martedì 3 febbraio 2026
Contro l’eversione dei nemici del popolo
Dopo gli ennesimi tristi fatti di Torino, che hanno visto un gruppo di delinquenti politicizzati attaccare lo Stato colpendo il corpo di giovani poliziotti impegnati a presidiare la sicurezza dei cittadini, il governo Meloni è già operativo. Sul tavolo ci sono tre ipotesi: uno “scudo penale” esteso non solo per gli agenti ma anche a beneficio di altre categorie impegnate a ristabilire l’ordine pubblico; un fermo preventivo di non meno di 12 ore per i facinorosi con precedenti penali specifici che si recano a manifestare; lo stop alla vendita di coltelli ai minori.
Mentre Giorgia Meloni è impegnata a garantire la pace sociale ai cittadini, Ilaria Salis & compagni hanno altri tipi di impegni. Sui suoi social Ilaria Salis, in vista della manifestazione torinese del 31 gennaio, aveva condiviso il seguente invito: “Purtroppo oggi non riesco a essere a Torino, ma con il cuore sono lì con voi. Rispondere agli attacchi repressivi del Governo rilanciando sull’allargamento delle lotte sociali è la strada giusta da percorrere insieme – a Torino e in tutta Italia. Buona manifestazione a tutte!”. A seguire l’hashtag “Askatasuna”.
È preoccupante vedere che una esponente politica italiana, candidata nonché fortemente sostenuta e quindi eletta tra le fila della sinistra nel Parlamento europeo (e perciò destinataria di fondi pubblici), fomenti atteggiamenti di antagonismo, in un momento molto delicato per la stabilità interna e internazionale dell’Italia e dell’Europa intera. Più in generale, i linguaggi adottati dalle frange più radicali dell’antagonismo rosso vicino a determinati centri sociali, finiscono, a cascata, col richiamare l’istinto anarcoide di soggetti pericolosi, addestrati a minare la pace e ad offendere l’incolumità fisica dei figli del popolo appartenenti alle Forze dell’Ordine.
I teppisti che hanno preso a calci, pugni e martellate i poliziotti, i teppisti che hanno privato i cittadini della serena vivibilità urbana danneggiando beni della collettività, sono nemici del popolo. Lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato che essi “devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse e non essere trattati come compagni che sbagliano”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi li ha definiti “squadristi rossi”.
In questo contesto di sciagurata guerra urbana, iniziata dall’anti-Stato contro lo Stato-comunità (che siamo tutti noi), il governo Meloni ha scelto senza esitazioni da quale parte stare, e come agire: stare con le Forze dell’Ordine, dotandole di strumenti più robusti in punti sensibili delle città. A tal riguardo, si pensi anche al non casuale rafforzamento strumentale dei presidi di sicurezza a Roma Termini, che è stato disposto poco prima degli eventuali flussi di spostamento di sodali di Askatasuna dal centro-sud d’Italia verso Torino.
In quanto cittadini ci aspettiamo che la magistratura non si divida fra correnti e interpretazioni capziose della chiara legge penale: ci aspettiamo infatti che i magistrati applichino la legge, condannando gli evidenti fatti di violenza senza giravolte interpretative e senza illegittimi colpi di spugna. Ci aspettiamo anche che tutte le opposizioni – dalle sinistre al centro – si oppongano sempre e fattivamente (non con rapidi comunicati o telefonate) alla sciagurata guerra urbana, che il terrorismo di determinati centri sociali anti-patrioti sta innescando nella nostra Nazione. L’obiettivo delle frange più estremiste vicine a tali centri sociali è diffondere disordini sistematici. Gli anti-patrioti aspirano a minare l’ordine costituzionale, innescando violenti disordini anche nelle scuole, nelle università, negli uffici aziendali, nelle fabbriche, sui confini nazionali, sui barconi nelle acque internazionali con le telecamere puntate, e così via.
Alcuni punti di ritrovo di anarchici e rossi che ho denunciato nel luglio del 2024 sulla prima pagina di una testata nazionale, si auto-finanziavano (prima del loro dissolvimento logistico che ne è seguito) vendendo materiale testuale e fotografico stampato rudimentalmente in bianco e nero, organizzando concerti che inneggiavano al disordine, appendendo poster di esaltazione di storici anarchici ricordati per aver attentato alla vita di re ai tempi della monarchia costituzionale del trascorso regno d’Italia.
Tutti gli Italiani devono sentirsi parte attiva nella difesa della Patria, fondata su una laboriosa pace sociale e non sull’odio di quei centri sociali rossi o anarchici: ricordiamo alle sinistre più radicali che difendere la Patria è sacro dovere costituzionale del cittadino. Se le sinistre non vogliono stare in prima linea nel difenderla, almeno non creassero problemi subculturali a chi, come il governo e le Forze dell’Ordine, quella prima linea la abita convintamente.
La sicurezza è un tema complesso, e tra gli ingredienti delle politiche attive sulla sicurezza l’elemento della deterrenza è senza dubbio importante. Bene ha fatto la Meloni a garantire un apparato strumentale di tutta evidenza in diverse città italiane (Roma Termini è solo uno dei punti interessati dalla maggiore dotazione strumentale). Gli strumenti difensivi in mano all’Esercito e alla Polizia, così come gli strumenti legali sul tavolo del governo, svolgono anche una funzione preventiva del disordine, su più piani.
Lo Stato, rappresentante della comunità nazionale, c’è. Gli ultimissimi fatti violenti, da Torino a tutti i vari focolai che si stanno accendendo e che potrebbero via via espandersi nel Paese, ci preoccupano: tutti questi fatti dimostrano plasticamente quanto l’approccio del centrodestra unito sia corretto, funzionale nonché solidale con le Forze dell’Ordine e con il Paese civile. La risposta del governo Meloni appare quindi oggettivamente coerente con l’inasprirsi del clima sostanzialmente eversivo della galassia antagonista.
Chi invece si limita a commentare negativamente l’approccio governativo, utilizzando argomenti capziosamente polemici, spesso nasconde una scelta partitica interessata alla mera opposizione con il sogno di far cadere ingiustamente il governo. Tra i capziosi rientra persino la palude politica centrista che, non alleandosi con il centrodestra, si sta dimostrando incapace di incidere su tanti temi importanti per il Paese, come la sicurezza. Il cosiddetto centrismo puro o terzo polo, alla prova dei fatti, diventa puntualmente una stampella della sinistra, persino quando questa si riduce al massimalismo: si veda infatti l’attuale nichilismo tematico delle opposizioni.
Intanto, i nostri Servizi di Intelligence continuano ad operare, avvantaggiati anche dalle politiche di deterrenza e prevenzione promosse dai patrioti di governo. A Torino, a Roma Termini, in tutta Italia.
di Luigi Trisolino