Pera: “Senza separare le carriere il processo accusatorio non va”

giovedì 12 marzo 2026


“La riforma mira al riequilibrio tra giudici e pubblici ministeri”. Lo afferma Marcello Pera in un’intervista alla Stampa. L’ex presidente del Senato parla del referendum sulla riforma della giustizia. “Dopo l’entrata in vigore del Codice Vassalli del 1989, la separazione dei ruoli fra giudici e pubblici ministeri era necessaria perché altrimenti non può esistere processo accusatorio o di parti”. Come sottolinea Pera, “dopo il giusto processo, la riforma costituzionale del 1999, la separazione è diventata obbligatoria, altrimenti non ci sarebbe un giudice terzo. Oggi abbiamo un ordinamento che è incompatibile con la Costituzione. Disse Giuliano Vassalli il 19 novembre 1986 in Aula: “Alla separazione dei ruoli non si pensa ancora di arrivare o se ne parla genericamente, speriamo che ci si arrivi. Ora ci siamo”. Il punto del sorteggio è forse il più indigesto per la magistratura associata. Non c’erano altri metodi per depotenziare le correnti? “Si sono tentati tanti sistemi elettorali – prosegue Pera – ma senza esito. Se si riconosce che le cosiddette correnti, che poi sono piccoli partiti politici giudiziari a fini di carriera e potere, sono una anomalia grave e perniciosa, allora il sorteggio è drastico ma equo perché cieco”.

Secondo Pera, “se la carriera dei giudici dipende dai voti dei pubblici ministeri, allora non c’è equilibrio interno. Allo stesso modo, non c’è equilibrio esterno se giudici e pubblici ministeri riuniti assieme nello stesso sindacato e nello stesso Consiglio superiore pensano di dettare legge al sovrano politico o di esserne la controparte”. Per l’ex presidente del Senato, “non c’è insofferenza verso l’indipendenza della magistratura, ma verso la tracimazione della magistratura. Personalmente sono insofferente verso le sentenze pronunciate o le indagini iniziate in nome di un diritto umanitario non scritto. Verso gli scioperi o i pronunciamenti per opporsi a Governo e Parlamento. Verso le manifestazioni davanti al presidente della Repubblica. Verso quei magistrati che si agitano nelle piazze e poi si mettono la toga e vanno in aula. Verso chi reclama autonomia e non riconosce l’autonomia del legislatore politico”.


di Manlio Fusani