Meloni e il “Consiglio di Pace” solo per “osservare”

mercoledì 18 febbraio 2026


Giorgia Meloni accetta di essere osservatrice al Consiglio di Pace (Board of Peace) istituito da Donald Trump, ora 47° presidente degli Stati Uniti d’America, per sorvegliare la tregua e giungere alla cessazione del conflitto a Gaza. Lo stesso capo di Stato vorrebbe trasformare, poi, questo consiglio in un’organizzazione permanente e competente su tutto il pianeta. Ciò in quanto egli giudica l’Organizzazione delle Nazioni unite ormai insufficiente.

La presidente del Consiglio italiana sarebbe stata invitata a far parte a pieno titolo del Board, ma non avrebbe accettato per un contrasto dell’iniziativa con l’articolo 11 della vigente Costituzione nazionale. La norma suona: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Quindi la nostra Nazione deve favorire le organizzazioni internazionali che si prefiggono tale finalità, ma può aderire anche a limitazioni di sovranità solo a condizioni di parità. Per questo ha potuto essere tra i promotori di tutto il processo d’integrazione europea, con cui gli Stati membri hanno costituito istituzioni sovranazionali dotate di poteri sovrani, limitanti quelli degli Stati nazionali, in condizioni, però, di assoluta uguaglianza tra loro. Questo Consiglio per la Pace, invece, limiterebbe la politica estera degli Stati aderenti a pieno titolo e sarebbe, però, sotto il pieno controllo del presidente degli Stati Uniti d’America.

Si permetta d’osservare, però, come l’Italia faccia parte, a pieno titolo e non come mera osservatrice, dell’Organizzazione delle Nazioni unite, sottoposta alla volontà di un Consiglio di Sicurezza statutariamente dominato dai suoi membri permanenti, tra i quali non c’è l’Italia. La nostra politica estera ne è condizionata in tal guisa che, quando la Repubblica di Cina, ridottasi a Taiwan, tra gli Stati fondatori dell’Onu, ne è stata estromessa per farvi entrare i comunisti occupanti il territorio cinese continentale, la nostra Nazione ha chiuso i rapporti diplomatici con essa ed ha accettato le credenziali dei comunisti, pur conservando relazioni commerciali con Taiwan. Delle due l’una: o nihil obstat acché l’Italia faccia parte a pieno titolo anche del Consiglio di Pace per Gaza, o dovrebbe ritirarsi anche dall’Onu!


di Riccardo Scarpa