Sansonetti e lo specchio rotto del Pd

martedì 10 marzo 2026


​C’è un fantasma che si aggira per le redazioni e le sezioni di partito: si chiama libertà di pensiero. E, a quanto pare, per una certa ortodossia del Partito Democratico, è un fantasma che fa paura. Il caso di Piero Sansonetti alla direzione de l’Unità non è solo una vicenda giornalistica, è il paradigma di una sinistra che ha scambiato l’identità con l’omologazione e il confronto con l’obbedienza.

“NON CI RAPPRESENTA”: L‘ANATEMA DEGLI INTEGRALISTI.

​Quando Sansonetti si è insediato sulla poltrona che fu di Antonio Gramsci, il coro è partito all’unisono: “Non ci rappresenta”. Come se un direttore di giornale dovesse essere un portavoce, un passacarte, o peggio, un ufficio stampa mascherato. ​L’idea che un intellettuale di sinistra possa ˗ e debba ˗ avere una voce critica sembra essere diventata un’eresia. Se non reciti il rosario stabilito dal Nazareno, se non ti allinei al “giustizialismo di rito”, sei fuori dal coro. E a sinistra, oggi, essere fuori dal coro significa essere visti come traditori.

​ IL GARANTISMO NON È DI DESTRA

​Il vero “peccato originale” di Sansonetti? Il suo garantismo senza sconti. Vederlo spesso ospite a “Quarta Repubblica” di Nicola Porro fa venire l’orticaria a chi pensa che la sinistra debba vivere in una bolla autoreferenziale. Eppure, Sansonetti porta in quegli studi una verità scomoda: si può essere profondamente di sinistra e, allo stesso tempo, denunciare le storture di un sistema giudiziario che spesso tracima i propri confini. ​La critica alla magistratura non è un attacco alle istituzioni, ma una difesa dei cittadini. E Sansonetti non usa giri di parole. Parla di “Stato etico” e di derive autoritarie della magistratura con una foga che molti dirigenti Pd sussurrano solo nei corridoi, per poi votare l'esatto opposto in aula.

VIVA CHI ROMPE L’UNANIMISMO

​La colpa di Sansonetti è quella di ricordare alla sinistra le sue radici libertarie, quelle che oggi sembrano sacrificate sull’altare di un potere che domina il Pd e che non tollera chi mette in discussione il dogma del “partito dei giudici”. Sansonetti è la dimostrazione che si può abitare la sinistra senza essere inquilini di un pensiero unico. ​E allora, viva Piero Sansonetti. Viva chi ha il coraggio di essere una voce critica in un deserto di conformismo. Viva chi non ha paura di stare “dalla parte sbagliata” della barricata ideologica pur di restare dalla parte giusta della logica e del diritto. ​La sinistra ha bisogno di critici, non di cheerleader. Se il Pd non lo capisce, il problema non è di Sansonetti, ma di un partito che ha perso la bussola della libertà.


di Alessandro Cucciolla