Lo Statuto dell’Anm e le ragioni del Sì

venerdì 20 febbraio 2026


Nel corso di una dichiarazione su Radio radicale il segretario del Partito radicale Maurizio Turco ha sollevato una questione molto importante a proposito della polemica a mezzo stampa sulle dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio a proposito della trasparenza sui finanziatori del Comitato per il No. Su quelle dichiarazioni gli esponenti contrari alla riforma sono arrivati a parlare di “schedatura dell’opposizione”.

Maurizio Turco fa chiarezza su questa guerra incivile che avvelena i pozzi del referendum sulla Giustizia, rischiando di criminalizzare ogni speranza di dare all’Italia una magistratura vicina a Cesare Beccaria e non giustizialista o meramente corporativa.
Il segretario dei radicali ricorda che la Anm permette la formazione di comitati e associazioni private che siano emanazione della stessa Anm, ma vieta espressamente che l’associazione o il comitato siano prive di una sede pubblica. Ma questo punto è assolto, perché il Comitato per il No ha sede nel “Palazzaccio” della Corte di Cassazione di piazza Mazzini-Lungotevere, alias “Porto delle Nebbie”.

La seconda discriminante dello Statuto della Anm è che “si perde la qualifica di socio qualora il membro di Anm faccia parte di una associazione riservata, cioè non consenta la conoscibilità dell’elenco degli iscritti (e non è questo il caso), ma soprattutto che non consenta la conoscibilità delle fonti di finanziamento”. L’obbligo di fornire i nomi e le fonti di finanziamento non è normata da una legge parlamentare, ma paradossalmente è una regola dello stesso Statuto della Anm. Incredibile che questo punto dirimente non sia stato l’argomento di discussione di questi giorni?

Si noti che lo stesso presidente della Anm, la quale rivendica la riservatezza dei finanziatori del Comitato per No, è lo stesso che ha sottoscritto l’articolo 6 dello Statuto, secondo cui si dispone l’espulsione di tutti membri dell’Associazione della magistratura, incluso lo stesso presidente, qualora facciano parte di un comitato o altra forma associativa che non ottemperi alla esigenza di conoscibilità delle fonti di finanziamento, richiesta dall’articolo 6 dello Statuto della Anm.

Maurizio Turco, sottolinea anche un altro rischio: “Adesso ci sarà una interpretazione di quell’articolo 6, ma noi siamo per la lettera delle normative delle leggi e della Costituzione, e non per la loro interpretazione” ad usum Delphini.

L’informazione sullo Statuto della Anm è decisiva per fare luce sulle ragioni del Sì al referendum sulla Giustizia. Si capisce perché dagli uffici del ministro Nordio siano arrivate richieste che sono contenute nello stesso dettato dello Statuto Anm.
Si capisce meno perché né dal ministero né dal fronte per il Sì né da parte della stampa generalista si sia sistemato questo tassello di realtà al suo giusto posto di rilievo per smascherare le falsità di chi orienta in maniera intollerabile il pensiero delle masse. I partiti per il Sì e la stampa liberale e democratica devono molto riflettere sulla loro debolezza mediatica in questa fase.

La cosa strana è la grande canea mediatica successiva alle frasi del Ministero della Giustizia. A giudicare dalla stessa normativa Anm, sembrano essere del tutto fuori luogo, fuori tema, fuori logica e fuori di testa. Siamo dentro a un perpetuo talk show di Russia Today o in una nazione “normale”? A giudicare dall’irrefrenabile flusso corporale di origine tropicale dei media e dei front man del No, rischiamo tutti di restare imprigionati in una trasmissione di Lilli Gruber, e quindi siamo ridotti peggio di Jim Carrey in The Truman show.
Sarà pure passata tanta acqua sotto i ponti del Tevere o della Moscova, ma non cambia il metodo: gettare fumo negli occhi del cittadino minus sapiens, così che questi misconosca la differenza tra il falso e il vero e sia disorientato dalla caciara permanente dei latrinisti della verità non aumentata. In questo modo non ci si attiene mai ai fatti ma si lascia spazio a chi ama gettare fumo su occhi già ipovedenti.

I giornali giustizialisti non perseguono nulla di corretto e reale, ma si vendono più di quelli meno fantascemifici. Per questo ogni volta che si spara una panzana per distorcere un qualsiasi fatto, i tonti abboccano in massa e far trionfare le piccole e grandi ovvietà o verità diventa difficile. Speriamo che almeno nelle urne trionfi la realtà.


di Paolo Della Sala