martedì 10 marzo 2026
Il Governo di centrodestra presieduto da Giorgia Meloni (in barba alle cosiddette femministe sempre schierate a sinistra), prima donna presidente del Consiglio dei ministri in Italia, non è stato fortunato. Infatti, la legislatura è iniziata con in corso la guerra in Ucraina e la conseguente esplosione dei prezzi dell’energia prodotta da fonti fossili come il petrolio e il gas per le sanzioni alla Federazione russa. Ha ereditato l’enorme peso finanziario della scellerata politica del reddito di cittadinanza e del superbonus 110 per cento del Governo Conte. Si tratta di elementi che hanno scassato i conti pubblici con costi, per il bilancio pubblico, prossimi ai 150 miliardi di euro. La guerra di Gaza e infine il conflitto tra gli Usa e Israele da una parte contro il Governo sanguinario degli ayatollah iraniani dall’altra. Ciò nonostante, l’Esecutivo ha saputo risanare i conti pubblici e forse per lo 0,1 per cento di sforamento (3,1 invece che 3 per cento) non riuscirà ad anticipare di un anno l’uscita dalla procedura d’infrazione per debito eccessivo dell’Unione europea.
Il Governo ha, comunque, iniziato il processo di riduzione del carico fiscale prima sulle fasce più deboli della popolazione e dal 2026 ha iniziato la riduzione della pressione fiscale sul cedo medio. Per continuare l’opera meritoria iniziata il 22 ottobre 2022 (nascita del Governo Meloni) di riduzione del peso dell’erario sulle famiglie e sulle imprese è indispensabile la conferma della coalizione di centrodestra alle elezioni politiche che si terranno nel 2027. Un passaggio cruciale sarà la vittoria del sì al referendum confermativo sulla riforma della giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo. La riforma costituzionale prevede: la separazione delle carriere tra i pubblici ministeri e i giudici; l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i magistrati requirenti e uno per quelli giudicanti; il sorteggio per i membri togati del Csm e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare. È una riforma fondamentale inseguita dal centrodestra dal lontano 1994 e che avvicinerà il nostro Paese a quelli di consolidata democrazia nel mondo. Recarsi alle urne per esprimere il proprio voto per il sì alla riforma è indispensabile per gli alleati di Governo.
La vittoria elettorale che sarebbe un ulteriore volano per la riconferma dell’attuale Esecutivo anche alle prossime elezioni politiche. Il nuovo Parlamento sarà chiamato: a confermare il processo riformatore iniziato con l’attuale Governo; modificare la governance del Paese con l’elezione diretta del capo del Governo; continuare la riduzione del peso dell’erario e eleggere un presidente della Repubblica finalmente di area moderata e conservatrice. Pertanto, l’imperativo per chi ha votato per l’alleanza che governa il Paese, è recarsi in massa alle urne. L’unica speranza che hanno i promotori del no alla riforma è il rischio di un elevato numero di astensione degli aventi diritto al voto. La sinistra, l’estrema sinistra e gli scapigliati del Movimento 5 stelle, al servizio permanente ed effettivo della casta dei magistrati, si recheranno alle urne per votare contro una riforma non per il contenuto della stessa ma per cercare di assestare un colpo al Governo più solido d’Europa. Forse non politicizzare il referendum da parte del Governo è stato un errore di valutazione.
Mancano ancora quasi due settimane all’apertura delle urne e si può ancora rimediare. I cittadini devono comprendere che la riforma è nel loro interesse e ha lo scopo essenziale di riequilibrare, nei processi penali, il ruolo della difesa che deve essere posta sullo stesso piano dell’accusa. L’avvocato degli imputati (per la nostra costituzione presunti innocenti fino a sentenza definitiva di terzo grado) devono potersi confrontare con il pubblico ministero (avvocato dell’accusa) ad armi pari. Il giudice terzo dovrà valutare sulla base delle prove che si formeranno durante il dibattimento. Chi si sentirebbe tutelato nei propri diritti in una partita di calcio dove arbitro, guardalinee, terzo uomo e addetti al var fanno parte della stessa organizzazione?
di Antonio Giuseppe Di Natale