Mulè: “Una legge sul fine vita entro aprile”

martedì 17 febbraio 2026


“I partiti lascino libertà di coscienza”. Lo auspica Giorgio Mulè a proposito della legge sul fine vita. “In questo ultimo anno il nostro senatore Pierantonio Zanettin ha lavorato in maniera egregia a un testo di legge, cercando una convergenza tra partiti di maggioranza e opposizione. A questo punto, ci sono le condizioni per portarla in Aula”. Lo afferma, in un’intervista alla Stampa, il vicepresidente della Camera di Forza Italia. “Si potrebbe fare anche prima di aprile, ma di mezzo c’è il referendum e allora va bene, arriviamo ad aprile, ma non oltre”, aggiunge. “Credo che lo Stato abbia un dovere di solidarietà verso chi soffre – prosegue – e che quindi debba offrire cure, sostegno e accompagnamento al fine vita. Secondo questo principio, come si può non rendere centrale il Sistema sanitario nazionale?”. Nel centrodestra in molti sostengono che lo Stato non debba provocare la morte. “Deve accompagnare alla morte – va avanti – non provocarla: è diverso”. Ma vorrebbero che lo Stato, piuttosto, insistesse sulle cure palliative. “Qui c’è un’altra grande ipocrisia”, aggiunge ancora.

“La disponibilità delle cure palliative è sopra il 30 per cento in alcune aree del Paese, ma è sotto il 5 per cento nel mio Sud. E allora è inevitabile che le famiglie cerchino, da sempre, quella che potremmo chiamare una ‘scorciatoia’ non detta, ma fatta”. Perché secondo Mulè “il suicidio assistito è qualcosa che esiste già, come dice la sentenza della Corte costituzionale e come ricorda giustamente anche Zaia. E poi, perché non si può lasciare questa materia in mano alle Regioni, ognuna con una sua legge regionale, qualcun’altra con solo delle circolari interne: non si può morire in un modo a Catania e in un altro a Milano”. Il Governo fa bene a impugnare le leggi regionali? “Impugnare non risolve nulla. Bisogna ingranare la quinta e approvare una legge nazionale. Non nascondiamoci. Anche la Chiesa ha aperto una porta su questo tema, grazie al lavoro di persone come don Vincenzo Paglia”.

Secondo Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, “questo Paese deve uscire da una grande ipocrisia: non si può far credere ai cittadini che non esista il fine vita. Esiste, in virtù della sentenza del 2019 della Consulta”. Lo afferma, sempre alla Stampa, l’ex governatore leghista. “Lo dico soprattutto – aggiunge – a chi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto, facendo credere che ci siano irresponsabili, come me, che con una sorta di blasfemia ingiustificabile coccolano questa idea dell’aiuto al suicidio. Vedo che in Parlamento c’è chi si mostra perplesso di fronte all’idea di approvare una legge, perché teme che possa spingere i malati terminali più fragili al suicidio assistito: ma proprio questa categoria di persone dovrebbe chiedere che ci siano delle regole, e non vivere nell’ipocrisia di lasciar gestire il fine vita a una sentenza della Consulta. Chi è contrario, poi, dovrebbe semplicemente avere il coraggio di chiedere una legge contro il fine vita. Ma nessuno dice niente”. 


di Manlio Fusani