mercoledì 11 marzo 2026
È stato diffuso un comunicato sul referendum dalla Provincia italiana dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, che si sono schierati per il “No” con motivazioni piene di pressappochismo, senza entrare nel merito della riforma e della tragica realtà di giustizia negata in Italia, al cui grido disperato evidentemente non tutti sono così sensibili. Nel paragrafo intitolato “il nostro orientamento” si legge: “Consapevoli della complessità del dibattito in corso, come Missionari Comboniani riteniamo che, in questa fase storica, le ragioni a favore della conservazione dell’assetto costituzionale attuale siano molto più solide e convincenti di quelle a sostegno della riforma proposta”. Peccato che le ragioni valoriali e tecniche del loro “No” non sono pervenute, né si legge dove la riforma sbaglierebbe e perché: siamo quindi di fronte a una presa di posizione senza prese di coscienza, con pregiudizi verso il governo Meloni.
Conservare nebulosamente l’assetto attuale, di fronte al neocorporativismo delle correnti giudiziarie, significa voltarsi dall’altra parte rispetto alle necessità dolenti della realtà, e significa pure imboccare immobilistiche vie reazionarie, allergiche al cambiamento per il bene delle persone in carne, ossa e spirito. Ma la parte più confusa del comunicato dei Comboniani è la seguente: “Invitiamo pertanto a votare No perché questa riforma rischia di indebolire quei meccanismi di equilibrio e controllo che la Costituzione ha sapientemente costruito per garantire davvero la giustizia e il bene di tutti e tutte, specialmente dei più fragili”. Di fronte a tali parole, e per il modo in cui sono state scritte, la maschera di ingenuità cade. Si è forse davanti ad una surrettizia azione politica del post-cattocomunismo, che dall’organico della sinistra striscia nell’organico dei gruppi missionari? Eravamo abituati a conoscere e apprezzare i Comboniani in quanto missionari, lontani dalle retoriche di segreteria delle politicanti partitocrazie.
Restiamo valoriali, tecnici e nel merito giuridico nonché socioculturale dei processi riformatori in corso. Con il fuorviante e stanco slogan di semplicistica e faziosa esortazione a custodire la Costituzione così come essa è stata scritta, i Comboniani – con il fronte referendario del “No” – mancano di memoria, oltre che dei necessari discernimenti sul diritto costituzionale vigente. Sul piano della memoria, infatti, occorre ricordare le tantissime modifiche che sono state effettuate al testo della nostra Carta repubblicana, secondo quanto la stessa Carta prevede di poter fare con la procedura aggravata di revisione costituzionale. Sul piano giuridico non si può mancare di notare come la riforma in questione tocca soltanto la Parte seconda della Costituzione, non toccando affatto il volto dei primi 12 articoli raggruppati in un insieme denominato “Principi fondamentali”, e nemmeno la Parte prima sui “Diritti e doveri dei cittadini”. Persino tali luoghi costituzionali, cardinali, sono stati comunque modificati o arricchiti nel corso dei diversi decenni di storia repubblicana.
Sarebbe antitetico rispetto al bene comune, richiesto dall’evidenza dei tempi in movimento, se si trattasse ogni punto del testo costituzionale allo stesso modo delle sacre scritture del Vangelo. Poco dopo l’inizio del comunicato comboniano, si legge il condivisibile invito ad andare a votare, ma con una specificazione che può risultare tendenziosa sui piani sociale e teologico. I Comboniani scrivono che disertare le urne “significherebbe abdicare alla nostra responsabilità di cittadini e, per noi cristiani, anche di credenti impegnati nel mondo per la sua trasformazione secondo i valori del Regno”. Forse non si sono accorti che la ratio della riforma è quella di liberare la giustizia dalla politica e dall’amichettismo delle nomine per correnti giudiziarie? I valori del Regno di Dio sulla giustizia sono descritti in Asaf salmo 82, dove si parla di giudizi iniqui: quelli che la riforma vuole prevenire.
di Luigi Trisolino