrimonio alla Sgr, si dimette per essere nominato dal commissario amministratore unico della fondazione contatto, nata per la gestione dei servizi, e per assumere il personale a partita iva, con fondi regionali
Il commissario, a luglio 2024, nomina il nuovo direttore dell’Asp che nel frattempo è svuotata di poteri e funzioni tanto che non ha nessun potere di vigilanza sulla fondazione.
A giugno del 2024 il commissario incarica un dirigente della Corte dei Conti (delibera 13 giugno 2024) per “la ricognizione delle cause e delle responsabilità connesse all’indebitamento dell’ente nonché al corretto utilizzo dei fondi rinvenenti dalle alienazioni del patrimonio immobiliare”.
Poi il commissario nel febbraio 2025 firma il cosiddetto atto di sottomissione con il quale toglie il vincolo di inalienabilità che c’era su gran parte del patrimonio di pregio, rendendolo quindi quasi tutto alienabile; non solo, ma a marzo 2025, a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, firma una richiesta di vendita per 52 milioni di immobili chiedendo la sottoscrizione al Direttore generale che, giustamente, si rifiuta di firmare.
A maggio 2025 la Regione nomina il Presidente e il Cda che ad agosto approva il bilancio consuntivo 2024 con un disavanzo di euro 1,5 milioni.
Il 19 novembre 2025 il nuovo Cda dell’ente mette nero su bianco che il fondo immobiliare S. Alessio dal 2017 ad oggi non ha mai distribuito dividenti all’Asp “contribuendo a causare un grave indebitamento dell’Asp medesima”.
Inoltre cita una nota di un esperto nominato dall’ex commissario che nel luglio del 2024 pone in “evidenza una possibile mala gestio delle predette società – Sorgente SpA e Castello SpA –nell’ambito del fondo immobiliare S. Alessio e pertanto evidenzia l’esigenza di pronte attività commissariali a tutela del pubblico erario”.
La stessa delibera prende atto che lo studio legale, incaricato dall’ex commissario nel settembre 2024 di fare una due diligence, dopo oltre un anno non avrebbe prodotto niente e incarica il direttore di nominare un nuovo professionista. Cosa che avviene con determina del 5 dicembre 2025.
Inoltre un fondo previdenziale che ha fatto un investimento nella sgr ha chiesto la restituzione di circa 20 milioni di euro del suo investimento.
Faccio delle brevi considerazioni finali.
Prima del conferimento del patrimonio alla sgr la gestione degli affitti portava nelle casse della Ipab circa 4 milioni di euro all’anno. In questi otto anni di gestione da parte della sgr, dal 2017 ad oggi, la Ipab non ha ricevuto nessun fondo dalla sgr per la riscossione degli affitti. Parliamo di una cifra che sarebbe ammontata a circa 30 Milioni di euro.
A fronte di questo mancato incasso l’Asp e il fondo risultano indebitati per una cifra pari a 70 milioni di euro, al netto degli interessi, con una parte del patrimonio, pari a 10 milioni, venduta senza che un solo euro sia andato nelle casse dell’Asp. Quindi 70 milioni di debito rispetto a un patrimonio valutato per circa 200 milioni.
Adesso capisco la fretta nel voler vendere il patrimonio di pregio. Spero solo che sappiano quali sono le conseguenze della vendita di un patrimonio ipotecato. Ho molti dubbi inoltre che si possa vendere patrimonio per pagare debiti. Inoltre per vendere bisogna presentare alla Regione, che deve autorizzare, un piano di investimenti in servizi. La regione ha l’obbligo di vigilare che il piano di investimenti sia rispettato.
La stampa ha riportata l’intenzione dell’ente di vendere la tenuta di Presciano, alle porte di Siena, (se non ricordo male ci dovrebbe essere una perizia dell’ex Ipab che ne stimava il valore intorno ai 40 mln di euro) e un’operazione immobiliare sul compendio di via Margutta, oltre alla vendita di altri immobili.
Per vendere la tenuta di Presciano così come il patrimonio di pregio va fatta una gara ad evidenza pubblica. Spero che a nessuno venga in mente di pensare di fare una vendita diretta con la motivazione che essendo la sgr una società privata non ha obblighi di gara ad evidenza pubblica, perché il patrimonio che la sgr gestisce è dell’Asp che è un ente pubblico.
Mi chiedo cosa abbia vigilato la Regione in questi anni che si accumulava l’indebitamento e perché non sia ancora intervenuta adesso dando direttive di revocare il conferimento del patrimonio alla sgr, ricercare le responsabilità e far pagare il debito a chi lo ha fatto.
Di questo dovrebbero discutere alla Pisana e non far finta di non vedere.
di Donato Robilotta