martedì 20 gennaio 2026
La minoranza riformista del Partito democratico vive una nuova fase di affanno. Secondo la ricostruzione del Giornale, Elly Schlein va avanti nel suo progetto di liquidazione dell’idea fondativa del Pd (l’incontro tra socialisti e cattolici) con l’obiettivo di costruire una “Italia insoumise” sul modello francese, o, addirittura, una proposta politica alla Zohran Mamdani, sindaco di New York. In buona sostanza, la segretaria dem non punta su una sinistra di Governo, ma su una sinistra massimalista. Il disegno sarebbe quello marginalizzare i riformisti, affinché se ne vadano. Secondo un dem romano, “l’ascendente che esercita su Schlein la coordinatrice della segreteria Marta Bonafoni è proprio quello che le viene dalla sua purezza ideologica di femminista radicale, cosa che per la Schlein costituisce un valore in sé”. Bonafoni è una consigliera regionale del Lazio al terzo mandato, nata politicamente nella sinistra vendoliana. Infatti, era stata eletta in Regione aderendo al gruppo Sel. Sodale di Massimiliano Smeriglio poi messasi “in proprio” e radicatasi a Roma, ha fondato un movimento conoscendo sul campo Elly tanto da organizzare l’evento in cui Schlein ha annunciato la sua candidatura e tanto da diventare braccio destro e voce romana della segretaria. Come Elly, quindi, non è una “nativa dem” e incarna perfettamente una sinistra tutta Cgil, Anpi, Arci e ovviamente “pro Pal”.
Il “punto di non ritorno” della nuova strategia schleiniana sarebbe scattato quando Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e punta di diamante del fronte riformista, ha attaccato il professor Tomaso Montanari, volto tivù della sinistra movimentista. Picierno ha parlato di chi “usa il manganello digitale tra i sorrisetti di molti, anche dentro le nostre stanze”. Montanari, con la solita misura, aveva auspicato la cacciata della stessa Picierno, dell’ex ministro Graziano Delrio, del costituzionalista Stefano Ceccanti, e di “tanti altri esponenti del Pd”, rei di fare campagna per il “sì”. “Sinceramente non perdo tempo ad ascoltare quello che dice questo Montanari” commenta Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa e renziano doc. Alessandro Alfieri sostiene che “ci siano alcuni commentatori e persone esterne al Pd che potrebbero farsi i fatti propri”. Intanto, Goffredo Bettini, che secondo i bene informati è accreditato come l’ideologo del fu Campo largo, alcuni mesi fa si era dichiarato favorevole alla separazione delle carriere. Ma ieri ha fatto retromarcia, annunciando che voterà “no”. Un “no” dal significato puramente politico. “Io so solo che sui referendum non c’è mai stata disciplina di partito”, osserva Ceccanti. “La sinistra che vota sì, per il solo fatto di esistere, provoca alcune reazioni inconsulte”.
di Duilio Vivanti