giovedì 12 febbraio 2026
Il velo di nebbia che per trent’anni ha avvolto la strage di via D’Amelio sembra diradarsi sotto i colpi di audizioni parlamentari che non lasciano spazio a interpretazioni di comodo. L’intervento del procuratore Salvatore De Luca presso la Commissione parlamentare antimafia segna un punto di non ritorno: un atto d’accusa durissimo contro quella “disinformazione” che, abusando spesso del servizio pubblico, continua ad alimentare piste alternative prive di riscontro, calpestando la memoria di chi ha pagato con la vita.
IL “J’ACCUSE” DI DE LUCA: TRA ETICA E VERITÀ
Il procuratore De Luca non ha usato giri di parole. Il suo è stato un intervento volto a smontare pezzo dopo pezzo i “castelli di carte” costruiti su suggestioni ideologiche piuttosto che su prove documentali. De Luca ha ribadito di essere pronto a pagare un prezzo elevato per la sua ricerca della verità, dedicando il proprio lavoro ai figli di Paolo Borsellino. Le parole del senatore Gasparri a margine dell’audizione sono state al vetriolo contro quella che definisce la scuderia di “Ranucci, Mondani e company”, colpevoli di alimentare “piste nere” che, lungi dal fare chiarezza, sembrano finalizzate a oscurare i fatti certi emersi dalle carte processuali.
Chiara Colosimo: “C’è ancora qualcuno che vuole depistare?”. La presidente della Commissione, Colosimo, ha colto i due nervi scoperti emersi dall’audizione, definendoli cruciali per il prosieguo dei lavori:
1) Il tradimento e il “nido di vipere”: il richiamo ai colleghi Camassa e Russo sull’amico che tradì Borsellino riporta a galla l’angoscia del magistrato poco prima della morte. Quell’espressione ‒ “Qui è un nido di vipere” ‒ risuona oggi come un monito per la Commissione: la verità va cercata innanzitutto dentro le istituzioni deviate di allora.
2) Il fantasma di Scarantino: il parallelismo fatto da De Luca tra Lo Cicero e Vincenzo Scarantino è, per Colosimo, “preoccupante”. Se Scarantino è il simbolo del più grande depistaggio della storia repubblicana, l’insistenza su certi percorsi investigativi odierni fa sorgere una domanda inquietante: c’è chi sta tentando di mettere in atto un nuovo depistaggio?
LA LINEA TRIZZINO: LEGGERE LE CARTE, NON LE SUGGESTIONI
L’audizione del procuratore De Luca si inserisce nel solco tracciato dall’avvocato Fabio Trizzino, legale della famiglia Borsellino e marito di Lucia. La sua battaglia è chiara: basta con le “verità fasulle” e i falsi pentiti. Il lavoro della Commissione Antimafia sta finalmente puntando i riflettori sull’isolamento di Borsellino e sulla volontà sistematica di non leggere le carte processuali. Documenti che “parlano e continuano a parlare”, ma che per anni sono stati ignorati a favore di narrazioni più mediatiche ma meno solide. La strada verso la verità deve essere fondata su dati certi ed elementi incontrovertibili. Non possiamo più accettare che il più grande depistaggio della storia d'Italia resti senza i nomi dei suoi registi.
VERSO UNA VERITÀ INCONTROVERTIBILE
La ricerca della verità sulla strage di via D’Amelio non è un esercizio accademico né un’arena per scontri televisivi. È un debito di Stato. Il lavoro della Commissione Colosimo, confortato dalle analisi tecniche di magistrati come De Luca, punta a smantellare le “piste nere” di comodo per guardare in faccia la realtà, per quanto dolorosa essa sia. La domanda resta sospesa: chi ha ancora paura della verità documentale? Chi trae vantaggio dal continuare a seminare dubbi laddove le carte offrono certezze? La Commissione sembra intenzionata a rispondere, una volta per tutte.
di Alessandro Cucciolla