lunedì 23 febbraio 2026
Quella in corso dovrebbe essere la settimana decisiva. La maggioranza si prepara ad affrontare il tema caldo della legge elettorale. Come ha spiegato il deputato forzista Alessandro Battilocchio, ciascun partito del centrodestra “sta facendo sta facendo approfondimenti tecnici e simulazioni”. Si corre un po’ di più, dunque, rispetto all’idea iniziale di rimandare tutto a dopo il referendum. E questo a seguito di una serie di valutazioni non ultima anche quella dell’esito più incerto della consultazione popolare del 22 e 23 marzo. Uno schema di massima ci sarebbe. “Stiamo lavorando e siamo abbastanza avanti”, ha sottolineato uno degli sherpa. Un fatto è certo: la maggioranza è compatta sul superamento definitivo del Rosatellum, attuale sistema elettorale. Lo schema, sul quale i partiti starebbero ragionando e facendo simulazioni, è ormai sostanzialmente disegnato: via i collegi uninominali e un sistema proporzionale di collegi plurinominali con liste bloccate e premio di maggioranza per chi raggiunga almeno il 40 per cento dei consensi su base nazionale sia alla Camera che al Senato, da ripartire poi su base regionale a Palazzo Madama (per non incorrere in possibili rilievi di costituzionalità) e circoscrizionale a Montecitorio. Nelle ultime ore a spingere per un’accelerazione sarebbero soprattutto Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Più attendista la Lega che non ha mai dato il proprio avallo definitivo alla cancellazione dei collegi che, soprattutto al nord, sono per il partito di Matteo Salvini un punto nevralgico. Tra i temi ancora aperti ci sarebbero il limite di lunghezza delle liste bloccate e una possibile gradualità del premio di maggioranza se i consensi andassero molto oltre il 40 per cento. Si discute ancora sulla soglia di sbarramento, attualmente al 3 per cento per le liste singole e al 10 per cento di coalizione. E nei ragionamenti su tutti i temi aperti un elemento certamente non irrilevante è l’avvento della nuova formazione politica di Roberto Vannacci il cui peso è ancora da quantificare. Ma un altro elemento che sarebbe entrato nelle considerazioni è, appunto, anche la necessità di essere pronti qualora, in caso di esito negativo del referendum, le cose dovessero precipitare. L’obiettivo resta, comunque, quello di avere un primo via libera alle modifiche entro l’estate per chiudere poi la partita in autunno. Una volta messo a terra un testo potranno poi partire le eventuali interlocuzioni con le opposizioni che attendono una proposta unitaria della maggioranza.
di Manlio Fusani