venerdì 13 febbraio 2026
Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario istituzionale: il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia, nota come “Riforma Nordio”.
La consultazione segue l’approvazione parlamentare della legge costituzionale che modifica alcuni articoli della Costituzione in materia di ordinamento giudiziario, assetto delle carriere dei magistrati e disciplina interna. Non avendo ottenuto in Parlamento la maggioranza qualificata dei due terzi, la riforma deve ora essere sottoposta al voto popolare.
Ne abbiamo parlato con il professor Rocco Buttiglione, che ha offerto un’analisi approfondita dei nodi giuridici e istituzionali in gioco. La modifica più rilevante riguarda la separazione costituzionale tra giudici e pubblici ministeri. Attualmente appartengono allo stesso ordine giudiziario e possono, in determinati casi, passare da una funzione all’altra. Per i sostenitori del Sì, questa distinzione rafforzerebbe l’imparzialità del giudice, evitando qualsiasi percezione di contiguità culturale con l’accusa. Per i critici, invece, si rischia di indebolire l’unità dell’ordine giudiziario, principio considerato uno dei cardini della Costituzione repubblicana.
Altro punto centrale è la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Buttiglione ha spiegato che l’argomentazione dei promotori è di natura sistematica: se le carriere sono separate, anche l’organo di autogoverno dovrebbe esserlo, per evitare sovrapposizioni e conflitti di interesse. Tuttavia, parte della dottrina giuridica teme che la divisione possa produrre una differente configurazione dell’autonomia dei pubblici ministeri, esponendoli maggiormente a pressioni esterne, dirette o indirette.
La riforma introduce inoltre una Alta Corte disciplinare per i magistrati, separata dall’attuale sistema in cui le funzioni disciplinari sono esercitate nell’ambito del Csm.
Un tema sollevato durante l’intervista riguarda la complessità tecnica della riforma.
Buttiglione ha evidenziato come la difficoltà di comprensione possa incidere sulla qualità del dibattito pubblico. In un referendum costituzionale senza quorum, l’informazione consapevole degli elettori diventa ancora più cruciale per la legittimazione democratica del risultato.
Come ha concluso il professor Buttiglione, la qualità della democrazia dipende dalla capacità dei cittadini di informarsi in modo serio e approfondito, soprattutto quando sono chiamati a decidere su modifiche costituzionali. La posta in gioco non è solo una riforma, ma l’architettura stessa della giustizia nella Repubblica.
di Vanessa Seffer