Lasciare un segno politico

martedì 20 gennaio 2026


Lasciare un segno, in senso liberaldemocratico, non significa compiere un atto che affermi il proprio io, ma – anzi – compiere un atto che possa dissolverlo. Perché è l’atto più libero possibile, sia verso gli altri che per la libertà dell’individuo verso sé stesso. Questa è la politica che non c’è. La politica, in altre parole, intesa come l’arte di concepire il nuovo possibile. Purtroppo, nella mia città, a Frosinone, regna un deserto politico allucinante e disperato, perdente e impotente. Perché il potere è impotente, non può. Non sto parlando di Frosinone dal punto di vista amministrativo e non intendo nemmeno sul piano delle strategie o delle tattiche dettate dalle logiche di potere. Anzi, sia nel primo caso che nell’altro, lo scacchiere frusinate è caratterizzato da tutte le pedine in perfetta disposizione d’attacco e galleggianti sulla superficie del campo di battaglia. Senza ampiezza, senza profondità, senza visione politica. Un ordine apparente che produce caos e divide, spacca, polverizza. In modo che il potere dominante e, quindi, la mentalità che ne consegue possa comandare in una forma egemone. A Frosinone, sul piano cosiddetto politico, si amministra e si comanda, si occupa e si possiede, si colpisce e si reagisce, ma il vuoto di politica si diffonde ovunque. Fino al cuore delle persone.

Nel cuore della città. L’ultima recente crisi politica, in ordine di tempo, che ha colpito il Comune di Frosinone, sembra aver determinato un quadro ricomposto, ma è soltanto un equilibrio esteriore. Infatti, si tratta e quindi appare più come un assetto amministrativo, utile per chi vuole tirare a campare, piuttosto che necessario per lasciare un segno politico. Nel vuoto di Politica, non si può lasciare alcun segno politico. Non si costruisce, ma si distrugge. Certo, come avrebbe detto Giulio Andreotti, “meglio tirare a campare, che tirare le cuoia”. Però, la mia domanda è: alla città di Frosinone serve un Governo comunale che vada avanti, politicamente, parlo politicamente, tirando a campare per non tirare le cuoia? Ciascuno risponda liberamente e in maniera autonoma a tale domanda. A mio parere, si lascia davvero un segno politico lungo il cammino quando tale segno diventa semplicemente un dono, disinteressato e umile, da regalare agli altri affinché non ci appartenga, ma sia di tutti. Insomma, nel capoluogo ciociaro, nell’ordine, mancano: la politica, la visione politica e la cultura politica. E viceversa.

Quando scrivo di politica non intendo gli ideologismi, ma proprio la cultura politica necessaria alla vita umana, cioè intendo la base civile e civica da coltivare dentro di sé e in relazione con gli altri per dedicarsi a tale complessa arte umana. Sul piano amministrativo, comunque, questa consiliatura frusinate ha lasciato e lascia diverse opere alla città, opere realizzate coinvolgendo i diversi settori assessorili. Oltre al sindaco Riccardo Mastrangeli, ovviamente in prima linea, a metterci la faccia. Ed è un bel risultato. La domanda da porsi, però, è un’altra: oggi, si vive meglio a Frosinone? Perché la politica, ricordiamolo, è l’arte del vivere... meglio! Ebbene, la mia risposta è no. Perché la politica frusinate non sta lasciando alcun segno. Perché la Politica non c’è. Domina e predomina l’egoismo, che è un’espressione del potere, con la maiuscola, cioè inteso come vuoto politico, vuoto culturale, vuoto esistenziale. Perché il potere è il nulla, è il lato oscuro della forza, mi verrebbe da scrivere utilizzando una metafora cinematografica. Anzi, due: perché “il nulla che avanza” è una citazione del film La storia infinita, tanto caro alla destra italiana. In altri termini, la mia critica relativa all’esito della crisi, che ha attraversato il Comune di Frosinone e l’attuale consiliatura, non è banalmente amministrativa, non è sul gioco degli scacchi dei partiti, delle parti e dei pezzi bianchi o neri, ma sulla mancanza di concepire il nuovo possibile, cioè sulla totale mancanza di politica. Dissolvenza... Buio.


di Pier Paolo Segneri