La geopolitica come cabaret involontario

giovedì 12 marzo 2026


Intervenire sulla guerra in Medio Oriente richiede conoscenza, equilibrio e una cartina geografica funzionante. Angelo Bonelli, ospite de L’Aria che tira su La7, ha deciso che per pochi minuti sarebbe stato lui a stabilire le regole del gioco. Bacchetta alla mano, entusiasmo smisurato, gesti da maestro elementare: il leader di Avs ha preso il comando della trasmissione come se fosse il generale di una squadra improvvisata.

Il contesto era drammatico: attacchi, rappresaglie, tensioni tra Israele, Usa, Iran e i Paesi del Golfo. Il conduttore Parenzo, armato di pazienza e bacchetta, prova a spiegare la complessa geopolitica della regione. Bonelli, invece, decide che in quel momento lui sarebbe stato l’esperto. Peccato che il primo ostacolo fosse… la cartina. L’Egitto, punto chiave del Medio Oriente, non appariva sulla sua mappa mentale.

Può capitare, naturalmente: un lapsus visivo non è la fine del mondo. Tutti possiamo confondere capitali o regioni, soprattutto sotto i riflettori di una diretta Tv. Il problema è la combinazione esplosiva: prendi il comando della trasmissione per pochi minuti, intervieni su uno dei conflitti più complessi del pianeta e scopri che la cartina ti sfida apertamente.

Da quel momento, la scena assume toni quasi surreali: Bonelli gesticola, tuona contro Trump, prova a spiegare Siria, Arabia Saudita e alleanze internazionali… tutto mentre il pubblico osserva incredulo. È la geopolitica come cabaret involontario: serietà globale mischiata a sketch comico, bacchetta in mano e cartina ribelle.

Va riconosciuto, però, un merito: Bonelli ha coraggio. Si alza, prende il comando, prova a guidare la puntata. Ma quando intervieni spesso sulla guerra in Medio Oriente, anche solo per pochi minuti, il minimo indispensabile è prepararsi. La cartina non è un optional, il Cairo non è un miraggio, e conoscere almeno le basi non guasta. Altrimenti, l’unica guerra che combatti è contro il buon senso del pubblico.

In sintesi, Bonelli non è un villain, ma il suo sketch involontario è esilarante e istruttivo: la passione da sola non basta. La prossima volta, prima di alzarsi e prendere il comando della trasmissione, una rapida occhiata alla cartina e qualche ripasso di geopolitica potrebbero risparmiarci cinque minuti di cabaret internazionale.


di Claudia Conte