venerdì 30 gennaio 2026
Matteo Salvini non accetta mediazioni. Il Ponte sullo stretto di Messina non può essere messo in discussione. Il leader della Lega e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti non è disponibile a dirottare le risorse del ponte per aiutare le tre regioni del Sud, Sicilia in testa, martoriate dall’uragano Harry. Nonostante le “valutazioni” pronunciate da Antonio Tajani a Bruxelles. Non è un mistero la posizione del segretario di Forza Italia e ministro degli Esteri. Ma la sua ipotesi “aperturista” sull’utilizzo dei fondi per i cantieri della maxi-opera ha creato parecchi malumori all’interno del Carroccio. È stato necessario l’intervento di Giorgia Meloni per mettere pace tra gli alleati di Governo. Non a caso, anche Forza Italia ha precisato che i fondi del Ponte non si toccano.
In Consiglio dei ministri, la premier ha lasciato la parola a Nello Musumeci. Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare ha delineato il quadro della situazione in Sardegna, Calabria e Sicilia ma non è entrato nel merito della quantità di fondi che saranno necessari. Si aspetta che la frana di Niscemi si assesti, che i sindaci facciano la conta dei danni e che si delinei con più certezza il perimetro delle aree su cui bisognerà intervenire. Di sicuro si attingerà al Fondo di solidarietà europeo e andrà esplorata anche la possibilità di riprogrammare i Fondi di coesione già destinati ai tre territori, opzioni di cui il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto ha già parlato con i governatori e col ministro per la Protezione civile. Ma anche sul fronte del sostegno europeo, le richieste andranno dettagliate e, ha assicurato Tajani, già si stanno preparando “le analisi e i dati della protezione civile”. Serve tempo, insomma, quello che secondo le opposizioni si sta perdendo ora come si è perso in passato.
Le minoranze chiedono che sia la premier, non il ministro, a riferire in Aula e continuano a insistere sull’inutilità del progetto del Ponte, “13 miliardi buttati” per Giuseppe Conte, di cui andrebbero restituiti almeno i fondi di coesione “scippati” a Calabria e Sicilia proprio per dirottarli sull’opera, come sottolinea il presidente dei senatori dem Francesco Boccia.
“Sono fondi per investimenti”, ha osservato Salvini difendendo a spada tratta il collegamento tra Sicilia e Calabria che già ha subito uno stop dalla Corte dei conti. Il decreto per superarne i rilievi, peraltro, poteva essere già approdato in Cdm ma si sarebbe valutato di aspettare di superare l’emergenza (e le polemiche) e nel frattempo di sistemare il testo, su cui il vicepremier, arrivato per ultimo in Cdm, si sarebbe confrontato anche oggi coi tecnici di Palazzo Chigi.
Ma Forza Italia, al di là della retromarcia ufficiale, continua a meditare una “pausa” sul Ponte. “Sono uscita dall’aula al momento del voto, per correttezza istituzionale. Ma sono d’accordo con i colleghi che hanno votato sì. Per il Ponte ci vorrà tempo, questa emergenza è adesso, la gente ha perso tutto”. Con queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista alla Repubblica, Luisa Lantieri, vicepresidente di Forza Italia dell’Assemblea regionale siciliana, ha difeso la scelta dei deputati di centrodestra che hanno chiesto di investire i fondi del Ponte sullo stretto nell’emergenza. Lantieri non è andata a Niscemi, “è giusto che siano andati Giorgia Meloni e Renato Schifani, loro possono intervenire. Ma la passerella, no”, ha sottolineato. “Non possono passare 50 anni per la ricostruzione. Il danno è stato fatto. Ma la programmazione dei fondi europei è chiara: al primo punto c’è il dissesto idrogeologico. Sapevamo tutti che tra il cambiamento climatico e i danni fatti dall’uomo, ci sarebbero stati problemi. Quei fondi non sono stati spesi”.
La vicepresidente forzista non si è nascosta. “Molta colpa sia della politica, che è chiamata ad assumersi le sue responsabilità”. Se fa ancora parte della maggioranza, la risposta è sì ma “sono arrabbiata. Da anni mi batto per la pulizia di fiumi e dighe. Ma non cambia nulla. Vanno rinnovati gli uffici, serve gente nuova, fresca, motivata”. Di tutt’altro avviso è Maurizio Lupi, leader di Noi moderati. “Alla Sicilia – ha detto – a partire da Niscemi, e a tutte le zone colpite dal ciclone Harry non servono né slogan né polemiche, ma risorse, rapidità e unità. Sollevare ora la polemica sul Ponte di Messina e proporre di utilizzare quei fondi per l’emergenza è una boutade da campagna elettorale”.
di Michele Perseni